QUANDO CI INCONTRIAMO…SEMPRE UNA FESTA!!

Collaboriamo da un pò ormai, ci capiamo al volo e ci divertiamo a fare le nostre riunioni prevalentemente su WhatsApp. Amiamo definirli brainstorming selvaggi e creativi.

Condividiamo pensieri e idee, sempre alla ricerca delle migliori soluzioni da poter offrire a chi crede in noi.

Ma anche a noi piace vederci, incontrarci.

E oggi ci siamo riusciti!

Condividiamo con voi la gioia di esserci incontrati…dalla foto si vede: Chiara e Simone per voi da Milano!

Buona serata.2017-02-17-photo-00000826

Gli 8 precetti di Einstein

01. Segui la tua intuizione
“La mente intuitiva e’ un dono sacro, la mente razionale e’ un fedele servo…

Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.”
02. Impara ad essere ottimista

“E’ meglio essere ottimisti e avere torto, che pessimisti e avere ragione.”
03. Scegli di essere felice

“Ogni minuto che passi arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità.”
04. Se vuoi puoi

“C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà.”
05. Vivi qui e ora

“Non penso mai al futuro, arriva così presto.”
06. Cambia i tuoi pensieri e cambierà il tuo mondo

“Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare.”
07. Ricerca l’equilibrio nel movimento

“Saper vivere è come andare in bicicletta: per mantenere l’equilibrio non bisogna mai smettere di muoversi.”
08. Adattati ai cambiamenti

“La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario.”

Quarantenni alla riscossa!!!

Quarantenni insoddisfatti della propria vita lavorativa e con un grande desiderio di cambiare, ma allo stesso tempo senza sapere da dove cominciare e perennemente in attesa di tempi migliori.

Equando la tua vita lavorativa occupa la maggior parte del tuo tempo e delle tue energie, quando non sei capace di pensare a quello che ti piace fare, allora non sei solo insoddisfatto della tua vita lavorativa, sei insoddisfatto della tua vita nella sua totalità. 

Allora sveglia, due ceffoni e sentite suonare la sveglia.

Mette  di buon umore svegliarsi  da quel topore e fa venire voglia di fare. 

Devi capire che tutto dipende da te e che puoi decidere della tua vita in qualunque momento, si tratta solo di conoscere gli strumenti giusti.

È ora di darsi una mossa… e cambiare vita!!

Contatta info@respiralavoro.eu

Come è cambiato il lavoro nel 2017…

Bisogna ammetterlo: a star seduti in un ufficio negli anni Settanta e a pensare a come sarebbe diventato il mondo del lavoro nel 2017, nessuno di noi sarebbe riuscito a immaginare tutti i cambiamenti che si sono verificati in soli 40 anni. Prima ancora di parlare di Internet però, perché non parlare anche dei vestiti, dei tipi di lavori e degli stipendi?
Tecnologia. 

La tecnologia ci ha proiettati in un futuro che 40 anni fa non era neppure immaginabile. Il computer è diventato compagno fedele delle nostre giornate soprattutto con la rivoluzione digitale introdotta da Internet. Ma che dire di smartphone e tablet, quando a stento vent’anni si comprava estasiati i primi cellulari giganti, con antenna estraibile? Senza parlare del telefono a disco che avevamo nelle nostre case anni ’70 o delle nostre mamme che in ufficio usavano la macchina da scrivere (e che per avere la duplice copia di un documento avevano bisogno della carta copiativa).
Oggi siamo noi che portiamo l’ufficio in giro, ci fermiamo in un bar con connessione wi-fi e continuiamo a lavorare tranquillamente, in attesa della call in videoconferenza…

Stipendi. 

Di certo chi ha cominciato a lavorare negli anni Settanta, un giorno stando seduto alla sedia della sua scrivania avrà pensato che gli stipendi nel 2017 sarebbero aumentati, sicuramente… e non di poco! Invece non è così. E questo tenendo conto di molteplici fattori, dalla crisi economica attraversata negli ultimi anni, all’inflazione, al potere d’acquisto, secondo le statistiche del Pew Research Center. La situazione è stazionaria: per quanto gli stipendi siano aumentati, le statistiche riportano che negli ultimi 10 anni (dal 2006 ad oggi), il nostro potere d’acquisto è diminuito del 6.9%.

Internet. 

Il potere del web è stato anche quello di creare nuove opportunità di lavoro in settori un tempo inesistenti. Sono decine le figure professionali della new economy: esperti di web marketing, web design, web writing, web management, web positioning e chi più web ha più ne metta!
Forme di lavoro e contratti. 

Il mondo del lavoro di oggi non si basa più sulla concorrenza tra un’azienda e l’altra, ma anche tra un singolo lavoratore e l’altro. Il web ha dato vita ad una generazione di freelancer e un vero e proprio esercito di partite iva: maggiore protagonismo dunque e maggiore coinvolgimento (collettivismo vs individualismo) ma anche più ansia e stress, a discapito del tempo libero e della qualità della vita del singolo individuo e dell’intera famiglia che lo circonda (integrazione vs frammentazione).
Prospettive per i prossimi 10/15 anni?
Forbes annuncia un mondo del lavoro più piccolo (mondo arancio), fatto di spin-off e piccole imprese, con focus su network e specializzazione. Il mondo del lavoro futuro è un mondo verde, che vede il business orientato ai cambiamenti demografici, climatici e alla sostenibilità. Infine un mondo blu, quello in cui le protagoniste rimangono le multinazionali, con la loro ricerca del profitto al primo posto ma sempre più attente alla loro responsabilità sociale.

Cosa si può fare in questo nuovo mondo del lavoro quindi?

Non è più sufficiente essere al passo con i tempi, bensì occorre precorrere ciò che verrà! 

Mosse per coltivare la vostra tenacia!!

Grintose di diventa, parola di Angela Duckworth.
Ecco alcuni consigli dal suo libro Grit, The power of passion & perseverance, che vi consiglio di leggere.
Segui la tua passione: c’è chi ha un forte interesse per qualcosa fin da piccola e chi lo trova nel corso della vita. Per tutte vale la stessa regola: ama quello che fai, mantieni una curiosità quasi infantile, dimentica la fatica, la noia, le delusioni;

Fai pratica con perseveranza: bisogna dedicarsi a ciò che si ama ogni giorno, cercando di migliorare senza mai mollare. Questo significa lavorare sodo per settimane, mesi, anni, restando concentrate e aperte alle sfide;

Resta focalizzata sul tuo obiettivo: e ricordati che la passione resta forte quando qualcosa che ha valore non solo per noi stesse, ma anche per gli altri;

Coltiva la speranza; senza ottimismo è difficile essere perseveranti. La speranza serve per superare i momenti di scoraggiamento, i dubbi, i fallimenti;

Essere grintose vuol dire cadere e rialzarsi: non avere paura di privare di nuovo…

Forza!!!!

La miglior strategia? Inizia da te…

Il miglior progetto del tuo futuro sei TU.
Sei stupito? Beh non esserlo!

Oggi più che mai è importantissimo investire su se stessi e la fine di un percorso non è solo la chiusura di una fase, ma insieme è l’inizio di un’altra strada. Prova a pensare al dopo laurea triennale, ti aspetta di sicuro una specializzazione che può essere sia una laurea magistrale o un master, un corso di alta formazione o altro ancora, uno o due tirocini nel settore scelto come preferito e in una o due mansioni differenti.
Può succedere che anche dopo tutte queste esperienze si ha proprio voglia di trovare un’opportunità di lavoro stimolante, ma oggi mi capita spesso di ascoltare racconti di ragazzi che nonostante l’impegno non trovino un’opportunità… perchè?
Se anche tu stai vivendo questa fase, chiediti ancora, se lo hai già fatto, qual’è l’opportunità che vuoi, dove, per fare che cosa.
Non si accettano come risposte come va bene tutto o qualsiasi cosa pur di lavorare.
Il lavoro è importante per tutti, è questione di dignità, talvolta di sopravvivenza, ma anche di serenità, passione e applicazione di quanto imparato e soprattutto scoperta ed espressione di noi stessi.
Ritengo sia molto importante cercare ogni giorno di capire quale sia il tuo talento personale che smuove ogni energia, che ti fa svegliare la mattina felice, che ti fa portare il cuore a lavoro. Ci vuole coraggio, lo so. Ci vuole coraggio anche a non farlo.
Puoi chiedere aiuto anche a noi consulenti, inviarci il tuo cv per una consulenza gratuita. 

scrivimi a info@respiralavoro.eu

Così una strategia «al contrario» è vincente per chi cerca lavoro

Un cambio di strategia per chi cerca lavoro. 
Spendere giornate intere a consultare le banche dati di annunci alla ricerca (spesso vana e quindi frustrante) di una posizione “perfetta per me” , come fanno in molti, è una perdita di tempo. 
Meglio muoversi al contrario. Come? 
«Comincerò provando a definire bene quali sono i miei desideri e le aspettative reali per il prossimo passo di carriera. Fatto questo, andrò a cercarmi io – proattivamente – chi mi può offrire una opportunità », consiglia il consulente di risorse umane Lorenzo Cavalieri . 
E proprio nelle strategie proattive per trovare lavoro che RespiraLavoro può fare la differenza!
Guidiamo il candidato passo dopo passo: dall’analisi delle competenze passando per la ricerca di mercato mirata fino al momento del contatto con l’azienda. Non un’azienda a caso , insiste Cavalieri , «ma quella che mi sta cercando» .
Info@respiralavoro.eu

Qualche suggerimento su cosa non fare in ufficio…

I modi di dire sul cominciare al meglio la giornata si sprecano. 

Spesso, però, non si tratta solo di credenze popolari. 

Ci sono abitudini sbagliate che, se ripetute ogni mattina, sono in grado di fare andare storta tutta la giornata lavorativa. 

Business Insider ha raccolto nove degli errori più frequenti che è possibile fare in ufficio per i colleghi. 

Una piccola guida per cercare di evitare quei comportamenti che in soli 10 minuti possono pregiudicare i risultati e la produttività di otto ore passate alla scrivania o al computer.
1. Entrare in ufficio in ritardo

Varcare la soglia del luogo di lavoro in ritardo è una pessima idea per due principali motivi. La prima è che il tempo perso corrisponde a un accumulo di mail, comunicazioni e task che sarà comunque necessario sbrigare nel corso nella giornata. 

In secondo luogo, si fa brutta impressione con i capi. Secondo uno studio dell’American Psychological Association, i mattinieri sono di solito percepiti come lavoratori migliori. E conta poco quanto si rimanga in più per recuperare, l’idea che il lavoro svolto da chi arriva in ritardo sia in generale meno scrupoloso è difficile da sradicare. 

Il consiglio è quindi quello di arrivare il più presto possibile in ufficio… seppur io personalmente non lo condivida…😜

2. Non salutare chi lavora con te

Che tu sia un collega o un superiore è importante spendere qualche minuto a scambiare due chiacchiere con chi condivide mansioni o luogo di lavoro con te. Chi ricopre un ruolo dirigenziale deve impegnarsi a stabilire un contatto con i suoi sottoposti per dimostrare di avere qualità umane che accompagnano le competenze tecniche. Chi invece è un semplice dipendente dovrebbe sforzarsi di non creare silenzi imbarazzanti attorno alla scrivania e non dare l’impressione di essere supponente.

3. Bere caffè

Ci sono due tipologie di persone dipendenti dalla caffeina: quelli che bevono caffè appena scendono dal letto e quelli che lo fanno appena arrivano in ufficio. 

In realtà pare che l’abitudine di attaccarsi alla tazzina tra le 8 e 9 di mattina sia sbagliata. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che in quella finestra temporale il corpo produce cortisolo, l’ormone dello stress in grado di controllare l’energia. Se viene ingerita caffeina questa produzione si blocca. L’ideale è quindi assumere caffè dopo le 9.30 quando il livello di cortisolo scende e si ha davvero bisogno di un aiuto per andare avanti.

Ps. Io non bevo caffè!

4. Rispondere a tutte le e-mail

L’istinto della mattina è quello di rispondere in maniera cronologica a tutte le e-mail che si sono accumulate nella casella di posta. 

In realtà questo comportamento non è quello più indicato. Michael Kerr, uno speaker del settore business, suggerisce di analizzare tutto il flusso di messaggi e di attribuire delle priorità. 

In questo modo si evita di lasciare indietro cose urgenti a vantaggio di altre che possono essere risolte in un secondo momento.

… LOGICO!!!

5. Buttarsi nel lavoro senza un programma

«Porsi un obiettivo nella giornata». È quello che consiglia di fare Lynn Taylor, esperta di luoghi di lavoro. È necessario quindi organizzare un calendario, segnare le priorità, tenere traccia delle cose fatte e di quelle da preparare in modo da non essere colti alla sprovvista da appuntamenti o telefonate programmate.

6. Fare prima le cose semplici

Quando la giornata inizia il corpo dispone della maggiore quantità di energia. È per questo che è fondamentale svolgere le mansioni più impegnative appena arrivati al lavoro. La concentrazione e la voglia di fare diminuiscono con il passare del tempo e non è il caso di fare in modo che questo accada quando si è concentrati su un compito importante.

Ps. Le attività meno interessanti le ho sempre fatte di sera…

7. Multitasking

Molte persone sono convinte che essere in grado di fare più cose contemporaneamente sia una dote preziosa. In realtà, l’energia mattutina spesso dà solo l’llusione di avere la capacità di gestire il lavoro su diversi piani. Secondo una ricerca della National Accademy of Sciences degli Stati Uniti d’America il multitasking incide sulla performance lavorativa e, in ultima analisi, fa rimanere indietro con i compiti da svolgere. Meglio quindi fare una cosa per volta e farla bene, con la giusta concentrazione.

8. Rimuginare su pensieri negativi

Un litigio, una discussione, un problema familiare: spesso si arriva sul posto di lavoro con un bagaglio pesante di emozioni negative. Lo sforzo deve essere quello di non rimanere fermi con il pensiero sulle cose sgradevoli che sono successe per non essere distratti dal lavoro che si deve svolgere. La tecnica migliore suggerita da Taylor è quella di confinare in una scatola tutti questi pensieri all’inizio della settimana e fare in modo di non farli incidere in maniera negativa sulla propria performance.

9. Fare riunioni

Le riunioni della mattina sono riconosciute come perdite di tempo. Meglio utilizzare le capacità cognitive del mattino per la scrittura e riservare agli incontri con i colleghi i momenti della giornata in cui le forze vanno diminuendo, come la metà del pomeriggio. A meno che non si tratti di riunioni non rimandabili e impegnative.

Ps. Certi steering committee😜😜😱

Motivazione… questa sconosciuta???

La differenziazione e l’innovazione sono vitali per il successo aziendale a lungo termine. Nuove tipologie di processi e modelli di business, strategie intelligenti: le aziende fronteggiano sfide difficili nel difendere il proprio margine competitivo e nel trovare nuove strade per rinnovarlo. RespiraLavoro aiuta i suoi clienti a sviluppare e progettare processi alla base delle strategie aziendali rivolte alle risorse dell’azienda più importanti, le PERSONE, che permettano loro di restare un passo avanti rispetto ai concorrenti, anche in tempi di cambiamento costante motivazione.

RespiraLavoro si propone di accompagnare i professionisti nel percorso di crescita o cambiamento,  per ritrovare slancio e proporsi in un nuovo ambito lavorativo.

Contattaci e potremo supportarti nel tuo percorso, suggerendoti la miglior strategia!

#respiralavoro

Lavorare bene … e più serenamente…

Secondo una ricerca Gallup del 2013, solo il 13% dei lavoratori si sente motivata. È un gran male.
Ma come fare per risolvere quello che, a tutti gli effetti, è un problema? Secondo l’Harvard Business Review, ci sono quattro chiavi essenziali che, applicate a livello microscopico, possono migliorare il vivere giornaliero sul posto di lavoro. 

E rendere migliore l’attività.
Pause, tante pause

Interrompere il lavoro che si sta svolgendo viene sempre visto male sia dal datore che dai colleghi. Eppure è l’unico modo per garantirsi un po’ di respiro, aumentare la produttività (si parla del 30% in più, secondo alcune ricerche), stancarsi meno e salvare la salute. I vantaggi sembrano battere gli svantaggi: il pensiero creativo aumenta, cresce il piacere di stare in compagnia, si sta meglio di salute.

Attenzione, concentrazione

Come spesso accade (secondo alcuni, solo agli uomini) la concentrazione funziona solo se ci si focalizza su una cosa alla volta. 

Il multitasking non è roba per tutti. E pochissimi sanno, in compenso, fare una scala di priorità intelligente. È questo il punto essenziale: non solo fare, ma anche imparare quando e cosa fare. È parte del lavoro, e aiuta però la mente a rilassarsi. Un modo consigliato è di fissare alcuni momenti del giorno specifici per alcune attività: le mail, ad esempio. O i report.

Il valore

Al lavoro siamo tutti bambini. L’attenzione del capo/supervisore/datore di lavoro è un benefit che aiuta a fare meglio. In certi casi, quando cioè i capi sono più carismatici del solito, spesso è una ricompensa più che sufficiente, perfino in grado di far dimenticare la paga scarsa e le ore straordinarie in più.

Destino

Tutto deve avere un senso. In particolare ciò che si fa quando si lavora. Il mobbing non consiste (solo) nel dare apposta turni massacranti o mal gestiti, sovraccaricare di lavoro e imporre ritmi incontrollati. 

Il mobbing consiste anche nel far fare cose inutili, ripetitive, senza senso. È la negazione del concetto di lavoro. Ci vuole un senso, anche piccolo – anche leggero – per portare avanti le ore della giornata ed essere contento, quando si torna a casa, di aver fatto ciò che si è fatto.

Donne ai vertici: come migliorare risultati aziendali …

Forse lo abbiamo sempre pensato, ma ora una ricerca ci fornisce delle belle conferme!

Sembra infatti che le donne sappuano valorizzare meglio degli uomini le altre donne.

 E, cosa altrettanto rilevante, ciò fa sì che la produttività di un’azienda ne benefici e in maniera considerevole. 

Lo dice una recente ricerca condotta da quattro economisti italiani, dei quali tre operativi in altrettante facoltà americane (Luca Flabbi, Mario Macis, Andrea Moro) e uno, Fabiano Schivardi, docente alla Bocconi, sfatando di fatto un preconcetto “ancestrale” secondo cui le donne non sono solidali tra loro, anzi.

I valori, sui quali è stata realizzata l’analisi, sono piuttosto datati, l’arco temporale di riferimento va dal 1981 al 1997, tuttavia il teorema è affascinate e il campione è certamente rappresentativo. 

Nella loro analisi Hanno preso in considerazione circa 800 aziende del settore manifatturiero italiano con almeno cinquanta dipendenti ed è stata valutata la performance di quelle stesse società se guidate da una donna. 

Dall’esito della ricerca,  pare che un ceo donna riesca a valutare meglio le capacità di un’altra donna e quindi a promuoverne la crescita. 

In sostanza, volendo far parlare i numeri, se un’impresa è guidata da un manager donna, le dipendenti capaci vedranno crescere del 10% la propria retribuzione e quelle meno capaci, invece, vedranno scendere lo stipendio di circa il 3%.

Altro tassello chiave della ricerca riguarda la capacità di incidere sulla performance dell’azienda. 

Gli economisti hanno concludo che l’attitudine a saper valutare al meglio le virtù delle altre donne è un fattore determinante per la produttività. 

Ma lo è solo se la presenza femminile nell’insieme della forza lavoro è rilevante.

Difatti, se in azienda le dipendenti sono almeno il 20%,  allora un ceo donna riesce a incrementare le vendite per lavoratore fino al 14%.

Diversamente, se le figure femminili sono percentualmente trascurabili, un ceo donna non riesce ad essere altrettanto incisivo.

Ora però mi sorge spontanea una domanda… quante donne Ceo ci sono rispetto a ceo uomini? 

Tutto questo è contenuto in una ricerca dal titolo esplicativo, “Do female executives make a difference? The impact of female leadership on gender gaps and firm performence”, firmata da Luca Flabbi (University of North Carolina), Andrea Moro (Venderbilt University), Mario Macis (Johns Hopkins University) e Fabiano Schivardi (Bocconi).
Buona lettura!

Per non essere dei robot domani… assumete chi infrange le regole!

Steve Jobs, il creatore di Apple, quando era presidente di Pixar, leader mondiale del cinema di animazione poi inglobata in Disney, assumeva regolarmente persone irregolari. Tra queste Brad Bird, famoso per aver lanciato i Simpson, quando fu chiamato dalla Pixar si senti dire:
”L’unica cosa che temiamo è scivolare nell’autocompiacimento. Dobbiamo importare persone dall’esterno per mantenere una situazione di squilibrio creativo”. Poco dopo Bird spiegò così la logica della sua assunzione: ” Mi hanno assunto perché portassi una certa indisciplina. Mi hanno licenziato parecchie volte perché ero indisciplinato, ma è la prima volta che mi assumono per questo.”
 Gary Hamel, nel suo Il futuro del management, riferendosi alle qualità che i collaboratori dovrebbero possedere in termini di contributo alla creazione di valore e alla generazione di vantaggio competitivo per l’organizzazione per la quale lavorano, propone una classifica di sei valori per comprendere le caratteristiche ideali dei professionisti che agiscono in mercati ipercompetitivi e ultrainnovativi, come dire l’ambiente sulla soglia del caos che oggi ci accompagna.
Passione 35% 

Creatività 25% 

Iniziativa 20% 

Intelletto 15% 

Diligenza 5% 

Obbedienza 0%
 In questa dimensione entrano in gioco anche la capacità di mettere continuamente in discussione le proprie conoscenze per acquisirne di ulteriori e diverse, la predisposizione al rischio e al fallimento, il non accontentarsi del mondo così come visto da una visione ”unidirezionale“. Con un corollario, che sottoscrive lo stesso Hamel: le prime tre qualità dell’elenco qui sopra le potete comprare? E allora, come potete fare per assicurarvele? Chi sa rispondere a questa domanda tra 10 anni ci sarà ancora. Gli altri saranno vegetali o robot. 

” DISPONIBILE PER OGNI POSIZIONE LAVORATIVA”…NON SCRIVERLOOO!

A volte mi capita di leggere dei post su linkedin o di venire contattato da ragazzi che mi dicono disposti a ricoprire qualsiasi posizione lavorativa. Badate bene, non parliamo di operai generici, ma di laureati spesso con un percorso di studi eccellente.
Il tema è delicato, e capisco che potrei urtare la sensibilità di molti. Lavorare è importante!

Ma proprio per questo motivo vorrei dire la mia su questo tema.

Dal mio punto di vista dichiararsi disposti a qualsiasi posizione lavorativa è il modo peggiore per presentarsi al mondo del lavoro. Una comunicazione di questo tipo se da un lato dimostra voglia di mettersi in gioco, abnegazione e spirito di sacrificio porta a delle pericolose controindicazioni.

Se sei disponibile a QUALSIASI posizione lavorativa le prime cose che penso sono:

1- Non hai un progetto professionale, un obiettivo, oppure non sai bene nemmeno tu cosa vuoi fare “da grande”.

2- Non hai fiducia nelle tue capacità. Ti dichiari già sconfitto rispetto al settore o alla posizione in cui vorresti davvero lavorare.

3- La tua motivazione è debole, basata sull’esigenza piuttosto che su un desiderio.

4- Sei poco ambizioso.

5- Non mi dai nessun aiuto per inquadrarti e per capire come potresti essere utile alla mia azienda o organizzazione.

In pratica se qualcuno ti offrisse un lavoro lo farebbe per beneficenza e non perchè crede nelle tue potenzialità e al contributo che puoi dare.

Quindi piuttosto che presentarsi come disponibili a qualsiasi posizione lavorativa, ritengo molto più efficace dichiarare il proprio sogno professionale, le ambizioni, dire senza paura cosa si sa fare anche al di là del percorso professionale. Identificare e mostrare cosa ti contraddistingue come persona e come professionista.

L’obiettivo di tutto questo è molto semplice, anticipare la vera e unica domanda sottostante ogni processo di selezione: Perchè dovrebbero scegliere te?

Ecco le aziende che assumono a fine 2016

Il sacco di Babbo Natale nasconde contratti, altro che caramelle: Granarolo, Piaggio, Luxottica e il futuro centro commerciale di Alba cercano personale e, entro la fine dell’anno. Le figure professionali ricercate sono diverse, vediamole nel dettaglio:

  • Luxottica cerca sia professionisti sia giovani anche senza esperienza. Le opportunità di formazione e lavoro sono rivolte soprattutto a laureati e laureandi.
  • Le sedi sono suddivise tra Milano e Belluno. Tra le offerte di lavoro presenti al momento a Belluno: stage operations; addetti al controllo della gestione industriale; addetti all’area sourcing; addetti supply chain e addetti alla logistica. A Milano cercano invece solo stagisti nei seguenti settori: marketing analyst; business analyst e corporate finance analyst. Gli interessati possono candidarsi visitando la pagina dedicata alle carriere e selezioni del Gruppo, Luxottica “Lavora con noi”.
  • Granarolo ricerca varie figure in vista di assunzioni a tempo indeterminato e determinato. I candidati selezionati lavoreranno nelle seguenti aree: amministrazione-bilancio-finanza, risorse umane-organizzazione; manufacturing; marketing; vendite; controllo di gestione, sistemi informativi e supply chain. Le sedi di lavoro riguardano al momento solo Bologna e il cv deve essere inviato online. L’azienda potrebbe però cercare in futuro anche nelle altre sedi italiane, perciò è possibile anche inviare un’autocandidatura, sempre sul sito.
  • Piaggio cerca solo ed esclusivamente ingegneri da inserire in diversi stage retribuiti della durata di sei mesi nella sede di Pontedera (Pisa). I tirocini sono retribuiti con 700-1000 euro mensili. La gamma di ingegneri richiesti è variegata: gestionali, meccanici e informatici in primis. Il cv deve essere inoltrato via web.
  • Un’ultima offerta di lavoro non riguarda prettamente il 2016,ma l’avviso sta circolando da adesso e chi è interessato alla zona e al periodo può già iniziare a farci un pensierino. Si tratta del futuro centro commerciale ad Alba, in provincia di Cuneo: aprirà nel 2018 e creerà ben 100 nuovi posti di lavoro in Piemonte.

Comportamenti di leader che compromettono il team…

Il team di lavoro è una squadra, proprio come nello sport: la squadra ha un capitano, ma il capitano da solo non vince la partita. Vincere è un lavoro di tutti, uno sforzo collettivo dove ogni membro del team fa la sua parte, e tralasciare la dimensione del gioco di squadra è una ricetta per il disastro. 

Il modo più semplice e sicuro per perdere, infatti, anche se le persone che abbiamo nel team sono valide e competenti, è sfruttare male le nostre risorse umane e demotivare noi stessi i nostri professionisti. Vediamo alcuni errori purtroppo comuni:
· Non riconoscere il merito. Chi lavora bene aspira al riconoscimento al di là della busta paga, a una dimostrazione di entusiasmo da parte della leadership che corrisponda all’impegno profuso e ai risultati ottenuti. Questo vale non soltanto per chi fa miracoli di performance, ma anche per chi semplicemente compie il suo dovere in maniera puntuale e diligente, facendo sì che il lavoro complessivo fili liscio. Certo, la critica costruttiva è fondamentale, e un buon capo non teme di evidenziare le cose che vanno male per migliorarle; costruttiva, però, è la parola chiave. Criticare tutto per principio e non riconoscere lati positivi in niente e nessuno avvelena l’umore e basta.

· Non comunicare. La mancanza di comunicazione tra leadership e membri del team, e tra un membro del team e l’altro, crea un clima di disagio che nei casi peggiori può diventare sfiducia e sospetto. Inoltre, è un impaccio per il funzionamento della squadra: nessuno sa che cosa i suoi colleghi stiano facendo, armonizzare i compiti e le fasi di un progetto diventa impossibile, e gli incidenti e i malintesi sono all’ordine del giorno. Così come la conseguente perdita di tempo ed energie.

· Comportarsi come una primadonna. Abbiamo già detto che la squadra ha bisogno di un capitano, ma il capitano non può prendersi tutta la gloria e sostenere da solo tutta la competizione. In un team di lavoro, un leader che privilegia il proprio ego rispetto al team work è inammissibile. Ciò vale specialmente se il team è composto da professionisti di alto livello, con una elevata coscienza delle loro capacità, che a buon diritto si sentiranno amareggiati e sminuiti proprio dove pensavano di essere più forti. E la loro perfomance futura non mancherà di risentirne.

· Indulgere nel micro-management. Va bene avere degli standard qualitativi rigorosi e assicurarsi di persona che tutto stia andando bene, ma il troppo stroppia. Insistere nel controllare ogni minimo particolare nell’operato del team, e persino nella vita quotidiana in ufficio, manda il segnale che il capo non si fida dei collaboratori e della loro abilità. Questa può non essere l’intenzione, ma il malanimo che crea è reale e nocivo.

Il team, insomma, è la nostra chiave per spalancare le porte del successo; dobbiamo saper confidare nelle persone che guidiamo e nelle loro capacità, e non distruggere quell’entusiasmo e quella voglia di lavorare ed essere i migliori che, si spera, siamo riusciti a infondere nella nostra squadra!

10 modi X rovinare la motivazione in un team 

Motivare i dipendenti è un compito importante per un manager, ma non è sempre facile. Ancora meno se i manager stessi fanno dei passi falsi che non riconoscono, o non vogliono riconoscere, e non correggono finché non è troppo tardi per rimediare al danno.
Spesso questi errori sono molto comuni e tendono a ripetersi; possiamo trarne un piccolo decalogo per il manager:
Non imporre scadenze impossibili.

Neanche gli impiegati più abili possono fare in due giorni un lavoro che richiederebbe due anni; i tempi di completamento di un lavoro possono essere stretti se necessario, ma non dovrebbero essere mai irrealistici.

Non ignorare le idee dei dipendenti

. Anche se non puoi o non vuoi realizzarle, è importante far capire ai tuoi sottoposti che sei comunque disposto ad ascoltare cos’hanno da dire.

Non fare favoritismi. 

Per un impiegato che godrà del trattamento privilegiato, tutti gli altri si sentiranno considerati come dipendenti di serie B, e questo guasterà il principio di “gioco di squadra” che dovrebbe guidare ogni buon lavoro di team.

Non tradire la fiducia dei sottoposti. 

Questo accade quando dici che farai qualcosa e poi deludi le aspettative che tu stesso hai costruito, senza offrire una valida spiegazione.

Non fare promesse che non puoi mantenere

Promozioni, aumenti di stipendio, benefici vari… Non mantenere la parola data, specialmente sulle ricompense per l’impegno e la competenza, può distruggere del tutto la fiducia che i tuoi dipendenti ripongono in te.

Non convocare una riunione se non è necessaria.

È inutile e interrompe il normale svolgersi della giornata lavorativa, dando ai partecipanti l’impressione di perdere tempo per niente.

Usa metri di giudizio sensati

È ovvio che, in qualche modo, dovrai valutare il successo dei tuoi dipendenti; assicurati che i tuoi criteri per la valutazione e il tuo concetto di “successo” siano corretti, e pienamente capiti dalle persone che giudichi. Lavorare avendo l’impressione che i risultati saranno valutati in base a criteri scorretti o incomprensibili può essere devastante.

Non fissarti sugli errori e su ciò che è andato male

Niente uccide la motivazione più rapidamente della negatività; sminuire i successi e concentrarsi sui fallimenti non è la stessa cosa che offrire una critica costruttiva, perché manca del tutto la parte di costruzione. Cerca piuttosto di trovare sempre aspetti positivi, anche se piccoli, e metterli in risalto in modo da non buttare giù l’umore dei dipendenti.

Non pretendere di dirigere tutto e tutti, in qualsiasi momento, per ogni minima cosa

È fastidioso, pedante, e un segno evidente di sfiducia verso i tuoi dipendenti: il messaggio che mandi è che non li ritieni capaci di gestirsi da sé nel loro lavoro, e questo risulta doppiamente offensivo e demoralizzante nei confronti di professionisti competenti che conoscono il proprio valore e le proprie capacità.

Rendersi simpatici va bene, ma attento alle battute

Un pizzico di senso dell’umorismo ci permette di presentarci ai sottoposti come persone affabili e non prive di calore umano; il troppo però stroppia, e non bisogna mai dimenticare che siamo sul posto di lavoro. Sfondoni e battute pesanti possono andare bene al bar a chiacchierare, non in ufficio, e sicuramente non se c’è una gerarchia da rispettare.

14 Cose che le Persone Estremamente di Successo Fanno Ogni Giorno

Kevin Kruse recentemente ha intervistato più di 200 persone di grande successo, tra cui 7 miliardari, 13 atleti olimpionici, e una miriade di imprenditori affermati. La fonte delle sue informazioni proviene da una semplice domanda aperta:
“Qual è il tuo più grande segreto per essere produttivo?”

Nell’analizzare le loro risposte, Kruse ha estrapolato alcuni suggerimenti interessanti. Quelli che seguono sono alcune delle scoperte di Kevin – le mie preferite.

1. Si concentrano sui minuti, non sulle ore

La maggior parte delle persone organizza il proprio calendario a “blocchi” di mezz’ora o un’ora. Le persone di successo sanno che ci sono 1.440 minuti in un giorno e che non c’è niente di più prezioso del tempo. Il denaro può essere perso e guadagnato di nuovo, ma il tempo trascorso non può essere recuperato in alcun modo. La leggendaria ginnasta olimpica Shannon Miller ha detto a Kevin: “Ad oggi, ho un programma che è organizzato quasi minuto per minuto”. È necessario padroneggiare i minuti per padroneggiare la vostra vita.

2. Si concentrano su una sola cosa per volta

Persone ultra-produttive sanno qual è il loro compito più importante e ci lavorano per una o due ore ogni mattina, senza interruzioni. Quale compito avrà il più grande impatto sul raggiungimento dei tuoi obiettivi? Quali traguardi ti condurranno ad una promozione? Questa è la cosa a cui dovresti dedicare tutte le tue mattine.

3. Non usano i promemoria

Butta via la tua lista di cose da fare; programma tutto sul tuo calendario. Scoprirai che solo il 41% delle cose presenti nella tua lista di promemoria viene realmente completata. Questi compiti non svolti inducono stress ed insonnia a causa dell’effetto Zeigarnik, in sostanza significa che i compiti non completati rimarranno nella vostra mente fino a che non verranno portati a termine. Le persone altamente produttive mettono tutto sul loro calendario e lavorano sui loro compiti giornalieri.

4. Vincono l’indugio con il “viaggio nel tempo”

Non fidatevi di voi stessi nel futuro. Ecco perché siamo incoerenti nel tempo. Acquistiamo verdure oggi perché pensiamo di mangiare insalate per tutta la settimana; a fine settimana buttiamo via tutta la verdura marcia. Le persone di successo sanno cosa possono fare ora per assicurare a loro stessi di fare la cosa giusta nel futuro. Capisci come puoi “auto-sabotare” il tuo futuro, e trova una soluzione oggi per evitare gli errori di domani.

5. Tornano a casa per cena

Kevin ha imparato questo concetto da Andy Grove: “Ci sono sempre più cose da fare, sempre più cose che andrebbero fatte, sempre più cose che possono essere fatte”. Le persone di grande successo sanno quali sono le cose di reale valore nella loro vita. Sì, il lavoro, ma cos’altro c’è di valore? Non c’è una risposta corretta a questa domanda, ma per molti sono il tempo dedicato alla famiglia e l’allenamento. Distribuiscono i loro 1.440 minuti al giorno per le cose di reale valore (cioè le mettono sul loro calendario) e rispettano con diligenza il loro programma.

6. Utilizzano un blocco per le note

Richard Branson ha detto in più di un’occasione che non sarebbe stato in grado di costruire Virgin senza un semplice quaderno, che porta con se ovunque vada. In un’intervista, l’armatore magnate greco Aristotele Onassis ha detto: “porta sempre con te un blocco per gli appunti, scrivi tutto… Questa è una lezione da un milione di dollari che non ti insegnano nelle scuole di business!”. Le persone ultra-produttive liberano le loro menti, scrivendo su un blocco tutto quello che gli passa per la testa.

7. Inviano email solo un paio di volte al giorno

Le persone ultra-produttive non controllano le loro email in ogni momento del giorno. Non rispondono ad ogni vibrazione o “ding” per capire chi ha scritto alla loro casella di posta. Invece, come tutto il resto, programmano il loro tempo in modo da rispondere alle email in modo rapido ed efficiente. Per alcuni basta una volta al giorno, Per altri tre, non c’è una regola fissa.

8. Evitano i meeting

Quando Kevin ha chiesto a Mark Cuban di dare un consiglio sulla produttività, lui ha risposto in modo deciso: “Mai fissare incontri almeno che qualcuno non ti stia firmando un assegno”. Le riunioni sono assassine del tempo. Iniziano sempre in ritardo, coloro che vi partecipano sono le persone sbagliate, creano confusione tra gli argomenti, hanno tempi troppo lunghi. Dovresti uscire da un incontro ogni volta che ne hai l’occasione. Per fare funzionare un incontro, mantenetelo breve e andate dritti al punto.

9. Dicono “no” a quasi tutti

Il miliardario Warren Buffet afferma: “La differenza tra le persone di successo e le persone di grande successo è che queste ultime dicono “no” a quasi tutto”. James Altucher ha dato invece a Kevin questo colorito suggerimento: “Se qualcosa non è un “Diavolo, Sì!” allora è un no. “Ricorda, hai solo 1440 minuti in un giorno. Non “darti via” facilmente”.

10. Seguono la regola 80/20

Noto come principio di Pareto, nella maggior parte dei casi l’80% dei risultati ottenuti proviene dal 20% delle attività svolte. Le persone ultra-produttive sanno quali sono le attività che li portano ad ottenere grandi risultati. Focalizzati su quel 20% ed ignora il resto.

11. Delegano quasi tutto

Le persone ultra-produttive non chiedono “Come posso fare questo compito?” Si chiedono invece: “Come può essere portato a termine questo compito?” Delegano spesso i compiti da svolgere. Le persone ultra-produttive non devono avere il controllo di tutte le cose, non sono micro-manager. In molti casi “abbastanza buono” è… “abbastanza buono”.

12. Prendono in mano le cose una sola volta

Quante volte hai aperto una lettera – forse una bolletta – per poi lasciarla li e riprenderla in un secondo momento? Quante volte hai letto una email per poi’ chiuderla e riprenderla in un momento successivo? Le persone estremamente di successo provano a prendere in mano le cose una sola volta. Se questa richiede meno di 5 o 10 minuti – qualsiasi cosa sia – la fanno subito. Questo riduce lo stress, fino a che non dovranno eventualmente rileggere o rivalutare la cosa in futuro.

13. Hanno una coerente routine mattutina
La più grande sorpresa riscontrata da Kevin nelle oltre 200 interviste effettuate è che le persone di grande successo volevano condividere i loro rituali mattutini con lui. Ha ascoltato una grande varietà di abitudini personali, molti alla mattina nutrono il loro corpo con acqua, una colazione salutare ed esercizio fisico leggero; nutrono invece la loro mente attraverso la meditazione o la preghiera, letture ispiranti o giornali.

14. L’energia è tutto

Non puoi avere più minuti di quelli esistenti in una giornata, ma puoi far crescere la tua energia per aumentare la concentrazione e la produttività. Le persone di grande successo non saltano i pasti, non rinunciano alle ore di sonno, non smettono mai di produrre. Vedono i pasti come un carburante, il sonno come recupero, le pause come un’opportunità di ricaricarsi al fine di essere ancora più produttivi.

In conclusione:

Potresti non essere un imprenditore, un atleta olimpico o un miliardario, ma questi segreti potrebbero aiutarti a produrre di più in meno tempo ed assisterti nel farti sentire meno oberato di lavoro e meno sopraffatto.

Posso??? 

Quanto mi piacerebbe che alcuni di questi punti fosse applicato da qualche mio vecchio AD… utopia!

COS’È LA ZONA DI COMFORT.

La zona di comfort è quel luogo dove la psiche e il corpo si riposano perché sono al sicuro da ogni pericolo. È impossibile fornire una descrizione unica di questo luogo poiché per ognuno di noi è differente.
Per alcuni la zona di comfort è la compagnia di un amico, uno di quelli che prende le decisioni al posto tuo e tu lo lasci fare, perché ti fidi e ti rilassa lasciare che sia lui a mettersi in gioco. 

Per altri è la solitudine della propria cameretta, lontano da tutto e da tutti, un luogo dove nessuno vede quello fai, giudica quello che pensi né ti chiede nulla. 

Per altri ancora è la famiglia in cui sono cresciuti, il grembo materno che negli anni si è fatto sempre più anziano ma resta metaforicamente un luogo dove puoi riposare.

Le zone di comfort possono essere più di una nella nostra vita. Più sono e maggiori saranno le nostre occasioni per ricaricare le energie.

Nella zona di comfort lo stress, i rischi e il brutto della vita scompare e regala uno stato di sicurezza mentale. Viene voglia di viverci per sempre.

PERCHÉ DOVREMMO USCIRE DALLA NOSTRA ZONA DI COMFORT.

La zona di comfort è un momento in cui siamo immobili. È come se si trattasse di una pausa nel flusso della nostra crescita personale.

Da quando nasciamo fino a quando muori amo, non smettiamo mai di crescere e di imparare, giorno dopo giorno diventiamo persone diverse. A volte cambia in noi qualcosa di impercettibile, ma quel mattoncino diventa presto il sostegno per un cambiamento più grande.

Il cambiamento è la nostra risposta alle richieste dell’ambiente che ci circonda. Cambiamo per adattarci, per riuscire a fare meglio qualcosa, per non fare più qualcosa di vecchio.

Ci sono dei contesti che non ci chiedono più niente. 

Per esempio un lavoro abitudinario che svolgiamo ormai a occhi chiusi senza bisogno di spendere nemmeno un pensiero per portarlo a termine. O una relazione dove la routine si insegue uguale giorno dopo giorno e non ha bisogno di niente più che ripetere gli stessi gesti. O una vacanza dove restiamo inermi a guardare il mare senza muoverci, senza pensare, lasciando solo che il sole ci scaldi e il vento scivoli sulla nostra pelle.

La zona di comfort non è un luogo buono o cattivo. Sarebbe sbagliato giudicarlo. È qualcosa da cui dobbiamo uscire se vogliamo che la nostra vita ricominci.

La crescita personale di ogni uomo e poi quella della società passa necessariamente per lo scontro contro qualcosa che ci destabilizza. Allora comincia una lotta mentale e fisica per risolvere un problema, uscire da una situazione critica, capire qualcosa di strano e cosi via. Tutto questo avviene solo fuori dalla zona di comfort.

LE BUGIE CHE CI RACCONTIAMO…

1. “Non sono obbligato a farlo”

È vero, nessuno ti obbliga ad uscire dalla tua zona di comfort, ma se resti dentro non crescerai mai. Ricorda che non cresci semplicemente perchè passano gli anni, ma grazie alle nuove sfide che devi affrontare. Quando pensi a un progetto che rappresenta una grande sfida e improvvisamente la tua voce interiore ti dice che non sei obbligato ad affrontarla, in realtà ciò che stai esprimendo è la resistenza al cambiamento, perché una parte di te desidera mantenerti entro i limiti del conosciuto. Ma se mai penserai ancora di non avere alcun motivo di intraprendere qualcosa di nuovo, ricorda che il semplice fatto di crescere e scoprire, sono ragioni più che sufficienti.

2. “Non è il momento giusto”

Raramente si vrificano le condizioni perfette per intraprendere qualcosa di nuovo, ma perseguire un sogno significa combattere contro vento e tempesta, preparando il terreno lungo il cammino. Quando dici a te stesso che non è il momento giusto chi sta parlando è la paura, probabilmente una paura intensa del fallimento che ti inculcarono a partire dall’infanzia. Naturalmente, non si tratta di lanciarsi nel vuoto senza valutare pro e contro, ma se vogliamo davvero realizzare qualcosa nella vita, dobbiamo renderci conto che non possiamo stare fermi, dobbiamo sempre avanzare a piccoli passi. E prima ci mettiamo in camino meglio sarà.

3. “Comincerò quando …”

Questa è una delle scuse più comuni per rimanere al sicuro nella zona di comfort. In pratica, è l’auto-inganno perfetto, perché non stiamo rinunciando al sogno o progetto che abbiamo in mente, ma lo rimandiamo fino al verificarsi di determinate situazioni. Il problema è che questa scusa porta direttamente a procrastinare, per cui è probabile che quando la condizione che necessitiamo si verifica, ne inventeremo un’altra e un’altra ancora. In questo modo teniamo in vita la speranza, ma allo stesso tempo non dovremo lavorare sodo per trasformare questo sogno in realtà. Così, anche se non esistono tutte le condizioni, tu avanza semplicemente a piccoli passi, non avere aspettative eccessive perchè la vita è troppo corta.

4. “Non fa per me”

In sostanza, dietro a questa frase si nasconde l’idea che non siamo abbastanza capaci o buoni. Si tratta della scusa perfetta delle persone insicure e con una bassa autostima. È anche il pretesto utilizzato dalle persone che hanno paura del mondo e si chiudono alle nuove esperienze. In ogni caso, non potrai mai sapere se qualcosa ti piace o meno prima di averla provata. Infatti, è probabile che più di una volta hai pensato che qualcosa non era fatto per te, ma dopo averlo provato ti è piaciuto e ora non ne puoi più fare a meno. Quindi, non chiuderti mai alle nuove esperienze e non porti dei limiti come persona. È la cosa peggiore che puoi farti.

5. “Non so come farlo”

Le cose nuove possono spaventare, così una delle scuse che inventiamo per rimanere nella nostra zona di comfort è quella di ripeterci che non sappiamo come affrontare la sfida. Possiamo pensare di non avere le competenze necessarie o che non le potremo mai sviluppare. Ma ricorda che quando hai un “che cosa” i “come” vengono da soli. È vero che per intraprendere alcuni progetti è necessaria una determinata preparazione, ma questo non significa che non lo potrai fare mai, significa solo che avrai bisogno di più tempo o di qualcuno che ti aiuti. Nessuna abilità viene dal nulla, tutte nascondono alla base tanta passione e fatica.

Che rischia il datore di lavoro se mi controlla con la telecamera? 

Se il tuo datore di lavoro, senza chiedere l’autorizzazione ai sindacati, ha installato delle telecamere all’interno del posto di lavoro e l’obiettivo finisce per catturare l’immagine dei dipendenti mentre lavorano, puoi querelarlo. Difatti, montare dei teleobiettivi per monitorare i dipendenti, anche se sotto l’apparente scusa di prevenire furti e salvaguardare la sicurezza aziendale, costituisce tutt’oggi un reato, nonostante le novità introdotte con il cosiddetto Job Act.
Solo l’intesa con le rappresentanze sindacali può consentire all’azienda di mettere le telecamere, le quali comunque non potranno mai servire per controllare la qualità e le prestazioni dei lavoratori, ma solo «per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale». È quanto ricorda la Cassazione con una sentenza di poche ore fa che riprende quanto dalla stessa corte affermato nello scorso mese di ottobre.

Anche con il Jobs Act resta dunque reato installare telecamere per monitorare l’attività del lavoratore senza l’accordo con i sindacati e in mancanza di un provvedimento della direzione territoriale del lavoro. Sarà, pertanto, condannato a pagare una salata ammenda il datore che consente o comunque non impedisce l’installazione delle apparecchiature.

Quando sono permesse le telecamere sul lavoro?

Il decreto attuativo di una delle deleghe contenute nel Jobs Act, ha modificato lo Statuto dei lavoratori «rimodulando la fattispecie che prevede il divieto dei controlli a distanza, nella consapevolezza di dover tener conto, nell’attuale contesto produttivo, oltre degli impianti audiovisivi, anche degli altri strumenti dai quali derivi la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori e di quelli utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa». Tale norma , contenuta nello Statuto dei lavoratori vieta espressamente l’uso di telecamere e altri strumenti che consentano il controllo a distanza dei lavoratori, controlli che finiscano per essere un modo per verificare l’esecuzione della prestazione lavorativa da parte dei dipendenti. L’uso degli impianti audiovisivi è invece permesso se richiesti da esigenze organizzative e produttive o di sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, comunque solo previo accordo con le rappresentanze sindacali unitarie o con quelle aziendali, o, in mancanza di accordo, previa autorizzazione dell’ispettorato del lavoro.

La modifica dell’articolo 4 citato si basa su una «presa d’atto del legislatore in base alla quale le nuove tecnologie, soprattutto telematiche, hanno superato la dicotomia tra strumento deputato al controllo del lavoratore e strumento di lavoro, perché alcuni strumenti telematici, sconosciuti quando fu varato lo Statuto del lavoratori, costituiscono nell’attuale sistema di organizzazione del lavoro normali strumenti per rendere la prestazione lavorativa, pur realizzando nello stesso tempo un controllo continuo e capillare sull’attività del lavoratore».

Quando l’azienda può installare le telecamere?

L’azienda può utilizzare le telecamere solo per tutelare il patrimonio aziendale: quindi, ad esempio, posizionandole in corrispondenza degli scaffali ove è posizionata la merce, per disincentivare i furti, oppure all’ingresso dell’azienda, per tenere sotto controllo l’ingresso di eventuali estranei. Altri usi degli impianti audiovisivi sono perseguibili penalmente in quanto si tratta di « manifestazioni del potere organizzativo e direttivo del datore di lavoro lesive della dignità e della riservatezza del lavoratore».

La vigilanza sul lavoro «va mantenuta – conclude la sentenza in commento – in una dimensione “umana”, e cioè non esasperata dall’uso di tecnologie che possono rendere la vigilanza stessa continua e anelastica, eliminando ogni zona di riservatezza e di autonomia nello svolgimento del lavoro».

Il reato in questione, previsto come detto dallo Statuto dei lavoratori, è uno dei cosiddetti «reati di pericolo», in quanto diretto a salvaguardare le possibili lesioni della riservatezza dei lavoratori. Pertanto, per fare scattare tale illecito penale è sufficiente la semplice predisposizione di apparecchiature idonee a controllare a distanza l’attività dei lavoratori, in quanto per la punibilità non sono richiesti la messa in funzione e/o il concreto utilizzo delle apparecchiature.

Aziende più umane e più umanistiche

In un mondo industriale che evolve velocemente servono nuove competenze per guidare il cambiamento e promuovere l’innovazione tecnologica. Occorre riscrivere gli attuali paradigmi della formazione per creare una nuova cultura.
Da una ricerca svolta nel 2015 dall’Osservatorio sullo Smart Manufacturing del MIP (la Business School internazionale del Politecnico di Milano) alla quale ho partecipato nel panel di esperti, emerge che il 38% delle aziende non conosce l’industria 4.0. Del restante 62% solo una parte conosce e applica sistemi complessi e nuove tecnologie. Il quadro di scarse conoscenze è allarmante se pensiamo all’innovazione come un percorso di cambiamento inarrestabile, che ci coinvolgerà. La rivoluzione digitale richiede competenze specifiche, che spesso le aziende non hanno. Adottare lo Smart Manufacturing non significa utilizzare singole tecnologie in maniera settoriale, ma saper utilizzare l’innovazione digitale nel suo complesso per creare valore di sistema e per il cliente.
Prima la cultura poi la tecnologia

Pensare che l’innovazione tecnologica 4.0 porterà una altissima percentuale di disoccupazione è una chiave di lettura riduttiva. Eppure c’è una forte campagna mediatica che vede un futuro a tinte grigie, con previsioni di milioni di disoccupati, che etichetta gli over 50 come poco inclini alla riconversione di competenze. Ad un contesto socio economico ormai provato, non serve aggiungere ulteriore allarmismo, bensì un piano d’azione strutturato ed efficace, un nuovo asset strategico, con risposte coerenti alle esigenze sociali e del lavoro.

Per tante competenze che diminuiranno ne nasceranno molte nuove, mentre il piano del Governo lascia ampi spazi al tema della formazione, dedicando maggiore attenzione alla tecnologia.

Dovremmo domandarci, quindi, in che modo riuscire a sviluppare il piano del governo per supportare le persone e l’apprendimento di nuove competenze. Nell’azienda in cui collaboro abbiamo creato prima la cultura del miglioramento, poi acquistato tecnologie, con lo scopo di diventare un top player del mercato. Attraverso focus group, incentivazione delle buone idee e confronto costante, siamo riusciti a creare progetti e valori nuovi, investendo nella nostra Academy per favorire la formazione: corsi di aggiornamento costanti sul prodotto e metodi, ricerca e sviluppo, master Lean Six Sigma. Senza la base solida delle conoscenze non saremmo stati in grado di partecipare al cambiamento di una Smart Factory. Solo in un secondo tempo abbiamo dotato i nostri tecnici di device, introdotto l’ergonomia cognitiva, nuovi software, connesso flussi interni ed esterni. L’innovazione ha richiesto nuove skill, per tradurre i dati di output ricevuti dai controlli installati sulle macchine in lavoro nel mondo. Il prodotto che costruiamo parla molte lingue, perché progettato da più latitudini, e i clienti sono parte integrante nella concezione dei nostri prodotti.

Le competenze che servono si chiamano Persone

Ho conosciuto un imprenditore nel settore dolciario – una realtà con 20 persone, in prevalenza over 50 – che mi ha detto «L’ignoranza non genera profitti: non posso acquistare una macchina da 2 milioni di euro senza le competenze. Possiamo sopperire tornando a scuola». Secondo Richard Branson, nel business come nella vita il rischio è un elemento essenziale. Chi non assume rischi non può avere successo.

Quali sono, quindi, le skill fondamentali da non sottovalutare? Ogni rivoluzione industriale porta con sé un cambiamento, l’evoluzione crea una mutazione. Contestualizzandola in modo costruttivo, potremo definirla: “nuove competenze e professioni”. Conoscere le tecnologie abilitanti sarà, quindi, un passaggio obbligatorio, il naturale sviluppo di soluzioni o miglioramenti tecnologici attraverso esperienze di ricerca capaci di rivitalizzare il sistema produttivo.

Ma non dimentichiamo l’importanza delle competenze umanistiche. Mi trovo in forte disaccordo con le previsioni di autorevoli professionisti che prevedono la drastica riduzione di molti ruoli umanistici a favore di un incremento di soli tecnici. In un contesto di forte cambiamento servono anche le competenze relazionali, capacità di employability, empowerment, tutor preparati. La figura del “manager allenatore”, colui che sa supportare il team, nasce come facilitatore del gruppo di lavoro, capace di creare relazioni positive e trasversali, di fare crescere culturalmente la sua squadra. Il tema della formazione sarà un punto chiave per supportare un processo necessario a raggiungere gli obiettivi di un aumento competitivo e del PIL, che troverà il suo successo nella misura in cui saprà valorizzare e integrare tutti gli attori di differenti classi generazionali.

Le migliori imprese manifatturiere e dei servizi hanno dimostrato la capacità di resistere al difficile contesto economico, rispondendo con innovazione ed efficienza nella competizione globale. Questo è stato possibile soprattutto grazie alle persone coinvolte e all’implementazione del miglioramento continuo.

Un caso di eccellenza aziendale in ottica 4.0 riguarda Ima, realtà leader del packaging, che ha introdotto un nuovo modello della supply chain. Entrando nel cda di molte piccole società di fornitura, Ima ha portato cultura e strumenti gestionali, supportando il know-how tecnologico, salvaguardando un indotto di eccellenza e assicurando continuità. Loccioni fa scuola, assumendo i talenti in azienda per creare innovazione, investendo nella loro crescita e in quella sociale dell’area in cui risiede. Mentre TetraPak, capace di snellire i flussi digitalizzandoli, ha permesso a molti dipendenti indiretti di migliorare il loro rapporto work life balance, aumentando l’efficienza e la brand indentity.

È giunto il momento, quindi, di metterci al lavoro per costruire i percorsi che consentiranno alle persone di cambiare le proprie abitudini in una crescita di competenze.

Scopri il mestiere nascosto dentro di te

Da piccola avevo delle idee sul lavoro che avrei fatto da grande…

Ma se il mio destino fosse stato un altro? Se avessi valutato male le mie capacità? Se per fare il mio lavoro  avessi rinunciato a essere chessò, un chirurgo eccellente? Così ho fatto il test su Humanmetrics. E mi sono rasserenata: il mio destino era proprio quello di fare quel che faccio oggi!
Il test in questione è piuttosto popolare, negli Stati Uniti: secondo il World Economic Forum, viene usato dall’80% delle aziende Fortune 500 quando devono selezionare i nuovi dipendenti, dagli impiegati più semplici ai manager esecutivi. Si basa sul sistema Myers-Briggs: attraverso una batteria da una sessantina di domande, determina a quale dei 16 profili psicologici va ricondotto ogni candidato. 

Introverso o estroverso? Introverso intuitivo o introverso riflessivo? Sensibile o affettivo? È così via. Ad ogni personalità si addice un mestiere, anzi: uno prevalente, più altri quattro alternativi.

Nel mio caso, per esempio, l’alternativa è l’imprenditore…😂

E non è detto che un giorno non finisca col buttarmici davvero.

Andate su Humanmetrics e fate il test. Scoprite la vostra combinazione in codice (saranno quattro lettere), poi tornate qui sotto e scoprite quali sono i mestieri più adatti a voi. 

AGENTE ASSICURATIVO

Rapidi nel prendere decisioni, grande senso pratico e capaci di stare in mezzo alla gente. Possono anche essere ottimi farmacisti, avvocati, giudici o project manager

REVISORE CONTABILE

Lavoratori instancabili, abituati a gestire le responsabilità, affidabili e bravissimi a tirare le fila dietro le quinte. Ottimi anche come Cfo, sviluppatori Web e funzionari del governo.

INFERMIERA

Tradizionalisti e motivati ad aiutare gli altri, funzionano bene anche come lavoratori sociali e come esperti della concessione di mutui

MAESTRA

Fanno i modesti, aiutano gli altri e sono più bravi a mettersi al servizio che a dirigere. Invece che a una cattedra, possono aspirare a fare i dentisti, i bibliotecari, gli addetti alla customer care

DETECTIVE

Pragmatici, impeccabili nel gestire i momenti di crisi, pieni di risorse nascoste. In alternativa, sono ottimi banchieri, investitori e anche allenatori sportivi

INGEGNERE

Preferiscono l’azione alla conversazione, la pratica alla teoria. Sono perfetti anche come economisti, piloti, analisti e medici di pronto soccorso.

DESIGNER DI INTERNI

Socievoli, armati di buon senso, perfetti per lavorare in mezzo alla gente. Professioni alternative: pediatri, attori e ambientalisti

STILISTA

Intuitivi, sensibili. Se non si occupano di moda, fanno i fisioterapisti o gli architetti

DIRIGENTE

Sono leader nati, sono logici, analitici e ottimi organizzatori. Perfetti anche come avvocati, analisti di mercato, consulenti e persino venture capitalisti.

ADVISOR FINANZIARIO

Sono perfezionisti e sono creativi, teorici per natura. E instancabili nel cercare la propria via. Eccellono anche come investitori, sviluppatori software, economisti e dirigenti.

RISORSE UMANE

Socievoli, diplomatici, espressivi, logici e capaci di lavorare in gruppo. Possono essere anche specialisti delle relazioni pubbliche e venditori

PSICOLOGO

Riflessivi, creativi ma di principi fermi. Sanno stare nel mezzo alla gente ,ma lavorano al meglio dietro le quinte. Sono anche ottimi organizzatori e responsabili delle relazioni con i clienti

IMPRENDITORE

Creativi, amanti delle sfide, anticonformisti e perseveranti. Perfetti per la politica, la direzione marketing e il settore pubblicitario in generale

PROGRAMMATORE

Indipendenti, problem solver, creativi e precisi. Si realizzano anche come analisti finanziari, architetti, docenti universitari ed economisti

GIORNALISTA

Curiosi, ottimisti, espressivi. In alternativa, validi ristoratori, organizzatori di eventi, consulenti e pubblicitari .

GRAFICO

Idealisti, sensibili. Perfetti anche come psicologi, scrittori, fisioterapisti e formatori.

E voi… ???

Posso rifiutare un trasferimento sul lavoro senza preavviso?

Un trasferimento non può mai piombare dalla sera alla mattina: pertanto, se l’azienda intende trasferire il dipendente in un altro reparto – o, ancor di più, in un’altra unità operativa posta in una differente città – gli deve dare un congruo preavviso, in modo da consentirgli il tempo necessario per «organizzarsi». 

A chiarirlo è la Cassazione con una sentenza emessa ieri.
Il preavviso prima di un trasferimento è un comportamento che si inserisce nell’ambito di quel dovere di buona fede e correttezza che deve contraddistinguere i rapporti tra datore di lavoro e dipendente: il primo non può comportarsi come «padrone», disponendo del lavoratore senza rispettare le sue possibili esigenze private; il secondo deve comunque l’obbedienza che il contratto implica.

Circa la «congruità» del preavviso questo viene deciso sulla base degli usi aziendali o, in mancanza, dal giudice.

Che può fare il dipendente che venga trasferito con un preavviso molto risicato, ad esempio di solo due giorni? Potrebbe ben rifiutarsi di obbedire, nell’immediato, al comando del datore, chiedendo un termine più congruo. Qualora dovesse, per autodifesa, rifiutarsi di lavorare non potrebbe neanche essere licenziato. Il licenziamento – avverte la Cassazione nella sentenza in commento – è solo l’ultima spiaggia, l’estrema sanzione per i comportamenti più gravi del dipendente. E di certo se la protesta di quest’ultimo è scaturita da un comportamento negligente dell’azienda, la sua condotta è certamente scusabile.

Bonus assunzione studenti fino a 6000 euro e sgravi contributivi

Più possibilità di assunzione per chi si è diplomato o laureato da poco, grazie alle nuove misure introdotte dalla Legge di bilancio 2017 e dal bando di Italia Lavoro Fixo Yei: dal bonus assunzione, che può arrivare sino a 6.000 euro per gli ex studenti con più difficoltà nel trovare un nuovo impiego, alla riduzione dei contributi per l’assunzione di neodiplomati e neolaureati, sono diversi gli incentivi finalizzati ad inserire in azienda chi ha appena terminato gli studi.
In questo modo si vuole raggiungere uno tra i più importanti scopi del Jobs Act, che è quello di favorire l’inserimento degli studenti nelle aziende. 

Ma procediamo per ordine e vediamo le principali misure che stanno per essere attuate.

Fixo Yei

Tra gli incentivi più interessanti, Fixo Yei (Formazione e innovazione per l’occupazione – Youth Employment Initiative) è una nuova misura istituita da Italia Lavoro, nell’ambito delle azioni in favore dei giovani neet, cioè dei giovani che si trovano, anche momentaneamente, al di fuori di un percorso lavorativo o di studi. In particolare, gli incentivi Fixo Yei sono rivolti ai giovani che hanno da poco completato il loro percorso di studi e che si trovano nella fase di transizione istruzione-lavoro.

In particolare, il programma serve a ridurre i tempi di ingresso nel mercato del lavoro dei giovani diplomati o laureati e a garantire opportunità di inserimento qualitativamente valide e coerenti con il percorso formativo svolto, attraverso:

  • servizi di incontro tra domanda e offerta di lavoro, allo scopo di migliorare la corrispondenza tra i fabbisogni di professionalità richiesti dalle aziende e le competenze acquisite dagli studenti nel sistema scolastico e universitario:
  • rilevazione del fabbisogno professionale, da effettuarsi tramite incontro in azienda;
  • pubblicazione della ricerca di personale sul Portale nazionale Cliclavoro;
  • preselezione delle candidature idonee;
  • incentivi all’assunzione.

Per quanto concerne gli incentivi all’assunzione, questi ammontano a:

  • 1500 euro, per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato di giovani con profilazione bassa, cioè con poche difficoltà nel reperimento di un impiego;
  • 3000 euro, per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato di giovani con profilazione media, cioè con qualche difficoltà nel reperimento di un impiego;
  • 4500 euro, per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato di giovani con profilazione alta, cioè con difficoltà nel reperimento di un impiego;
  • 6000 euro, per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato di giovani con profilazione molto alta, cioè con notevoli difficoltà nel reperimento di un impiego.

Sono incentivate anche le assunzioni a termine, con bonus pari a:

  • 3000 euro, per giovani con profilo alto, se il contratto supera i 12 mesi;
  • 4000 euro, per giovani con profilo molto alto, se il contratto supera i 12 mesi;
  • 1500 euro, per giovani con profilo alto, se il contratto è tra i 6 e i 12 mesi;
  • 2000 euro, per giovani con profilo molto alto, se il contratto è tra i 6 e i 12 mesi.

Gli incentivi possono essere richiesti sino al 31 marzo 2017.

Contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca

Oltre agli incentivi Fixo Yei appena elencati, Italia Lavoro corrisponde, per le assunzioni di giovani con contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca della durata minima di 12 mesi, un bonus pari a 6.000 euro. In caso di assunzione con orario part time di almeno 24 ore settimanali l’importo è di 4.000 euro.

Sgravi contributivi per l’assunzione di studenti

Nel 2017, per i soli studenti assunti entro sei mesi dal diploma o dal diverso titolo di studio conseguito, sarà possibile fruire anche di un esonero parziale dal pagamento dei contributi Inps, pari al 40%.

Lo sgravio avrà una durata di tre anni e sarà rivolto alle seguenti categorie di studenti:

  • gli alunni degli istituti secondari di secondo grado, per i quali la legge sulla Buona Scuola [1] ha reso obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro fino a 400 ore nel triennio finale dei tecnici e professionali, mentre nei licei sino a 200 ore;
  • gli studenti universitari;
  • gli studenti degli istituti tecnici superiori: si tratta degli Its, le scuole di tecnologia post diploma alternative all’università, partecipate dalle imprese;
  • gli iscritti a corsi d’istruzione e formazione professionale regionale (Iefp);
  • i giovani assunti con un contratto di apprendistato “formativo” di primo o di terzo livello.

Lo sgravio sarà, in particolare, riservato ai lavoratori assunti entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio, se questi hanno svolto all’interno dell’azienda un periodo di formazione o un tirocinio curriculare.

Le assunzioni interessate dallo sgravio contributivo saranno quelle a tempo indeterminato o in apprendistato, effettuate dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018.

Risulterà particolarmente conveniente l’assunzione attraverso il contratto di apprendistato, dato che, dal prossimo anno, lo sgravio totale per le aziende con meno di 9 addetti che assumono apprendisti non sarà più operativo: sommando la riduzione contributiva propria dell’apprendistato col nuovo sgravio contributivo, invece, il datore di lavoro potrà ottenere una decontribuzione totale, oltre al bonus all’assunzione, se rientra nel programma Fixo Yei.

Bisogna però specificare che l’apprendistato interessato dalle nuove misure sarà quello di 1° e 3° livello.
# respiralavoro 

Il mestiere del futuro? Senza uffici, posti fissi e gerarchie

Il 95% dei lavoratori tra Nord e Sud America, Europa e Asia Pacifica si dice pronto a lavorare in qualsiasi parte del mondo; il 92% è disposto a spostarsi ovunque servano le proprie competenze; il 79% ritiene di poter svolgere la propria mansione collegato a un semplice dispositivo mobile; l’81% prevede che in futuro non esisteranno contratti di lavoro dipendente ma solo a progetto; l’82% sostiene che l’età pensionabile cesserà di esistere e un altro 82% che le gerarchie non servano più per risolvere problemi lavorativi tanto che (49% delle risposte) dipartimenti e gerarchie spariranno nel futuro.
Sono questi alcune delle riflessioni che emergono dalla ricerca di ADP – multinazionale americana leader nella gestione del personale – condotta su 2.400 lavoratori di quattro continenti (Africa esclusa) e presentata a Bologna in occasione dell’“Executive Circle”, prima tappa di un percorso per confrontarsi con decision maker e opinion leader del Paese sul tema “La digital transformation passa dalle persone” (prossime tappe a Roma il 24 gennaio 2017 e a Milano il 23 marzo). «Partiamo con questo ciclo di incontri da Bologna perché l’Emilia-Romagna si è dimostrata terra di grande innovazione sulle politiche aziendali per le risorse umane. 

Smart working – spiega Nicola Uva, direttore marketing ADP Italia – ma anche orario flessibile, piattaforme social di condivisione delle informazioni tra dipendenti, adozione di strumenti tecnologici che consentono il controllo online dell’avanzamento del lavoro: tutto ciò è già realtà, non è utopia».

Sono cinque i concetti che riassumono le nuove tendenze del mondo del lavoro e impongono una rivoluzione a chi gestisce il capitale umano: libertà, conoscenza, stabilità, autogestione e significato.

Libertà

La tecnologia ha introdotto nuova flessibilità sia per i dipendenti sia per i datori e i primi vogliono l’elasticità necessaria per fare il proprio lavoro quando, dove e come vogliono. Il problema diventa creare una squadra se la maggior parte delle persone lavorano in remoto e in differenti orari. La risposta è negli strumenti online – tra cui le piattaforme di social media – per aumentare la collaborazione e la condivisione delle conoscenze tra individui e tra team.

Conoscenza

Lo studio ADP conferma che già oggi il 97% delle persone utilizza la tecnologia per imparare qualcosa, sempre e ovunque. E l’81% afferma che i social media diventeranno l’hub di collaborazione e condivisione per il lavoro strutturato.

Stabilità

È la priorità lavorativa in Europa davanti a libertà e conoscenza, ma stabilità non significa più posto fisso, bensì rete professionale estesa, relazioni che possono aiutare il lavoratore a crescere sia nel proprio settore sia in altri ambiti, estendendo le possibilità di carriera. Questo rende molto liquidi i ruoli e immediato il rapporto prestazione-retribuzione.

Autogestione

Tecnologie digitali e social portano alla condivisione orizzontale di tutte le informazioni e rendono perciò superflue le gerarchie e molto più autonome le persone sia nel gestirsi sia nel decidere e risolvere problemi.

Significato

Il lavoro sempre più incerto e mutevole implica che l’ambizione delle persone non sia più economica ma quella di dedicarsi a progetti personalmente significativi. L’89% dei lavoratori nel mondo (il 78% degli europei) sceglie infatti di lavorare su interessi personali e di impatto sociale. E anche tra gli europei generalmente meno “aperti” e ottimisti verso il cambiamento rispetto alla media mondiale, il 72% è pronto a lavorare ovunque nel mondo, a usare tecnologie virtuali per formarsi (81%) e ad autogestire problemi e agenda di lavoro (70%).

#respiralavoro mood!!!

Apprendistato formativo: gli sgravi del 2017 per le aziende

Prorogati al 2017 gli sgravi previsti per le aziende che decidono di assumere attraverso il contratto di apprendistato formativo promosso dal Jobs Act.
La dotazione di 11,2 milioni di euro sarà orientata a migliorare e implementare lo sviluppo del cosiddetto sistema duale, ovvero il sistema di alternanza scuola-lavoro e formazione-lavoro.

Come funzionano gli sgravi apprendistato nel 2017?

Gli sgravi del 2017 per l’assunzione con contratto di apprendistato per ragazzi al di sotto dei 25 anni, prevedranno i seguenti vantaggi:

  • cancellazione della “tassa di licenziamento”;
  • cancellazione del il contributo integrativo dello 0,30% per i fondi interprofessionali;
  • sgravio del pagamento dei contributi Naspi (1,31%)
  • esclusione delle spese sostenute per la formazione nel calcolo dell’Irap.

Per le imprese con oltre 9 dipendenti, inoltre, l’aliquota contributiva dovuta in forza dell’assunzione sarà dimezzata, passando dal 10% passerà al 5% (mentre i datori sotto i 9 non pagano nulla fino a fine anno).

Aziende: gli altri vantaggi del contratto di apprendistato

Il contratto di apprendistato permette alle aziende di avere anche altri vantaggi, in particolare è possibile:

  • inquadrare fino a due livelli inferiori il giovane apprendista assunto;
  • pagare al 10% le sole ore di formazione “on the job” (mentre per le ore trascorse a scuola non c’è alcun obbligo retributivo.

 

 

Come dare le dimissioni online

Dal 12 marzo 2016 per cambiare occupazione o interrompere un rapporto di lavoro è necessario dare le dimissioni online. 

Non si è più obbligati a inviare alcuna raccomandata o perdere tempo per recarsi in qualche ufficio. Tale procedura è necessaria sia per le dimissioni volontarie sia per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. 

Qui vedremo nel dettaglio come funziona la procedura online messaci a disposizione dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Per dare le dimissioni online la prima cosa da fare è andare sul sito http://www.cliclavoro.gov.it, spostarsi nella sezione Cittadini e dal pannello che viene mostrato sulla sinistra cliccare sull’opzione Dimissioni telematiche.

Scorriamo quindi la pagina fino in fondo e clicchiamo su Accesso per i Cittadini. A questo punto verremo reindirizzati su una nuova pagina dove dovremo cliccare sul tasto Login mostrato al centro.

Fatta questa operazione ci ritroveremo nel sito dell’INPS dove dovremo effettuare l’accesso inserendo il nostro codice fiscale e il PIN. Il PIN deve essere di tipo dispositivo. Nel caso non si fosse in possesso del PIN, cliccare su Richiedi e gestisci il tuo PIN per procedere alla richiesta del PIN personale. Se invece si ha il PIN ma non è ancora di tipo dispositivo, si può convertirlo utilizzando la procedura Converti PIN mostrata sempre sul sito dell’INPS. Per completare la richiesta sarà necessario compilare un modulo con la propria firma e la copia di un documento di identità valido. Il modulo e la copia del documento dovranno essere quindi inviati attraverso la procedura online, via fax al numero gratuito 800 803 164 o recandosi personalmente presso una sede Inps.

Una volta effettuato l’accesso al portale dell’INPS clicchiamo su Prosegui. Ci troveremo quindi nella maschera dove caricare le dimissioni volontarie. Per procedere clicchiamo su Nuovo, selezioniamo il periodo in cui è iniziato il rapporto di lavoro e premiamo Cerca.

Verranno quindi visualizzati i nostri rapporti di lavoro. Per procedere con le dimissioni clicchiamo sul tasto Crea alla destra del rapporto di lavoro che si vuole interrompere. Verrà quindi aperta una nuova maschera con importati automaticamente i nostri dati e quelli del datore di lavoro.

Se sono assente per malattia l’azienda può licenziarmi? 

Il licenziamento del lavoratore malato può avvenire in due casi: quando l’assenza supera il tempo massimo consentito dal contratto collettivo (cosiddetto licenziamento per superamento del comporto) o quando, anche se tale termine non viene superato, l’assenza del dipendente procuri un danno all’organizzazione dell’azienda (cosiddetto licenziamento per scarso rendimento). Quest’ultima ipotesi è stata creata dalla giurisprudenza più recente con delle interpretazioni che hanno dato luogo a notevoli critiche e discussioni: in questo modo, infatti, si finisce per addossare sul dipendente l’incapacità organizzativa del datore di lavoro a trovare sostituti.
Ma procediamo con ordine e vediamo tutti i casi in cui il dipendente assente per malattia può essere licenziato.

Licenziamento del dipendente in malattia per superamento del comporto
Se il tuo problema è «quanto tempo posso stare in malattia senza essere licenziato», la prima cosa che devi fare è procurarti il contratto collettivo del tuo settore e verificare quello che tecnicamente si chiama periodo di comporto: si tratta di un termine entro cui l’azienda non può licenziare il lavoratore assente per malattia. Durante questo periodo, infatti, il dipendente ha diritto a mantenere il posto di lavoro e il pagamento dello stipendio.

Il codice civile difatti stabilisce il divieto per il datore di lavoro di licenziare il dipendente malato o infortunato se l’assenza non supera il comporto.

Se, invece, la malattia supera il tempo massimo stabilito dal comporto, può scattare liberamente il licenziamento, senza bisogno che vi sia una giusta causa o un giustificato motivo soggettivo. In pratica, oltre tale periodo, il lavoratore è immediatamente licenziabile, senza che il datore di lavoro debba fornire alcuna ulteriore ragione o prova: è sufficiente elencare nella lettera di licenziamento i giorni di assenza e la durata complessiva della stessa.

Se l’assenza del lavoratore è stata dovuta a un infortunio sul lavoro, perché il datore non ha rispettato le norme antinfortunistiche o, comunque, non ha tutelato l’integrità psicofisica del proprio dipendente, quest’ultimo può protrarre l’assenza anche oltre il termine del comporto senza subire il rischio di essere licenziato (in questo caso, infatti, l’assenza è dovuta alla colpa dell’azienda).

Licenziamento per scarso rendimento

Come dicevamo, la giurisprudenza – e in particolar modo Cassazione e Tribunale di Milano – hanno elaborato una nuova ipotesi di licenziamento del dipendente in malattia: quando l’assenza, anche se non supera il periodo di comporto, cagiona un danno all’organizzazione dell’azienda. In questo caso, però, il datore di lavoro che voglia recedere dal contratto di lavoro, deve dimostrare di aver subito un danno (cosa che, invece, nel licenziamento per superamento del comporto non deve fare, bastandogli semplicemente indicare il superamento del tetto dei giorni di assenza consentiti).

In buona sostanza, si configura in questi casi uno scarso rendimento del dipendente che, assente spesso per malattia, non sia in grado più di produrre secondo i ritmi necessari all’azienda (si pensi al caso del lavoratore che, dopo diversi mesi, non sia più istruito sulle novità lavorative del settore e gli aggiornamenti). Un danno che può essere addirittura superiore nel caso in cui le assenze siano a singhiozzo, mettendo il datore nella necessità di trovare necessariamente un sostituto per quella mansione.

Già l’anno scorso il foro del capoluogo lombardo [1] aveva chiarito la distinzione tra la malattia posta alla base del superamento del periodo di comporto e quella posta alla base dello scarso rendimento. Nel primo caso il datore di lavoro non può recedere dal rapporto prima del superamento del periodo di comporto, tuttavia il superamento di quel limite è condizione sufficiente di legittimità del recesso, nel senso che non è necessaria la prova del giustificato motivo oggettivo, né della sopravvenuta impossibilità della prestazione lavorativa, né della correlata impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni diverse. Qui il datore di lavoro ha il solo onere di dedurre ed allegare il superamento del periodo di comporto, il quale – per ciò solo – legittima la risoluzione del rapporto.

Altra cosa è il licenziamento per scarso rendimento; qui la malattia non rileva di per sé, ma in quanto le assenze, anche se incolpevoli, hanno determinato scarso rendimento e inciso negativamente sulla produzione aziendale. Nell’altro caso il datore di lavoro ha invece l’onere di provare che le modalità delle assenze hanno determinato l’impossibilità di utilizzo della prestazione lavorativa.

Se il datore non riesce a dimostrare che l’eccessivo tempo di malattia abbia determinato una disfunzione organizzativa nell’impresa, il dipendente ha diritto ad essere reintegrato sul posto anche con le nuove regole del Job Act.

Questo orientamento è stato, in verità, battezzato dalla Cassazione [4] due anni fa, cui sono seguite diverse sentenze del Tribunale di Milano.

Più precisamente la Corte di Cassazione, nella sentenza richiamata, ha affermato la legittimità del licenziamento di un dipendente, intimato in ragione di ripetute assenze «agganciate» ai giorni di riposo (pur senza superamento del periodo di comporto), in quanto – a detta della Corte – avrebbero determinato scarso rendimento ed una prestazione lavorativa non proficuamente utilizzabile per il datore di lavoro, incidendo negativamente sulla produzione aziendale.

Insomma, la sostanza del licenziamento per scarso rendimento si ha quando si danneggia l’interesse dell’azienda alla continuità dell’attività lavorativa che non può lasciare scoperti alcuni dei servizi o delle attività rese.

Stando a questi “principi”, dunque, un lavoratore dovrebbe cercare di contenere i giorni di malattia in ragione dell’ipotetico e rilevante disservizio creato in azienda.

Che cos’è la sindrome di Stendhal?

La sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze (città in cui si è spesso manifestata), è una affezione psicosomatica osservabile nei soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati. 

Ma in che modo si manifesta? E, soprattutto, quali sono i sintomi?
ORIGINE DEL TERMINE – Fenomeno verificatosi di frequente al cospetto delle opere di Caravaggio e Michelangelo, il nome della sindrome si deve allo scrittore francese Stendhal. Fu proprio lui a descrivere nell’opera “Roma, Napoli e Firenze” scritta nel 1817, gli effetti dei questa patologia psicosomatica, sperimentata in prima persona. Stendhal in effetti racconta che, durante una visita alla Basilica di Santa Croce a Firenze, fu colto da una crisi che lo costrinse a guadagnare l’uscita dell’edificio al fine di risollevarsi dalla reazione vertiginosa che il luogo d’arte scatenò nel suo animo.

L’ANALISI PSICOLOGICA – Ma è stata una psichiatra italiana a divulgarla grazie alla pubblicazione di un libro in cui descrisse più di 100 casi. Si tratta di Graziella Margherini, responsabile del servizio per la salute mentale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Firenze, che nel 1979 scrisse “La sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte”. L’indagine prese atto dalla cura di turisti che, usciti dagli Uffizi, e in preda a singolari malori, si recavano nel vicino ospedale fiorentino. Nello studio furono osservato soggetti per lo più di sesso maschile, di età compresa fra 25 e 40 anni e con un buon livello di istruzione scolastica, che viaggiavano da soli, provenienti dall’Europa Occidentale o dal Nord-America e si mostravano molto interessati all’aspetto artistico del loro itinerario. L’esordio del disagio si presentò poco tempo dopo il loro arrivo a Firenze, e si verificò all’interno dei musei durante l’osservazione delle opere d’arte.

In merito alla sua ricerca, Graziella Magherini afferma che “l’’analisi della sindrome di Stendhal ha messo in evidenza le complesse interazioni psicosomatiche che possono attivarsi in alcuni individui, con particolari condizioni psichiche predisponenti, quando il contesto ambientale favorisce gli aspetti di sradicamento rispetto alle proprie abitudini di vita. La Bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse”.  

I DISTURBI – “Nello studio” continua la studiosa “abbiamo osservato diverse forme. La maggior parte dei turisti manifestavano attacchi di panico, alcuni presentavano disturbi del contenuto e della forma del pensiero con intuizioni e percezioni deliranti associate a disturbi delle senso/percezioni con allucinazioni uditive, altri ancora percepivano fenomeni illusionali e cenestofrenie; altri presentavano disturbi affettivi, con umore orientato in senso depressivo con contenuti olotimici di colpa e di rovina o, viceversa, in senso maniacale con euforia e manifestazioni di estasi. Altri ancora manifestavano sintomi riferibili agli attuali criteri diagnostici per il disturbo di panico, con crisi acute di ansia libera o situazionale; ed infine, alcuni, oltre ad un senso di profondo turbamento, percepivano la città incombente, quasi nemica, come se si sentisse perseguitato non già da un’entità, ma dalla città stessa”.

MICHELANGELO E L’ARTE RINASCIMENTALE – Eseguito a Firenze, lo studio era rivolto all’osservazione dei disturbi provocati soprattutto dalla visione di opere rinascimentali. In particolare, il divino Michelangelo è l’artista che più di altri ha contribuito a scuotere gli animi. Graziella Magherini infatti afferma che “nei miei studi su Michelangelo, mi sono soffermata soprattutto sul David. Il David presenta delle caratteristiche eccezionali: in primo luogo possiede una bellezza anatomica straordinaria e poi, contemporaneamente, è un eroe biblico e, per la città, un eroe civico. Soprattutto, ciò che colpisce chiunque, è il lato estetico: è un bellissimo nudo e ciò riesce a influenzare l’animo di alcune persone rendendole in qualche modo eccitate, depresse e così via, influenzando perciò l’emotività dello spettatore, in un senso o in un altro”.

Quando la cultura invade il nostro essere… RespiraLavoro ama l’arte!!