PRATICANTE COMMERCIALISTA o COMMERCIALISTA PARTITA-IVA a Genova

Mansioni da svolgere:

  • Gestione della contabilità di imprese e di professionisti, con regimi sia ordinari sia semplificati;
  • Supporto nella gestione di un pacchetto clienti, con consulenza agli stessi in materia amministrativa, fiscale e societaria;
  • Predisposizione di dichiarazioni fiscali periodiche ed annuali per persone giuridiche (società di persone e società di capitali) e per persone fisiche (professionisti e ditte individuali);
  • Supporto nella redazione di bilanci IV Direttiva, con documenti collegati,
  • Compilazione e stampa registri IVA con relative liquidazioni;
  • Studi di settore;
  • Modelli 770 semplificati per ritenute su redditi da lavoro autonomo;
  • Pratiche camerali;

Altri adempimenti contabili, fiscali ed amministrativi richiesti dalla mansione.

Per info:  simonecostantini@iqmselezione.it

Come non condurre un colloquio di lavoro

11 errori da evitare…

I candidati non vengono pagati per il loro tempo.

Gli intervistatori li sono..

È considerato OK perdere tempo del candidato, ma non lo è.

Gli intervistatori arrivano alle interviste impreparati e riprendono a leggere di fronte ai candidati. Non è professionale assolutamente.

Gli intervistatori a volte Non spiegano per che tipologia di lavoro potrebbero potenzialmente essere selezionati, com’è lavorare in quella azienda, vantaggi e potenzialità.

Fanno domande come “dove ti trovi tra 5 anni”. Invece dovrebbero spiegare dove vedono la loro compagnia in 6 mesi.

Il processo richiede troppo tempo, troppi intervistatori, troppi giri di interviste.

Gli intervistatori fanno le stesse domande più e più volte, rendendo le interviste come interrogatori.

Prendi in considerazione le spese di viaggio. Non è OK essere generosi con i soldi di qualcun altro.

Non devono cercare MiniSe, delle copie.

Non assumere persone per lavorare per loro, Assumere persone con cui lavorare, persone dalle quali puoi imparare e desiderosi di imparare da te.

Invece di essere ottimisti, gli intervistatori sembrano spesso stanchi, annoiati, stressati.

Smettete di trattare i candidati come candidati.

Trattali come persone, come vorresti essere trattato tu!

PRATICANTE COMMERCIALISTA in Provincia di Trento

REQUISITI:

  • Diploma di Ragioneria e Laurea in Economia aziendale, preferibilmente ad indirizzo libera professione;
  • Abilitazione professionale da conseguire e piena disponibilità ad effettuare il praticantato presso lo Studio;
  • Minima esperienza nel ruolo maturata presso Studi professionali strutturati e modernamente organizzati;
  • Buona conoscenza della contabilità e del bilancio;
  • Conoscenza dell’IVA e del Testo unico delle imposte sui redditi;
  • Capacità analitiche, rigore, precisione;
  • Capacità ed abitudine a lavorare sotto stress ed in tempi ridotti;
  • Ottime capacità relazionali e comunicative;
  • Persona motivata, ordinata, riservata, educata e autonoma;
  • Responsabilità e flessibilità oraria nei periodi di maggior carico lavorativo;
  • Forte motivazione ad un’ulteriore crescita personale e professionale all’interno dello studio, finalizzata ad associarsi allo stesso;
  • Ottimo uso PC, pacchetto Office; -Conoscenza di TeamSystem;

I candidati interessati sono invitati ad inviare il proprio CV all’indirizzo mail: silviahuber@iqmselezione.it (citando il riferimento 17091803/IQM) La selezione rispetta il principio delle pari opportunità (L. 903/77).

CONTABILE DI STUDIO a Genova

Requisiti richiesti: 

  • Consolidata esperienza nel ruolo, maturata presso Studi professionali di livello strutturati;
  • Ottima conoscenza della contabilità e del bilancio;
  • Conoscenza dell’IVA e del Testo unico delle imposte sui redditi;
  • Flessibilità;
  • Ottime doti di problem solving;
  • Ottime capacità relazionali e comunicative;
  • Capacità ed abitudine a lavorare sia in autonomia sia in team;
  • Interesse ad aggiornamenti professionali;
  • Ottimo uso PC, pacchetto Office: Word, Excel, posta elettronica;
  • Conoscenza dei più diffusi gestionali;
  • Preferibile conoscenza di TeamSystem;
  • Costituirà titolo preferenziale la conoscenza della lingua inglese, scritta e parlata;
  • Domicilio a Genova o nell’immediato hinterland e comunque in aree limitrofe allo Studio; eventualmente automunito/a.

Inserimento: Immediato Inquadramento e retribuzione: contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, full-time, con adeguato periodo di prova. Retribuzione da concordare in base alle capacità e le esperienze effettivamente maturate.

I candidati interessati sono invitati ad inviare il proprio CV all’indirizzo simonecostantini@iqmselezione.it La selezione rispetta il principio delle pari opportunità (L. 903/77).

Candidarsi!

Tutte le aziende sono sempre propense a valutare le candidature spontanee.

La candidatura spontanea è una modalità unica per catturare i talenti più interessanti.

Soprattutto permette di poter mettere sotto contratto qualcuno che vuole realmente lavorare per quella realtà, una persona che ha come obiettivo quell’azienda. E non c’è niente di meglio di avere persone che amano il proprio lavoro e il contesto dove operano.

Ma la candidatura spontanea è anche un rischio. Bisogna presentarsi bene, colpire subito l’attenzione del recruiter e dimostrare con i fatti di poter meritare quel posto di lavoro.

Non solo il curriculum

Ciò che spesso frena gli aspiranti candidati è la mail di presentazione che introduce il proprio curriculum. Cosa bisogna scrivere in un caso del genere? In tanti credono che sia sufficiente redigere un Curriculum Vitae perfetto per convincere le aziende, invece non è così.

Con una domanda sempre più elevata e un’offerta ridotta, bisogna stare attenti anche ai minimi particolari. Ed in questo caso una mail che introduca il tutto è necessaria. Poche righe che però possono fare la differenza mettendo in risalto caratteristiche personali oltre che le proprie competenze. Una vera e propria lettera di presentazione che potrebbe darvi un aiuto.

Come scrivere una lettera per la candidatura spontanea

Ovviamente non si deve scrivere una comune lettera.

Anche in questo frangente è necessario farsi notare tra gli altri.

Infatti la prima fase di selezione spesso avviene già al momento della prima lettura. Vengono smistate le lettere più interessanti (dei candidati più idonei) e le altre vengono sistematicamente scartate. Creare una lettera diviene quindi fondamentale per avere maggiori possibilità di raggiungere quel posto tanto ambito. Proprio per questo è necessario sottolineare questo punto.

Inviare una candidatura standard, con formato conosciuto e poco efficace non riceverà risposta.

Anche l’oggetto della lettera può fare la differenza

Un atteggiamento del genere denota poca attenzione, poco interesse e la necessità di fare tutto velocemente per inviare altre candidature. Insomma, tutto ciò che l’azienda non vuole da un possibile candidato. Partiamo dall’oggetto della lettera (mail in parole povere). Va indicato “Candidatura per……” seguita dall’indicazione dell’area lavorativa per la quale ci si propone. Se si conosce il nome del proprietario o del responsabile delle Risorse Umane, bisogna indirizzare la lettera alla sua attenzione.

Nessun riferimento generico. “Spett.le ditta”, “Spett.le società” o “Egregio direttore del personale” sono formule che non funzionano.

Destinatario preciso e non generico

Il destinatario deve essere preciso e non generico. Quindi o utilizzate il nome del responsabile al quale si invia la mail oppure utilizzate il nome dell’azienda. Quest’ultima soluzione sottolinea come la vostra intenzione è quella di mandare la candidatura a quella specifica azienda e non ad altre. Meglio quindi sempre personalizzare la tua lettera di presentazione. Cercate il nome della persona a cui stai inviando la candidatura (la ricerca su Google è sempre un modo semplice ed efficace).

Anche in questo modo si può capire che non è una e-mail inviata a chiunque, ma ben precisa e diretta verso un determinato obiettivo.

Passiamo ora al corpo della lettera. È fondamentale presentarsi in breve, comunicando la propria identità professionale e personale. Indicate se avete le competenze che l’azienda richiede o che sai essere necessarie. Insomma, dovete chiarire i motivi che vi hanno spinto a scrivere una lettera a quell’azienda e per quel settore. Fate emergere il perché di questa candidatura, perché proprio a quell’azienda e perché dovrebbero scegliere voi. Inoltre dovete evidenziare cosa potete dare in più al loro lavoro.

Studiate bene l’azienda, ragionate sulla candidatura. Determinate posizioni o settori richiedono specifiche competenze.

Se ne siete in possesso evidenziate questi requisiti. Allo stesso modo se avete sviluppato skills che possono tornare utili anche in questa candidatura, approfondite questo aspetto. Immaginate di dover fare un lavoro di ricerca e di studio simile a quello previsto se volete visitare un luogo. Informatevi sull’azienda, visitate il sito, date un’occhiata ai prodotti e poi inviate la candidatura. Analizzate e segnalate determinati elementi che dimostrano come la vostra lettera sia mirata e non standardizzata. Inserite dei dettagli inerenti l’azienda per cui ti stai candidando, sempre per mostrare a chi legge che sapete a chi state scrivendo e di cosa ci si occupa. In questo modo riuscirete a creare un’empatia che, con una lettera generica, non si riuscirebbe mai a creare.

Un formato ideale potrebbe essere questo: “Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il mio interesse ad un eventuale assunzione nella vostra azienda, riconosciuta realtà nel settore……. Ho un particolare interesse per l’area………, nella quale ho già maturato una prima conoscenza professionale. Come potete vedere dal curriculum allegato, dopo aver conseguito il diploma/laurea in…….., ho frequentato un corso per approfondire le conoscenze informatiche/linguistiche. Come potrete vedere dal mio CV in allegato, ho potuto maturare doti di lavoro in team e capacità di lavorare per obiettivi. In questo momento sto valutando nuove offerte di lavoro in linea con la mia preparazione e mi rendo disponibile ad un colloquio conoscitivo presso la vostra azienda. Ho visitato e navigato il vostro sito web ed ho capito che potrei essere la persona giusta per la vostra struttura”

La parte finale deve essere conclusa con cenni sulla propria personalità, il proprio carattere e i punti di forza professionali. Omaggiate con dei saluti e cercate di rivolgervi ai vostri interlocutori, adottando il “Voi”. Concludete la lettera ponendo, in basso alla stessa ed a sinistra, il luogo di scrittura, la data e a destra in basso la vostra firma per esteso. Infine, aggiungete i vostri dati di contatto: numero di telefono fisso, cellulare, eventuale fax, ed e-mail. Una volta conclusa, rileggete con attenzione per correggere eventuali errori, verificate i dati e siete pronti per inviarla.

In bocca al lupo!

Egocentrici, ma non al centro del mondo

Essere egocentrici nel lavoro, non sempre vuol dire porsi al centro del mondo (lavorativo).

Cosa si intende quindi?

Essere centrati sui propri obiettivi, ma non voler necessariamente accentrare le attività che, per contro, può risultare controproducente.

Imparare a delegare, per crescere come leader di un gruppo e far crescere il proprio team.

Non è banalmente il “non conformarsi”, bensì il cercare di affermare la propria unicità, le proprie competenze.

Individuare i propri principi, gli elementi rappresentativi di se:

Coerenza verso se stessi che diventerà punto di forza!

In un quadro nel quale le aziende si trasformano velocemente occorre farsi trovare pronti al cambiamento nel quale risiedono le opportunità migliori.

Spesso diciamo che il vero errore è non provare, perché spesso è solo sbagliando, ed essere veloce nel correggersi, che porta al miglioramento.

E quindi valorizzare il proprio egocentrismo professionale, se orientato a migliorare se stessi e il proprio team!

Essere “capo”, al di là di tutto, significa mettere insieme carie abilità e gestire persone diverse, che nel tempo possono cambiare.

A volte è giusto… ringraziare

Sicuramente lo abbiamo già fatto, ma in questo caso ci piace ripeterci.

Vogliamo ringraziare le persone a le aziende che hanno voluto credere in RespiraLavoro, che hanno contribuito e stanno contribuendo alla nostra continua crescita.

La vostra fiducia ed i nostri risultati sono il miglior riscontro possibile.

Come spesso amiamo dichiarare, la collaborazione che si instaura va al di là del mero rapporto professionale.

RedpiraLavoro è un concetto, un nuovo modo di vedere il rapporto con le persone, siano essere singole persone, piuttosto che aziende.

Il concetto alla base è talmente banale, ma quasi unico di questi tempi : la PERSONA al centro, sempre.

Solo chi sposa il nostro concetto può essere un nostro cliente; concetto purtroppo non sempre condivisi dai nostri interlocutori.

Prima di essere un rapporto professionale per noi è un incontro di concetto è metodologie.

Per questo ci permettiamo di poter SCEGLIERE i nostri clienti: infatti solo chi è allineato con noi può essere nostro cliente.

Lo sappiamo, di questi tempi è una scelta CONTROCORRENTE.

Ma abbiamo deciso di essere fedeli a noi stessi, per rispetto di voi!

E allora… RESPIRALAVORO.

Mollo tutto … e faccio solo quel che mi va!

Spesso lo si dice, ma poco spesso lo si fa…

“Lascio lavoro e città per un tour fotografico in 17 Paesi.”

“Mi licenzio dalla banca per fare lo scrittore.”

«Sfidate le regole, rinunciate alla sicurezza per inseguire i sogni. Non sarà il successo a regalarvi la felicità. Semmai il contrario: la felicità vi condurrà al successo»

Cos’hanno in comune un fotografo di San Francisco, un bancario toscano, un attore di Hollywood e una manager milanese? Non molto, in apparenza. Moltissimo, nella sostanza.

Tutti loro hanno messo al primo posto non sicurezza e benessere materiale, ma felicità e benessere interiore. Hanno trovato il coraggio di rinunciare a ciò che avevano, ma non volevano più, per inseguire quello che si erano resi conto di desiderare davvero

Ciò che l’inglese John Williams illustra nel suo libro: Mollo tutto! E faccio solo quello che mi pare (De Agostini), loro lo hanno messo in pratica. Non senza sofferenze, rinunce, paure. Ma, alla fine, trovando grandi soddisfazioni, anche di tipo economico.

Sì, perché la bella notizia è che spesso chi segue il cuore riempie anche il portafogli.

E fa riflettere una frase eloquente che arriva da Richard Branson, fondatore della Virgin, che la dice lunga: «Non mi sono messo in affari per diventare ricco, ma ho scoperto che, se ci si diverte, poi i soldi arrivano».

Ma qual è il punto di partenza di questo percorso difficile, ma anche entusiasmante?

Il primo potrebbe essere quello di focalizzare i propri obiettivi.

A volte non è necessario seguire i propri sogni, ma focalizzare ciò che si vuole, analizzando le proprie competenze con un esperto e cambiare… cambiare lavoro, scegliere una realtà diversa, magari cambiare tipo di attività, perché non è detto che quel che si sta facendo sua quel che si vuol fare.

Per questo è per molto altro RespiraLavoro può essere il tuo supporto.

Rivolgiti a noi per il bilancio delle competenze, e ti guideremo in un percorso di conoscenza delle tue competenze per la ricerca di una posizione che potenzialmente possa essere più adatta a te.

# RespiraLavoro

Coraggio

Stasera vorremmo parlare di questo:

Del coraggio.

Coraggio di riconoscere se una situazione lavorativa non stia dando le soddisfazioni desiderare,

Coraggio di fermarsi e focalizzare i propri obiettivi,

Coraggio di andare oltre, cambiare, rivedere progetti, aspettative,

Coraggio di chiedere che finalmente le tue competenze siano riconosciute, valorizzate…

Forse è il momento di cambiare atteggiamento, di metterti al centro, di farti rispettare, di fare quell’avanzamento di carriera che aspetti da tempo.

Non sai come fare, non sai come gestire la tua comunicazione, le tue ricerche… niente paura!

Ci siamo noi che con i nostri percorsi personalizzati possiamo supportarti in questo importante e decisivo viaggio, con l’assistenza di uno psicologo e di professionisti esperti in risorse umane.

Non perdere altro tempo in quella che credi la tua zona di comfort… buttati!

#RespiraLavoro

Web Reputation

La web reputation misura il SENTIMENT che la rete globale nutre nei confronti di qualcosa o di qualcuno.

Se il sentiment è negativo o poco incisivo, si può e si deve intervenire per migliorarlo nel tempo. Le strategie per il miglioramento della web reputation sono diverse e possono risultare complesse.

Come primo passo, suggeriamo di curare la propria immagine social, senza però adeguarsi agli stereotipi che ci si aspetta.

Va bene seri e professionali, ma è importante anche far trasparire la propria personalità.

E allora, lasciate comunque un vostro segno distintivo, che sia la foto, la descrizione, il modo di scrittura.

Comunque distinguetevi, con la vostra personale descrizione.

Non omologatevi… ma fate attenzione.

Per te…

Ti dedico il mio tempo…

Per ascoltare la tua storia,

Per capire le tue scelte,

Per comprendere le tue soddisfazioni,

Per ascoltare le tue delusioni,

Per condividere le tue aspettative,

Per analizzare il tuo potenziale,

Per fare un bilancio dei tuoi risultati,

Per focalizzare i tuoi obiettivi,

Per scoprire nuove opportunità,

Per trovare nuove soddisfazioni,

Per recuperare la tua autostima,

Per inseguire nuovi slanci,

Per ritrovare fiducia.

Per uno, per alcuni o per tutti questi motivi RespiraLavoro può essere al tuo fianco in questo percorso.

#RespiraLavoro

Cercare lavoro… e non essere scoperti!

Finalmente hai deciso!

Vuoi cambiare posto di lavoro.

Non ne puoi più di straordinari non pagati, promozioni promesse e mai arrivate, ferie non concesse, volevi accompagnare tuo figlio al suo primo giorno di scuola, ma non ti hanno dato il permesso!

Basta!! Decisione presa! Si cambia… si, ma come?

Adesso cominciano le paranoie… e se vengono a scoprirlo? Come cercare senza essere intercettato dalla tua azienda?

Quel che ti serve è qualcuno che lo faccia per te, senza esporti, senza farti scoprire.

Ecco allora la tua soluzione.

RespiraLavoro può garantirti la riservatezza e l’anonimato di cui hai bisogno!

E allora forza! Il tuo futuro professionale ti sta aspettando!

#RespiraLavoro

Benessere in azienda, questo sconosciuto??

Uno studio del Top Employers Institute, un ente di certificazione riconosciuto a livello globale che valuta le eccellenze di lavoro messe in atto dalle imprese, conferma una vecchia intuizione resa celebre da Henry Ford all’inizio del Novecento in America, quando iniziò l’assemblaggio in serie delle automobili: «Il capitale più straordinario che ha un’azienda non sono le fabbriche, i mezzi di produzione o le disponibilità finanziarie, ma sono i dipendenti. Il vero tesoro per un capitano d’impresa è chi lavora».

Allora ci chiediamo perché, nonostante queste ottime indicazioni, tantissimi professionisti cerchino di cambiare lavoro non tanto per le condizioni economiche e nemmeno per la distanza da casa, bensì lo vogliamo cambiare proprio perché non soddisfatti dell’ambiente di lavoro.

La ricerca di Top Emplyers, che si è svolta per cinque anni, dal 2011 al 2015, e che ha motitorato i principali indici borsistici mondiali, documentano un sensibile incremento dei titoli azionari e del fatturato nelle aziende che non snobbano i dipendenti e investono nella loro crescita.

Siamo certi che un buon contesto lavorativo sia necessario tanto nelle grandi aziende, che nelle piccole e medie.

Dunque, le aziende certificate a livello globale – che, ricordiamolo, sono quelle che investono sul personale, che adottano le migliori esperienze, procedure e azioni a favore dei dipendenti –  ottengono risultati sensibilmente migliori dell’andamento medio del mercato rispetto alle aziende che non si curano dei propri dipendenti o che li trattano come un peso e non come una risorsa.

Vorremmo davvero che le aziende si orientassero verso il benessere in azienda,ma, se il contesto in cui ti trovi non ti soddisfa, ti crea ansie e stress, ti demotiva, allora contattaci.

Ti aiuteremo a trovare una soluzione per te!

#RespiraLavoro

Perché agosto è un buon mese per cercare lavoro…

Molti pensano che agosto sia un mese poco indicato per la ricerca di un nuovo lavoro.

E invece no…

Molte aziende non chiudono affatto, anzi, possono approfittare del momentaneo calo fisiologico delle attività per prepararsi a ripartire carichi e con nuove energie, pronti per il riavvio delle attività.

E magari la nuova energia sta proprio in un profilo professionale nuovo da inserire in azienda.

Consigliamo sempre di monitorare le aziende anche nel mese di agosto, si possono trovare delle interessanti opportunità.

Qualora non sapessi come muoverti tra le molteplici proposte e siti vari di offerte di lavoro, RespiraLavoro può supportare i propri clienti nella ricerca attiva.

Mai sottovalutare le opportunità che possono nascere in periodi così particolari come agosto e dicembre…sono mesi che possono riservare interessanti sorprese!

Racconto un episodio di proprio un anno fa.

Una nota azienda cercava due profili per area IT.

Incredibilmente faticava a trovarli avendo avviato la ricerca a fine luglio.

Il motivo? Non arrivavano candidature, e lo trovavano impossibile.

La realtà è che pochi, o meglio, nessuno rispondeva all’annuncio perché è generalmente convinzione che non si avviino ricerche ad agosto.

A me è successo anche il contrario: persone, giovani soprattutto, che rinunciano alla posizione perché, cito ” ho già prenotato le vacanze”… cosa???? Scherzi, vero??? Non lavori e vai in ferie??? Mistero!!!

Comunque, detto questo, non scoraggiatevi… agosto può avere in riservo la vostra occasione!!

#RespiraLavoro

Il Linguaggio Del Corpo nel Colloquio di Lavoro

"Come affrontare al meglio un colloquio di lavoro" è da sempre uno degli argomenti più spinosi e dibattuti nell’ambito della comunicazione efficace.
Il colloquio di lavoro rappresenta un difficile esame da superare, una partita che si può vincere o perdere, un appuntamento a cui è necessario arrivare sufficientemente preparati.
Esso può essere concepito seguendo alcune fasi fondamentali:

 
1 Il contatto, momento in cui il candidato e il selezionatore si incontrano e instaurano un primo rapporto. Si tratta di un approccio relazionale generico, in cui il selezionatore si fa un’idea del candidato in base alle sensazioni provate a pelle.

2 L’esplorazione, momento in cui il selezionatore deve verificare le conoscenze e le competenze del candidato, ponendo particolare attenzione alla sua personalità. Lo scopo è quello di ottenere il maggior numero di informazioni possibili nel poco tempo a disposizione, attraverso test attitudinali, domande aperte o resoconti professionali. A questo punto del colloquio possono verificarsi due eventi: nel primo caso il selezionatore conclude la conversazione perché il candidato non rispecchia i requisiti richiesti, nel secondo caso comincia a fornire qualche spiegazione generale sulla tipologia di lavoro offerto.

3 L’informazione, momento in cui il selezionatore fornisce al candidato spiegazioni più dettagliate sulla posizione lavorativa aperta e gli chiede ulteriori chiarimenti circa le sue abilità professionali. Possono risultare utili in questa fase documentazioni come curricula, pubblicazioni o presentazioni aziendali.

4 La decisione, momento in cui il selezionatore contatterà il candidato e gli comunicherà esito del colloquio. Se non sono stati commessi errori in precedenza, quasi sicuramente l’esito del colloquio sarà positivo.

Chi si candida per conquistare un determinato ruolo dovrebbe comprendere fin dall’inizio che sta proponendo prima di tutto se stesso. “Sapersi vendere”, ovviamente in termini professionali, risulta davvero fondamentale nel processo di selezione, poiché la prima impressione è quella che conta e ci attribuisce un’etichetta più o meno positiva.
Alcune ricerche di settore hanno addirittura dimostrato che la valutazione di chi ci sta di fronte avviene al massimo entro i primi 5 minuti. Un dato significativo, non trovi?
Avere delle “buone carte” da giocare in un colloquio di lavoro può essere vantaggioso e utile, ma spesso risulta ancora più determinante ciò che il candidato esprime sul piano non verbale. Il nostro corpo è un grande strumento di comunicazione, perché ci dice chiaramente come siamo noi e come sono gli altri.
Il professor A. Mehrabian, noto psicologo statunitense, ha condotto un curioso studio sull’importanza dei diversi aspetti comunicativi nella fase di ricezione di un messaggio, dal quale sono emersi interessanti risultati: il linguaggio del corpo ha un’influenza del 55%, la comunicazione paraverbale (tono, volume, ritmo della voce) ha un’influenza del 38 %, mentre la comunicazione verbale (parole) influisce solo per il 7%.

Durante un colloquio di lavoro è importante riuscire a mantenere il pieno controllo della situazione e mostrarsi sicuri di sé, anche quando la paura cerca di prendere il sopravvento. Un candidato in grado di comunicare sicurezza attraverso un corretto linguaggio del corpo farà certamente un’impressione migliore di uno che, in preda al panico, aspetta solo di tornare a casa.
Così come possiamo prepararci per anticipare alcune possibili domande o esercitarci a gestire l’ansia da prestazione, allo stesso tempo possiamo curare e controllare i nostri movimenti, in modo da evitare quelle mosse che potrebbero infastidire i selezionatori.
Ecco la classifica – stilata da CareerBuilder – dei “10 errori più comuni” commessi in fase di colloquio e le relative percentuali di incidenza:

1) Evitare lo sguardo del selezionatore (65%)
Il contatto oculare è una delle forme di interazione interpersonale più coinvolgenti. Guardare il proprio interlocutore negli occhi ha diversi significati: può indicare attrazione sessuale, attenzione verso il discorso che si sta affrontando, atteggiamento di sfida o semplicemente sicurezza in se stessi.
Considerato il valore universalmente attribuito a questo comportamento, non sorprende che abbia il suo peso anche nei colloqui di lavoro. I candidati che reggono un adeguato scambio di sguardi pare vengano percepiti come più competenti e intelligenti rispetto a quelli che, invece, evitano di incrociare gli occhi dell’esaminatore.
Se non guardi il selezionatore negli occhi in fase di colloquio potresti dargli l’impressione di essere timido e in soggezione nel migliore dei casi, o addirittura disonesto, diffidente e falso nella peggiore delle ipotesi.
 
2) Non sorridere (36%)
Il sorriso è uno dei modi più comuni per rompere il ghiaccio, nonché un’arma molto potente ed efficace, se utilizzata in maniera appropriata. La tua disponibilità lavorativa, infatti, può essere mostrata anche tramite un sorriso.
Se ti presenti al colloquio di buon umore e con un bel sorriso darai l’idea di essere una persona serena e che ama relazionarsi agli altri anche in ambito professionale. Iniziare il colloquio con un sorriso spontaneo ti sarà utile per conquistare la fiducia e l’approvazione del selezionatore, per poi passare al successivo e tanto atteso passo dell’assunzione. Un pizzico di simpatia ti aiuterà a stemperare la tensione e ti farà apparire più cordiale davanti al selezionatore.
Sorridere in maniera finta, al contrario, sembra non essere una strategia vincente. A rivelarcelo è uno studio pubblicato sul Journal of Nonverbal Behavior, secondo il quale i candidati che affrontano un colloquio con sorrisi poco spontanei vengono giudicati falsi e quindi non meritevoli di continuare il processo di selezione.
 
3) Giocherellare con qualcosa (33%)
Se stai sostenendo un colloquio e ti senti sulle spine, non afferrare il tuo orologio come se volessi controllare lo scorrere del tempo, non toccare continuamente il meccanismo di chiusura della tua borsa, non allentare il colletto della camicia come se ti stessi strozzando. E ancora: evita di sfogare la tensione giocherellando con la cravatta o con la collana, arrotolandoti capelli, o stracciando pezzetti di carta, poiché apparirai ancora più nervoso di quanto tu non lo sia già. Non aggrapparti ai braccioli della sedia come gesto di salvataggio, ma tieni le mani aperte con i palmi rivolti verso l’alto, così da mostrare onestà e ricettività.
 
4) Assumere una cattiva postura (30%)
La posizione del corpo può essere influenzata dallo stato d’animo, dalla situazione, dalle emozioni e dalla personalità.
Tutti i colloqui vengono affrontati in posizione seduta, perciò uno degli errori più frequenti consiste nell’assumere una cattiva postura. Chi sta con la schiena reclinata indietro trasmette una sensazione di eccessiva e ingiustificata confidenza, come se si trovasse un po’ troppo a proprio agio in una situazione che invece richiederebbe formalità, attenzione e compostezza. Al contrario, chi tende ad inclinarsi in avanti comunica chiusura, insicurezza e volontà di difendersi dagli altri.
Sedute di fronte al selezionatore alcune persone mostrano ostilità, diffidenza e fastidio, creando una sorta di barriera con vari oggetti come penne o block notes. Le donne tendono ad appoggiare la borsa sulle gambe, che viene considerata in questo caso come una coperta di Linus in grado di dare loro conforto e sicurezza. Altre persone ritraggono il busto, tirando indietro anche il mento e la testa. Il movimento è di solito molto brusco ed esprime un forte disappunto rispetto a quanto espresso dalla controparte.
Cerca sempre di assumere una postura adeguata e formale durante il colloquio, dato che inciderà parecchio sull’idea che il selezionatore si farà di te. 
 
5) Dimenarsi sulla sedia (29%)
Muoversi continuamente sulla sedia mentre si sta sostenendo un colloquio, cambiando continuamente posizione, non è di certo una buona iniziativa. Hai mai notato che a volte capita di sollevarsi un attimo dalla sedia per poi sedersi ancora? In quel frangente magari ci si sistema di pantaloni o si dice che la seduta è un po’ scomoda. Questo movimento, in realtà, viene compiuto quando si è colti da una sensazione sgradevole ed è come se non si volesse più restare lì ad ascoltare. Non dare mai l’impressione di essere agitato, se davvero vuoi conquistare un posto di lavoro.
 
6) Incrociare le braccia sul petto (29%) 
Incrociare le braccia è il gesto più evidente di barriera e di chiusura, ormai è risaputo. Esso viene eseguito quando si è da soli tra estranei, quando ci si vuole difendere da qualcuno o si vogliono prendere le distanze da chi ci sta parlando. Quando assumi questa postura delle braccia durante un colloquio darai al selezionatore l’impressione di non essere predisposto all’ascolto, pertanto risulterà difficile sbloccare la situazione e procedere senza difficoltà la discussione.
 
7) Toccarsi i capelli o il viso (25%)
Mentre il selezionatore parla non passare il tempo a torturare le varie parti del tuo volto. Strofinare gli occhi, toccare il naso o il mento, mettere i capelli dietro le orecchie o giocare con la barba sono gesti ritenuti particolarmente fastidiosi da chi ci sta di fronte. Se conosci te stesso saprai di certo che in condizioni di nervosismo è probabile avere simili tic. Nel dubbio, pensa a una cosa sola: non avvicinare le mani alla faccia e tienile in una posizione adeguata.
 
8) Una stretta di mano debole (22%)
Stringere la mano è uno dei modi più consueti per entrare in contatto con un’altra persona. Porgiamo la nostra mano come forma di saluto all’inizio e alla fine di una conversazione, per presentarci a uno sconosciuto, per congratularci con qualcuno o per riappacificarci dopo una lite.
Dare una stretta di mano solida e vigorosa genera un’impressione molto positiva sull’altro, soprattutto in ambito lavorativo. Il professor G. Sewart, docente dell’Università dell’Iowa, ha osservato che l’effetto prodotto da una stretta di mano all’inizio di un colloquio si trascina per tutto il resto dell’intervista.
Il modo in cui diamo la mano parla di noi: in questo segno di saluto intervengono molte variazioni che possono dire molto sul nostro interlocutore e sul tipo di relazione che intende instaurare. Se la tua presa è molle e fiacca sei indubbiamente una persona timida, introversa, schiva, e diffidente, e di conseguenza trasmetterai sensazioni non troppo positive al selezionatore.
Cerca di lavorare su questo aspetto, perché un modo ansioso, tremolante e instabile di dare la mano potrebbe penalizzarti molto durante il colloquio.
 
9) Gesticolare troppo (11%)
Normalmente i nostri discorsi vengono accompagnati da numerosi gesti. Si tratta di movimenti che facciamo senza rendercene conto e che ci servono per enfatizzare le nostre parole. Il problema, in fase di colloquio, si presenta quando le parole non coincidono con i gesti, e a quel punto il selezionatore potrebbe smascherare possibili bugie dette dal candidato.
Se gesticolare nelle giuste proporzioni ti aiuterà rafforzare il tuo discorso, muovere le mani in modo confuso e caotico, ti farà percepire come insicuro e non troppo sincero. Non scrocchiarti le dita, non mangiarti le unghie, non metterti le mani in tasca e non tamburellare con le dita sul tavolo.
 
10) Una stretta di mano troppo energica (7%)
Se una stretta di mano debole tende ad infastidire il nostro interlocutore, lo stesso vale per una stretta di mano troppo energica. Quando la stretta di mano è eccessivamente forte e viene  prolungata per troppi secondi, il soggetto che la pratica rivela la sua natura invadente. Alcune persone stringono la mano con tale forza che sembra quasi vogliano stritolarla: tutto ciò è un chiaro segnale di caratteri troppo decisi, dominanti e arroganti. Evita questa mossa quando ti presenti al selezionatore.
 
Conclusioni
Gesti, atteggiamenti ed espressioni rivelano molto di noi, più di quanto vorremmo. Anche nei colloqui di lavoro comunichiamo quello che le parole non sanno o non vogliono dire.

 

L’importanza di ringraziare…

A un imprenditore che pensa solo al profitto e usa il lavoro dei dipendenti solo per aumentare i guadagni e li maltratta, a un dirigente che sfrutta il lavoro dei suoi sottoposti e pensa solo alla sua carriera senza conoscere le loro aspirazioni, idee, sogni, risultati, senza gratificarli: sei il passato, non andrai lontano, l'azienda è destinata al fallimento perchè il modo di condurre i dipendenti è fallimentare, perderai le Risorse Umane che ti hanno fatto realizzare i guadagni o la carriera, è solo questione di tempo. Ricorda che se per la concorrenza spietata o per una calamità perdessi le merci, lo stabilimento, i computer ma le Risorse Umane resterebbero con te, potresti ricostruire la tua azienda grazie alle tue Risorse Umane. Se invece perdessi le Risorse Umane come potresti azionare le macchine, i computer, spostare le merci, attivare la rete di vendita, la logistica, il sistema clienti-fornitori nel minor tempo possibile? 
Ringrazia e prenditi cura delle Risorse Umane, sii disponibile, dai motivazione e gratificazione, delega. Ringrazia le Risorse Umane perchè si prenderanno cura dei tuoi clienti nel miglior modo possibile.

Motivazione… tanti ne parlano, pochi la sanno trasmettere!

La motivazione è uno dei temi portanti di #RespiraLavoro.

Senza motivazione non c’è azione e senza azione non ci sono risultati.

Insomma se vuoi dare un’accelerazione al tuo percorso di crescita personale, se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi, se vuoi realizzare i tuoi sogni, hai bisogno di dosi quotidiane di motivazione.

Mi sembra una bella idea condividere 12 frasi motivazionali per ogni mese dell'anno:

1. Gennaio

“Per ogni impresa di successo, c’è qualcuno, che in passato, ha preso una decisione coraggiosa.”
Peter Drucker.

Tu sei al 100% responsabile del tuo successo; se vuoi ottenere obiettivi ambiziosi, devi prendere decisioni coraggiose.

2. Febbraio

“Fai quello che puoi, con quello che hai, nel posto in cui sei.”
Theodore Roosevelt.

Quando le cose non vanno per il verso giusto, tendiamo ad essere colti da attacchi improvvisi di… scusite. Se non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo è perché: c’è la crisi (scusa inflazionatissima), non c’erano le condizioni giuste, non eravamo in forma, era una giornata storta, nevicava, il mondo è brutto e cattivo, etc., etc.
Questo è il tipico atteggiamento del frignone, o, come direbbe lo psicologo Giulio Cesare Giacobbe nel suo saggio “La paura è una sega mentale“, questo è il tipico atteggiamento di una personalità infantile.
Le condizioni perfette non esistono: inutile che continui a procrastinare in attesa che arrivino o che tu te la prenda con il mondo intero perché non si verificano. Devi imparare a fare tutto quello che è in tuo potere, con quello che hai a disposizione, nel posto in cui ti trovi.

3. Marzo

“Tutte le cose sono difficili prima di diventare facili.”
John Norley.

Questa citazione di Norley potrebbe essere tradotta molto più semplicemente in: “nessuno nasce imparato“. C’è stato un tempo in cui Kobe Bryant non sapeva giocare a pallacanestro, Valentino Rossi non sapeva usare la frizione di una moto e Francesco Totti non sapeva neanche palleggiare.
Se sei frustrato per gli scarsi risultati che stai ottenendo, invece che arrenderti, utilizza questa frustrazione per diventare ancora più tignoso, ricordando che tutte le persone di maggior successo un tempo erano delle schiappe malefiche.

4. Aprile

“Per essere preparato domani, devi fare del tuo meglio oggi.”
H. Jackson Brown Jr.

Beh… che diamine! questa è l’essenza dell’atteggiamento anti-procrastinazione.
Come puoi solo sperare di ottenere risultati degni delle tue potenzialità, se continui a rimandare sempre a domani?!

5. Maggio

“Riunirsi insieme significa iniziare; rimanere insieme significa progredire; lavorare insieme significa avere successo.”
Henry Ford.

Gli appassionati di crescita personale sono per definizione dei bastardi individualisti (scherzo!); in realtà, circondarsi di persone di fiducia che ci ispirino continuamente a dare il meglio di noi e con cui poterci confrontare per discutere e realizzare nuove idee, è una delle migliori scelte di sviluppo personale che tu possa fare.

6. Giugno

“L’immaginazione è più importante della conoscenza.”
Albert Einstein.

Sono sicura che gli appassionati della Legge di Attrazione hanno provato un brivido di piacere dopo aver letto questa frase di Einstein! Personalmente non sono uno dei fan più accaniti di “The Secret“, ma allo stesso tempo sono profondamente convinta che immaginare i nostri obiettivi vividamente e con ardente desiderio sia un passo imprescindibile per il loro raggiungimento.
Come mi piace ripetere, il “perché“, ovvero le motivazioni che ci spingono a perseguire un determinato traguardo, è molto più importante del “come“.

7. Luglio

“Se riesci a fare le cose bene, cerca di farle meglio. Sii audace, sii il primo, sii differente, sii giusto.”
Anita Roddick.

Recentemente, in un sondaggio del Corriere leggevo che molti giovani della mia generazione preferirebbero una minore retribuzione e nessuna possibilità di carriera pur di avere un posto fisso, sicuro e vicino casa.
Non mi va di entrare in polemiche politiche e sociali di scarso valore e capisco che non tutti debbano avere la stessa dose di ambizione, ma come possiamo pretendere di essere una generazione migliore di quella dei nostri genitori, se commettiamo gli stessi errori?

8. Agosto

“Il cambiamento è la legge della vita. Quelli che guardano solo al passato o al presente, sicuramente perderanno il futuro.”
J.F. Kennedy.

Eh già… l’unica costante della vita è il cambiamento. Concordo con Kennedy per quanto riguarda il passato ed il futuro: dovremmo far riferimento al passato per non dimenticare le lezioni che la vita ci ha insegnato ed è importante focalizzarci sul futuro per dare la giusta direzione alla nostra vita.
Per quanto riguarda il presente, avrei qualche obiezione: il presente è l’unico vero momento reale che possiamo vivere e su cui possiamo intervenire con le nostre decisione, ed è per questo fondamentale. Insomma non sottovaluterei chi è in grado di vivere qui ed ora.

9. Settembre

“Ci sono due scelte fondamentali da fare nella vita: accettare le condizioni preesistenti o accettare la responsabilità di cambiarle.”
Denis Waitley.

Questa è una delle mie frasi preferite e mi ricorda tanto una citazione: “Se non c’è soluzione, perché preoccuparsi? Se c’è soluzione, perché preoccuparsi?”.
Siamo noi a rendere la vita complicata; in realtà le cose sono molto più semplici di quanto potremmo immaginare. Qualsiasi sia la situazione in cui ci troviamo, abbiamo sempre 2 possibilità: imparare ad accettare questa situazione (bada bene, che non si tratta di una sconfitta!), oppure trovare la determinazione per cambiare questa situazione.

10. Ottobre

“Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto, ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.”
Mark Twain.

…sperimenta, sbaglia, fallisci, ma non farti mai bloccare dalla paura di fallire.

11. Novembre

“C’è sempre una via per farlo in modo migliore. Trovala.”
Thomas Edison.

Indovina un po’ qual’è una delle mie definizioni preferite di efficacia: trovare la via migliore per fare un’attività. Se non stai ottenendo i risultati che desideri, questo non significa che tu non sia all’altezza o che i tuoi obiettivi siano sbagliati. Significa semplicemente che stai percorrendo la strada sbagliata.
La crescita personale è essenzialmente sperimentazione: se qualcosa non funziona, riprova con qualcosa altro.

12. Dicembre

“Non potrai mai raggiungere un reale successo a meno che tu non ami ciò che stai facendo.”
Dale Carnegie.

Se non fosse stato per Dale Carnegie ed il suo best-seller “Come trattare gli altri e farseli amici“, dubito che mi sarei avvicinata alla crescita personale!
La frase che ho riportato parla essenzialmente di passione: a quei ragazzi che vorrebbero un posto fisso, sicuro e vicino casa vorrei dire di rincorrere le proprie passioni, di trovare il proprio scopo nella vita, di fare ciò che amano trovando il modo di camparci (e ti assicuro che si può fare)

Quale è stata la tua frase preferita?

Tre metodi per essere felici sul lavoro

Avere coscienza della fortuna di avere un lavoro, qualunque esso sia, non è cosa così scontata.
Raggiungere questa consapevolezza per giunta, non è per nulla semplice.
Per questo esistono alcuni metodi che aiutano ad essere felici sul lavoro, almeno tre. In effetti, inutile negarlo, lavorare è duro, è faticoso, non sempre stimolante (per non dire noioso), a volte poco divertente e spesso stressante. Lo sapevate già? Eppure c’è chi sembra sorprendersene, lamentandosi senza tregua del proprio posto o criticando il capo ed i colleghi di continuo.
È importante capire fin da giovani cosa vuol dire lavorare ed ecco alcuni consigli per ricominciare ad apprezzare ciò che si ha.

È ovvio che non parliamo di lavori sottopagati e condizioni lavorative inaccettabili; è giusto pretendere il dovuto rispetto sul lavoro, reclamare i giusti riconoscimenti e ambire a promozioni, se meritate. Ma se alzi gli occhi al cielo ad ogni e-mail del capo, guardi in continuazione l’orologio aspettando di tornare a casa e ti lamenti di tutto, allora è il momento di cambiare questo atteggiamento superficiale e improduttivo, tra l’altro a scapito della tua stessa immagine aziendale. Se invece tieni al tuo lavoro e stai solo attraversando un periodo di scarsa motivazione, ecco allora tre metodi per essere felici sul lavoro che sicuramente ti aiuteranno a gestire al meglio difficoltà e debolezze.

1. Aumentare la soddisfazione sul lavoro

Certo pensare a tutti coloro che non hanno lavoro e farebbero carte false per prendere il nostro posto, può aiutarci a mantenere il self control nel corso di una litigata con il collega o a proteggerci da scelte avventate come quella di mollare tutto di fronte all’ennesima lavata di testa del capo. Ma per sentirsi appagati sul lavoro e affrontare le inevitabili difficoltà quotidiane serve qualcosa in più: aumentare la soddisfazione personale. È una sensazione che gioca un ruolo molto importante ed è uno stimolo più potente della retribuzione stessa. Molte persone infatti preferiscono essere soddisfatte e appagate anche se pagate meno.
Come fare per aumentare il proprio “tocco personale” in azienda? Innanzitutto porsi alcune domande: cosa so fare? cosa mi piace fare? cosa ritengo giusto fare? E dalle risposte individuare le nostre capacità, trovare le giuste motivazioni per metterle a frutto e individuare i nostri valori, indispensabili per farci apprezzare anche per la persona che siamo e non solo per ciò che facciamo.

2. Puntare alla crescita personale

Ecco un’altra causa di insoddisfazione, nonché fonte di lamentele sul lavoro: la sensazione di non crescere dal punto di vista personale e di non avere prospettive. Anche qui molto dipende da sé. Si può migliorare il proprio ruolo continuando a formarsi e specializzarsi, facendo networking con altri professionisti e fissando dei micro-obiettivi nel tempo: ad esempio riuscendo a chiudere due progetti invece di uno o scegliendo di gestire (con successo) un incarico differente, nuovo e più stimolante.

3. Cambiare prospettiva

Il lavoro dei sogni non è quello che hai in questo momento ed  anzi ti senti frustrato perché dopo anni di studi universitari ed impegno alle stelle ora svolgi un lavoro che non c’entra nulla con la tua formazione. E l’insoddisfazione aumenta. Ma a volte dare un nome ai nostri punti interrogativi aiuta a cambiare prospettiva e a trovare le risposte. In questo caso si chiamano competenze trasversali. Sono quelle che aldilà del mero aspetto nozionistico si acquisiscono con lo studio: visione d’insieme, capacità di analisi e di sintesi, di problem solving, di cultura generale. Esattamente quelle che si trovano nelle offerte di lavoro. Guarda al tuo lavoro come a un’opportunità per apprendere qualcosa di nuovo, che ti permetterà di essere più pronto e preparato nel caso arrivi il lavoro dei sogni.
Infine, tenersi stretto il proprio lavoro e farlo con il sorriso non può prescindere da un atteggiamento cordiale e positivo nei confronti dei colleghi: empatia, disponibilità e un pizzico di ironia pagano sempre.

# RespiraLavoro

Pronti, Partenza… Lavoro!

Anche quest'anno agosto è arrivato, colmo per i più di aspettative legate alla speranza di recuperare energie e ripartire carichi e sereni a settembre.

Anche noi di RespiraLavoro avremo un rallentamento delle nostre attività, ma stiamo già organizzando le agende di settembre e ottobre, che si stanno velocemente riempiendo!

Chi volesse collocarsi o ricollocarsi è bene che faccia uno sforzo prima di pensare al ferragosto.

In questa breve pausa suggeriamo di analizzare la propria situazione personale e rispondere a semplici domande:

– sono soddisfatto del mio lavoro?
– sono riconosciute le mie competenze e il mio impegno?
– sono in un ambiente lavorativo che mi motiva?
– sto lavorando?

Se le risposte sono negative, allora concediti qualche minuto, raccogli le idee e contattaci a info@respiralavoro.eu…

Ti aspettiamo!

Trovare lavoro dopo i 40 anni? Si può!

Inglesi e americani la chiamano ageism, la discriminazione che si può subire sul lavoro o in altri aspetti della vita per via dell’età avanzata.

Non è così inconsueta, se si pensa alle forme di emarginazione sociale che subiscono le donne con le rughe, o con i capelli bianchi.

Nel lavoro poi, il rischio di discriminazione per l’età, di vedersi sempre preferire trentenni fresche di master, magari senza figli, e meno costose, è ancora più concreto.

Però ci sono dei modi per risolvere quel che sembra un problema insormontabile:
come trovare lavoro superati i 40 anni.

Ecco i nostri 7 consigli.

1 Frequenta un corso di specializzazione
Se non hai una specializzazione, ma c’è un settore in cui ti senti più preparata, frequenta un corso breve per conseguire un titolo. Non c’è bisogno di tornare all’Università o pagare un costoso Master: per esempio, hai mai sentito parlare dei MOOC? I Massive Open Online Courses sono dei corsi, aperti e gratuiti disponibili in rete, pensati per una formazione a distanza che coinvolga un numero elevato di utenti.
2. Studia il mercato del lavoro
Che cosa vuole il mercato del lavoro oggi? Quali sono le figure più richieste? Sono queste le domande che dovresti porti, e subito dopo: Sarei adatta per ricoprire uno di quei ruoli? Che cosa dovrei fare per diventarlo?

3. Impara a tradurre le tue passioni in business
Se ti piace cucinare, o sei bravissima nell’ospitare le persone, non liquidarli immediatamente come passatempi. Tutto il mercato dei consumi “di conforto”, la buona cucina di una volta, l’ospitalità domestica per il turismo, stanno ricevendo una spinta enorme. Se invece la tua passione è scrivere, il web offre un vasto spazio anche ai non giornalisti! In breve: individua la tua passione, quello che ti viene bene anche senza sforzo, e cerca di capire se e come potrebbe diventare una fonte di guadagno

4. Crea una rete di contatti
Iscriversi a un social network focalizzato sul lavoro e le carriere aiuta: è un’ottima vetrina, e aiuta a creare i contatti giusti

5. Cerca un mentor

Hai mai sentito parlare dei mentor? Sono figure professionali che hanno la possibilità, riconoscendo il tuo valore, di aiutarti, darti consigli, spronarti. Non è la classica raccomandazione, è una scuola di vita che aiuta a crescere professionalmente e a credere in se stessi. Non sono soltanto i giovani, ad avere bisogno di mentorship!

6. Dimentica le tue vecchie idee sul lavoro
è un mondo che sta cambiando in fretta, e per essere al passo devi mettere da parte le tue convinzioni sul posto fisso, il full time, la rigidità di certe abitudini. Se diventi flessibile, tutto diventerà più facile

7. Nei colloqui di lavoro, affronta di petto i pregiudizi sull’età
Se finalmente ottieni un colloquio, cerca di portare l’attenzione sul tuo entusiasmo, sul valore che puoi portare nell’azienda. Questo dovrebbe far passare in secondo piano il fatto che magari il tuo probabile capo ha dieci anni meno di te…

Infine quello che diciamo sempre è:

Dopo i 40 anni non si è più così giovani da non avere esperienza, ma non si è nemmeno così vecchi da non poter imparare!
E allora forza!!

# RespiraLavoro!!

L’arte nel cercare lavoro

Da qualche tempi ho iniziato un esercizio:
a tutte le persone in cerca di lavoro che incontro chiedo come hanno fatto precedentemente a trovare lavoro (e lo chiedo per ogni esperienza riportata sul curriculum vitae).
Il risultato? Più del 90% ha trovato lavoro attraverso il passaparola o presentandosi spontaneamente (magari con un po' di "gentile" insistenza telefonica o faccia a faccia). Certo, rispondere agli annunci è ancora importante (non si può trascurare questo canale), ma è molto più probabile trovare lavoro attraverso le proprie relazioni o "scendendo in strada".
Per fare questo, però, bisogna sapere cosa si dà all'azienda, bisogna avere una strategia personale da "vendere", non si può cercare lavoro con uno slogan del tipo "cerco lavoro". Chi sei?
Personalmente, penso che il mio motto dia : Aiuto le persone a trovare lavoro e aiuto le aziende a trovare il collaboratore che abbia le caratteristiche che cercano!

I numeri di RespiraLavoro parlano chiaro: valutazione precisa del candidato, definizione della job ricercata in modo puntuale ci stanno portando a ottimi risultati.

E tu… qual è la tua "arte" nel mondo del lavoro?

Digital dipendenza.

Da un recente studio fatto, guarda caso, oltreoceano, emerge che i giovani preferiscano i videogiochi a studio o lavoro.
Placidamente accasciati in casa dei genitori, passerebbero le loro giornate davanti a consolle e videogiochi vari.
Per quanto concerne invece il vecchio continente, ad oggi, non ci sono riscontri o dati, ma chi ha figli in età post diploma potrà darci qualche testimonianza.

E quindi ci domandiamo… ma davvero i ventenni non cercano lavoro? O meglio, davvero preferiscono dipendere dai genitori piuttosto che crearsi una propria autonomia finanziaria?
Considerando anche l'ormai scarso welfare statale che, citando Boeri, presidente INPS, prospetta un allungamento degli anni di lavoro necessari per avere i requisiti per la pensione , davvero i giovani non sono coscienti del grosso pericolo che stanno correndo entrando nel mondo del lavoro sempre più tardi?

Il lavoro ci fa belli!

Ci avete mai pensato?

Tutti a dire…
Il sonno ci fa belli
Mangiare sano ci fa belli
Ridere ci fa belli…

Ok, è il momento di scriverlo… il lavoro ci fa belli!

Perché?

Perché ci fa sentire realizzati, ci permette di vivere bene, ci permette di crescere, come persona prima che come professionista!

No, non sto blaterando!

Specifico: il lavoro che ci soddisfa ci fa belli.

E allora, se quello che stai facendo ti piace, ti fa stare bene… perfetto!! Applauso!

Ma se invece ti alzi la mattina a fatica, non vedi l'ora di arrivare a sera, non sopporti più la convivenza con dei colleghi, soffri di insonnia, la domenica mattina hai già l'angoscia da rientro del lunedì… allora… allora caro lettore… è ora di cambiare.

Noi possiamo aiutarti, vogliamo aiutarti… perché ti capiamo, perché conosciamo il mondo del lavoro, perché abbiamo vissuto esattamente, precisamente quello che stai vivendo; quindi non avere indugi, chiamaci, scrivici, sfogati .. e ti aiuteremo a far si che anche a te il lavoro ti fa bello!

Istinto vs Intuito

Un antico detto recita così “ti sono state date due orecchie per ascoltare, una sola bocca per parlare”.
Non ti viene da sorridere pensando a quanto la proporzione con cui usiamo questi organi a nostra disposizione sia invertita? Parliamo spesso almeno il doppio di quanto ascoltiamo. Quando siamo assolutamente certe che quello che dobbiamo dire sia importante, parliamo addirittura sopra gli altri. Quando le nostre idee vengono messe in discussione, o ci sentiamo minacciate, parliamo spesso a vanvera, per poi irrimediabilmente pentirci di ciò che è stato detto. Eppure, quando chiudiamo la bocca e ascoltiamo, spesso scopriamo cose sul mondo e gli altri che ci lasciano stupefatte. Ma non si tratta solo di ascoltare gli altri, si tratta anche di ascoltare noi stesse. In profondità. Andando oltre la confusione che abbiamo. Ecco che questo conduce immediatamente al secondo suggerimento. Perché uno dei modi in cui puoi ascoltarti davvero è….

Fermati. Prenditi del tempo. Non fare nulla. Non chiamare al telefono. Ferma. Respira. Cammina. Guarda il cielo. Siediti su un prato. Ferma. Respira ancora. Ascolta il rumore del vento. Guarda il colore dell’erba. Annusa l’aria aperta. Ferma. Non c’è bisogno che tu faccia nulla. Sei al sicuro. Fermati… ancora e ancora. Scegli di rallentare dalla corsa frenetica che coinvolge gran parte del mondo. Scegli un altro ritmo di vita che si sintonizzi sul pulsare della vita. Fermati. Sei al sicuro nel farlo. Fossero anche pochi istanti al giorno… fermati. Infine…

A volte le persone fanno confusione. Confondono l’intuito e la saggezza che proviene da questo con l’istinto. Istinto e intuito non sono la stessa cosa. E sebbene entrambi possano essere utili in molti momenti, quello che ho imparato sulla mia pelle è che quando seguiamo le nostre intuizioni più profonde non sbagliamo mai. Quando seguiamo il puro istinto, beh, non sempre è la scelta più saggia. L’istinto è una pura reazione che abbiamo a qualcosa: utilissimo se si tratta di reagire a un incidente, se stiamo per mettere la mano sul fuoco, se senza pensare afferriamo un bambino che sta cadendo a terra, o quando non vediamo una persona cara per tanto tempo e senza pensare le gettiamo le braccia al collo, stringendola forte seguendo il puro istinto. Tuttavia l’istinto potrebbe anche farci dire o fare cose che al momento ci sembrano l’unica strada, ma che a mente lucida, non ci sembrano più delle grandi idee. L’intuito invece, ci mostra sempre una strada che tendenzialmente è buona per noi, nella stragrande maggioranza dei casi. Come puoi iniziare a distinguere un’idea che viene dall’istinto e una che viene dall’intuizione più profonda e saggia? Basandoti sulla sensazione che provi. Se quando pensi a quell’idea ci sono ancora delle cose che “non ti tornano”, della confusione, se non ne sei convinta davvero, allora potrebbe essere una buona idea non seguire l’istinto di metterla in pratica. Se la stessa idea invece, quando la pensi, ti lascia una sensazione di pace totale, lucidità quando pensi di intraprenderla, probabilmente (quasi sicuramente) viene dal tuo intuito e dalla tua saggezza.
La stessa idea può essere pertanto buona o meno buona, e la chiave che abbiamo per capire se seguirla o meno è semplice: la sensazione che abbiamo ci mostrerà sempre se è un’idea attendibile o meno…

Pressione vs Motivazione

Nel corso delle mie esperienze professionali ho incontrato sul mio percorso, quasi sempre, AD o direttori che puntavano più sulla pressione che sulla motivazione, seppur spesso mi parlassero, appunto, di motivazione.

Ebbene, mi sono sempre trovata in disaccordo con quella che definirei la "prassi" della pressione, o della "pressa", come la definisco io.

Seppur sia totalmente convinta che senza obiettivi predefiniti non si raggiungano risultati, ritengo che si dovrebbe puntare più su una buona motivazione, che su una angosciante pressione.

Come vi chiederete.

Scriveteci le vostre opinioni, la vostra potenziale idea… vi risponderemo con i nostri suggerimenti.

@respiralavoro

Insisti!


Molte volte ci si chiede cosa si debba fare per raggiungere i nostri obiettivi, avere successo, essere soddisfatti del proprio lavoro.

Spesso me lo sono chiesta, è una delle risposte è che bisogna insistere!

Si, hai letto bene! Insistere!

Perché per essere bravi, ma bravi davvero un quelli che si fa ci vuole passione, impegno e… esperienza!

E l'esperienza si acquisisce con il fare… ancora, ancora e ancora, come fosse un allenamento: allenarsi per diventare bravi, i migliori!

Se vuoi sapere come fare, se vuoi una consulenza mirata contatta @ RespiraLavoro

14 buone regole per il successo!

Kevin Kruse recentemente ha intervistato più di 200 persone di grande successo, tra cui 7 miliardari, 13 atleti olimpionici, e una miriade di imprenditori affermati. La fonte delle sue informazioni proviene da una semplice domanda aperta:“Qual è il tuo più grande segreto per essere produttivo?”
Nell’analizzare le loro risposte, Kruse ha estrapolato alcuni suggerimenti interessanti. Quelli che seguono sono alcune delle scoperte di Kevin – le mie preferite.
1. Si concentrano sui minuti, non sulle ore
La maggior parte delle persone organizza il proprio calendario a “blocchi” di mezz’ora o un’ora. Le persone di successo sanno che ci sono 1.440 minuti in un giorno e che non c’è niente di più prezioso del tempo. Il denaro può essere perso e guadagnato di nuovo, ma il tempo trascorso non può essere recuperato in alcun modo. La leggendaria ginnasta olimpica Shannon Miller ha detto a Kevin: “Ad oggi, ho un programma che è organizzato quasi minuto per minuto”. È necessario padroneggiare i minuti per padroneggiare la vostra vita.
2. Si concentrano su una sola cosa per volta
Persone ultra-produttive sanno qual è il loro compito più importante e ci lavorano per una o due ore ogni mattina, senza interruzioni. Quale compito avrà il più grande impatto sul raggiungimento dei tuoi obiettivi? Quali traguardi ti condurranno ad una promozione? Questa è la cosa a cui dovresti dedicare tutte le tue mattine.
3. Non usano i promemoria
Butta via la tua lista di cose da fare; programma tutto sul tuo calendario. Scoprirai che solo il 41% delle cose presenti nella tua lista di promemoria viene realmente completata. Questi compiti non svolti inducono stress ed insonnia a causa dell’effetto Zeigarnik, in sostanza significa che i compiti non completati rimarranno nella vostra mente fino a che non verranno portati a termine. Le persone altamente produttive mettono tutto sul loro calendario e lavorano sui loro compiti giornalieri.
4. Vincono l’indugio con il “viaggio nel tempo”
Non fidatevi di voi stessi nel futuro. Ecco perché siamo incoerenti nel tempo. Acquistiamo verdure oggi perché pensiamo di mangiare insalate per tutta la settimana; a fine settimana buttiamo via tutta la verdura marcia. Le persone di successo sanno cosa possono fare ora per assicurare a loro stessi di fare la cosa giusta nel futuro. Capisci come puoi “auto-sabotare” il tuo futuro, e trova una soluzione oggi per evitare gli errori di domani.
5. Tornano a casa per cena
Kevin ha imparato questo concetto da Andy Grove: “Ci sono sempre più cose da fare, sempre più cose che andrebbero fatte, sempre più cose che possono essere fatte”. Le persone di grande successo sanno quali sono le cose di reale valore nella loro vita. Sì, il lavoro, ma cos’altro c’è di valore? Non c’è una risposta corretta a questa domanda, ma per molti sono il tempo dedicato alla famiglia e l’allenamento. Distribuiscono i loro 1.440 minuti al giorno per le cose di reale valore (cioè le mettono sul loro calendario) e rispettano con diligenza il loro programma.
6. Utilizzano un blocco per le note
Richard Branson ha detto in più di un’occasione che non sarebbe stato in grado di costruire Virgin senza un semplice quaderno, che porta con se ovunque vada. In un’intervista, l’armatore magnate greco Aristotele Onassis ha detto: “porta sempre con te un blocco per gli appunti, scrivi tutto… Questa è una lezione da un milione di dollari che non ti insegnano nelle scuole di business!”. Le persone ultra-produttive liberano le loro menti, scrivendo su un blocco tutto quello che gli passa per la testa.
7. Inviano email solo un paio di volte al giorno
Le persone ultra-produttive non controllano le loro email in ogni momento del giorno. Non rispondono ad ogni vibrazione o “ding” per capire chi ha scritto alla loro casella di posta. Invece, come tutto il resto, programmano il loro tempo in modo da rispondere alle email in modo rapido ed efficiente. Per alcuni basta una volta al giorno, Per altri tre, non c’è una regola fissa.
8. Evitano i meeting
Quando Kevin ha chiesto a Mark Cuban di dare un consiglio sulla produttività, lui ha risposto in modo deciso: “Mai fissare incontri almeno che qualcuno non ti stia firmando un assegno”. Le riunioni sono assassine del tempo. Iniziano sempre in ritardo, coloro che vi partecipano sono le persone sbagliate, creano confusione tra gli argomenti, hanno tempi troppo lunghi. Dovresti uscire da un incontro ogni volta che ne hai l’occasione. Per fare funzionare un incontro, mantenetelo breve e andate dritti al punto.
9. Dicono “no” a quasi tutti
Il miliardario Warren Buffet afferma: “La differenza tra le persone di successo e le persone di grande successo è che queste ultime dicono “no” a quasi tutto”. James Altucher ha dato invece a Kevin questo colorito suggerimento: “Se qualcosa non è un “Diavolo, Sì!” allora è un no. “Ricorda, hai solo 1440 minuti in un giorno. Non “darti via” facilmente”.
10. Seguono la regola 80/20
Noto come principio di Pareto, nella maggior parte dei casi l’80% dei risultati ottenuti proviene dal 20% delle attività svolte. Le persone ultra-produttive sanno quali sono le attività che li portano ad ottenere grandi risultati. Focalizzati su quel 20% ed ignora il resto.
11. Delegano quasi tutto
Le persone ultra-produttive non chiedono “Come posso fare questo compito?” Si chiedono invece: “Come può essere portato a termine questo compito?” Delegano spesso i compiti da svolgere. Le persone ultra-produttive non devono avere il controllo di tutte le cose, non sono micro-manager. In molti casi “abbastanza buono” è… “abbastanza buono”.
12. Prendono in mano le cose una sola volta
Quante volte hai aperto una lettera – forse una bolletta – per poi lasciarla li e riprenderla in un secondo momento? Quante volte hai letto una email per poi’ chiuderla e riprenderla in un momento successivo? Le persone estremamente di successo provano a prendere in mano le cose una sola volta. Se questa richiede meno di 5 o 10 minuti – qualsiasi cosa sia – la fanno subito. Questo riduce lo stress, fino a che non dovranno eventualmente rileggere o rivalutare la cosa in futuro.
13. Hanno una coerente routine mattutina

La più grande sorpresa riscontrata da Kevin nelle oltre 200 interviste effettuate è che le persone di grande successo volevano condividere i loro rituali mattutini con lui. Ha ascoltato una grande varietà di abitudini personali, molti alla mattina nutrono il loro corpo con acqua, una colazione salutare ed esercizio fisico leggero; nutrono invece la loro mente attraverso la meditazione o la preghiera, letture ispiranti o giornali.
14. L’energia è tutto
Non puoi avere più minuti di quelli esistenti in una giornata, ma puoi far crescere la tua energia per aumentare la concentrazione e la produttività. Le persone di grande successo non saltano i pasti, non rinunciano alle ore di sonno, non smettono mai di produrre. Vedono i pasti come un carburante, il sonno come recupero, le pause come un’opportunità di ricaricarsi al fine di essere ancora più produttivi.
In conclusione:
Potresti non essere un imprenditore, un atleta olimpico o un miliardario, ma questi segreti potrebbero aiutarti a produrre di più in meno tempo ed assisterti nel farti sentire meno oberato di lavoro e meno sopraffatto.
Posso??? 
Quanto mi piacerebbe che alcuni di questi punti fosse applicato da qualche mio vecchio AD… utopia!

Persone di successo!

Ogni impresa ha la sua storia. E ogni grande imprenditore ha realizzato la sua scalata al successo, seguendo percorsi diversi. C’è chi, come Steve Jobs, è partito dal garage di casa, chi è andato avanti tentativo dopo tentativo, senza mai arrendersi di fronte ai fallimenti, e chi ha costruito un impero, diventando l’uomo più ricco del mondo.
Che cosa hanno in comune i fondatori delle grandi imprese? Ecco cinque caratteristiche, raccolte dal sito Entrepreneur. Ogni aspirante imprenditore può imparare dai leader.

1. Sono innovatori

I fondatori di imprese di successo sono partiti spesso da un problema o da un bisogno di mercato e hanno trovato la loro opportunità nell’offrire la soluzione. Per esempio, Jeff Bezos ha lasciato il lavoro per fondare Amazon, dopo aver notato la grande crescita nell’uso di Internet.

2. Corrono dei rischi

Quando Bill Gates e il suo amico Paul Allen hanno bussato alla porta della MITS, la società che ha prodotto uno dei primi microcomputer, dicevano di essere già al lavoro sul linguaggio BASIC e il software. In realtà non avevano ancora iniziato, ma cercavano di catturare l’interesse da parte della MITS.

3. Affrontano i problemi (e trovano soluzioni)

Richard Branson, fondatore del gruppo Virgin, ha fondato una rivista quando era ancora uno studente. Non si è fermato di fronte a niente. E, ancora giovanissimo, è riuscito a intervistare John Lennon e lo scrittore Jean-Paul Sartre. Tutto pur di fare impresa: «Non mi sono mai posto l’obiettivo di diventare ricco. Ciò che ho ricercato è il divertimento sano e la sfida». Anche James Dyson, l’inventore dell’aspirapolvere senza sacchetto, non si è mai arreso: «Ogni versione del mio aspirapolvere è nata perché dovevo sistemare un errore. Non mi sono fermato al primo fallimento, al cinquantesimo e neppure al numero 5mila».

4. Fanno ciò che amano

Come Branson, anche Larry Ellison, fondatore di Oracle, non ha iniziato a fare impresa con l’obiettivo di diventare un miliardario. Ha lasciato il college e ha imparato a sviluppare software per seguire le sue passioni. Bill Gates passava il suo tempo libero a programmare. Ecco perché avviare Microsoft è stata una scelta naturale per lui, ha seguito le sue inclinazioni.
Per persone di successo … #respiralavoro!
5. Donano agli altri
Molti imprenditori miliardari donano parte della loro ricchezza in beneficenza. Bill Gates, Larry Ellison, Warren Buffett, Mark Zuckerberg e molti altri hanno firmato un patto per donare metà della loro ricchezza in beneficenza. Qualche settimana fa il fondatore della Microsof ha dichiarato che lascerà quasi tutti i suoi beni per aiutare i più poveri.

Come auto-presentarsi ad un colloquio.

Recentemente ho adottato la tecnica ca di chiedere ai candidati di auto-presentarsi in un paio di minuti.

Di fronte a delle prestazioni non sempre eccellenti, mi sono chiesta quali fossero le reali dinamiche sottese ad una presentazione efficace. 

Ho fatto le mie personali considerazioni, che introduco a fine articolo e  sono andata alla  ricerca di uno studio scientifico sull’argomento. 

Pubblicato sul prestigioso Journal of Applied Psychology, l’articolo che uso come fonte parla delle tattiche di auto-presentazione nei colloqui di lavoro, raccogliendo i risultati di più ricerche messe a sistema.
In particolare, lo studio si concentra sul cosiddetto impression management, inteso come descrizione delle esperienze e dei conseguimenti in un’ottica positiva per elicitare una percezione di professionalità e preparazione agli occhi dell’intervistatore. Uno dei comportamenti tipici (anche incoraggiato nei colloqui) è la semplificazione, che consiste nel convincere che uno specifico comportamento sia abbastanza buono da fungere come modello per una data competenza. I candidati sono inoltre portati a dare un particolare significato, un colore, a specifici eventi del proprio percorso anche in funzione dell’aspettativa dell’intervistatore.

Un primo dato mostrato dalla ricerca è che con il crescere della strutturazione dell’intervista di selezione, le tattiche di auto-presentazione tendono ad avere un impatto minore sull’intervistatore. Tradotto: queste tattiche contano in misura maggiore quando l’intervista è più libera e i due interlocutori hanno maggiore libertà di spaziare. Di conseguenza, la dialettica e l’abilità di persuasione individuale rischiano di non funzionare bene quando ci viene chiesto di rispondere a domande precise e serrate. Ai selezionatori è infatti consigliato adottare interviste strutturate, riferiscono molte ricerche da tempo. Qui uno studio di approfondimento.

E la prima impressione quanto conta? Premettendo che un intervistatore esperto sa come allontanare i bias che sopraggiungono nell’incontro con la persona, l’apparenza fisica e il modo di vestire hanno, secondo la ricerca, un peso che può essere superiore a quello dell’impression management del candidato. Per quest’ultimo, si tratta chiaramente di un rischio: una sensazione “a pelle” negativa o comunque distonica può pregiudicare tutta l’intervista. Perciò l’impressione iniziale è il fattore che deve essere posto al sicuro per primo.

Aggiungo la mia considerazione personale: l’auto-presentazione è forse una delle poche attività puramente analogiche che ci sono rimaste. Se i social possono insegnare a trasmettere il nostro valore in modo rapido e con pochi elementi (pochi caratteri, cv minimal o tag unici), nell’allenamento per l’auto-presentazione siamo da soli con la nostra storia personale e, se necessario, tocca riprendere confidenza con noi stessi, ovvero riconoscere la responsabilità delle scelte effettuate e le conseguenze. Non è facile.

Ci sono, infine, alcune lezioni pratiche …

L’allenamento volto a presentarsi in due minuti non è mai da sottovalutare e va fatto regolarmente. Provate: per alcuni 120 secondi sembreranno un tempo troppo largo e per altri insufficiente.

Evitare l’effetto “pagina di wikipedia”: non siamo una lista di titoli ed esperienze. Alcuni elementi devono avere maggior colore e devono risultare coerenti; l’interlocutore non vuole necessariamente conoscere la nostra storia anno per anno.

Preferire ordine e parsimonia, perchè perdersi nel racconto di sé è un rischio. Inoltre occorre  essere sicuri di aver il permesso dell’intervistatore di estendere l’auto-presentazione e aprire ulteriori cassetti.

Tocca fare un’ultima precisazione: l’uso di parole come “tattiche” e “persuasione” non può assolutamente coniugarsi con tentativi di inganno dell’intervistatore, che hanno come unico effetto quello di far perdere tempo a entrambe le parti. L’accento di questo articolo è piuttosto sulla preparazione personale in vista di un colloquio di lavoro: è come andare a fare un esame. Solo che è più difficile, perché non ci si può accontentare della mera sufficienza.

Riferimenti

Barrick, M. R., Shaffer, J. A., & DeGrassi, S. W. (2009). What you see may not be what you get: relationships among self-presentation tactics and ratings of interview and job performance. Journal of Applied Psychology, Vol 94(6), Nov 2009, 1394-1411. 

Pillole sul cv – Dr. A. Sacchettini

  

Il curriculum è da sempre considerato, a ragione o torto, lo strumento di punta nella ricerca di lavoro, ragion per cui ad ogni invio di cv, corrisponde un interrogativo in merito alla reale efficacia di esso.

Vi premetto che non troverete qui di seguito la guida al curriculum perfetto, né tanto meno la panacea alla vostra ricerca di lavoro, ma alcuni degli errori più comuni che quotidianamente rilevo visionando i cv ricevuti.

Il primo aspetto che vorrei prendere in considerazione è legato al formato utilizzato per l’invio, ossia il file word, che come ben sapete può essere soggetto a modifiche volontarie o involontarie del contenuto, ragion per cui vi consiglio vivamente di inviare il vostro cv in pdf.

Altra nota dolente riguarda l’autorizzazione al trattamento dei dati, che sovente manca in molti curriculum, quindi per evitare il rischio che il vostro cv venga cestinato per motivi che non riguardano il vostro profilo professionale, fate attenzione a riportare l’autorizzazione (“Autorizzo il trattamento dei miei dati personali, ai sensi del D.lgs. 196 del 30 giugno 2003”).

Un ultimo punto che vorrei segnalarvi riguarda la cronologia delle esperienze lavorative e del percorso di studi, è infatti consigliabile partire dall’esperienza in corso (oppure dalla più recente) per poi scorrere verso quella più lontana nel tempo; stesso discorso vale per il percorso di istruzione/formazione.

A mio parere questi sono i tre punti che accomunano la maggior parte dei vari cv, ovviamente non sono gli unici aspetti da tenere in considerazione in quanto il curriculum è strettamente personale e bisogna valutare di caso in caso i vari contenuti del cv per stabilirne eventuali aspetti da modificare e/o migliorare.

In definitiva vi invito a fare un piccolo test: immedesimatevi nel lettore/ricevente del vostro curriculum e leggendolo cercate di capire se la lettura risulta fluida e soprattutto se ciò che volete trasmettere arrivi al lettore.

Lo Staff di Respira Lavoro è a vostra disposizione per una valutazione gratuita del vostro curriculum, potete contattarci all’indirizzo info@respiralavoro.eu per ricevere informazioni sui nostri servizi.

 

Ad Maiora!