Cosa sapere sul lavoro che verrà (dove, come, quando, quanto)

I cambiamenti indotti dalla crisi economica, il contesto internazionale che resta incerto: tutto contribuisce a cambiare la domanda di lavoro, non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi, cioè con riferimento alle caratteristiche e alle skill delle figure professionali richieste.Ecco perché occorre anticipare e interpretare le tendenze del mercato del lavoro, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione e di migliorare l’occupabilità dei lavoratori, programmando adeguatamente i percorsi formativi e fornendo adeguati strumenti di scelta soprattutto ai giovani.
Fin dal 2008 la Commissione europea ha emesso la Comunicazione “New Skills for New Jobs; a questo il Sistema informativo Excelsior ha voluto affiancare alla consueta rilevazione annuale l’individuazione delle tendenze di medio lungo periodo della domanda di lavoro in Italia, con un dettaglio settoriale per gruppi professionali, per livelli e indirizzi formativi.

Sono stati considerati due scenari: uno base (benchmark) e uno ottimistico (che prevede riforme capaci di stimolare la crescita). Ecco cosa raccontano, e come attrezzarsi.

L’occupazione crescerà in entrambi gli scenari. Il primo (base) scenario prevede una crescita dell’occupazione dello 0,4% medio annuo fra il 2016 e il 2020. A questa previsione corrisponde – considerando anche la componente di replacement demand (costituita dalla domanda che deriva dalla necessità di sostituzione in tutto o in parte lavoratori in uscita per pensionamento e mortalità) – un fabbisogno complessivo di 2.552.500 unità lavorative nel quinquennio, con un andamento crescente nel corso del periodo. Nell’ipotesi dello scenario positivo la crescita dell’occupazione si porterebbe al +0,8% annuo e il fabbisogno a 2.941.000 unità.

Il tasso medio annuo di fabbisogno (fabbisogno rapportato allo stock di occupati) è pari al 2,3%. I tassi di fabbisogno risultano più elevati nei servizi (2,6%), mentre nell’industria, dove diversi settori avranno espansione negativa o nulla, non supera l’1,5%. Considerando come i diversi settori contribuiranno alla formazione del fabbisogno complessivo (pari, nell’intero periodo in esame, a 2.552.500 unità), nelle prime posizioni della graduatoria si trovano la sanità-assistenza (con un tasso medio annuo di fabbisogno del 4,1%) e i servizi avanzati alle imprese (3,5%).

In termini assoluti, nel 2020 il fabbisogno sarà ampiamente determinato dai servizi (83% del totale). Tra questi prevalgono il commercio, la sanità e assistenza sociale nonché i servizi avanzati. Seguono poi l’istruzione, i servizi operativi, le costruzioni, i trasporti e il turismo.

L’unico settore dei servizi per cui si prevede un’expansion demand negativa è quello dei servizi finanziari e assicurativi. Ciò sembra segnalare la necessità di una prosecuzione del processo di recupero di efficienza e redditività del settore anche (e forse soprattutto) attraverso fusioni e aggregazioni. Tra i settori tipici del made in Italy, solo l’alimentare dovrebbe far rilevare una lieve espansione degli occupati, mentre per gli altri si prevede un processo orientato a un recupero di produttività e di competitività intervenendo anche sulla quantità e sul profilo qualitativo del capitale umano utilizzato.

Il tasso di fabbisogno è più elevato per le professioni high skill (dirigenti, professioni specialistiche e tecniche), per le quali raggiunge il 2,5%, e per le professioni low skill (operai o personale non qualificato), per le quali si attesta al 2,4%, mentre per le figure intermedie è pari al 2,1%.

Tra il 2016 e il 2020, la quota di figure high skill crescerà di oltre 2 punti (dal 39 al 41%), soprattutto a scapito delle figure intermedie (-1,8 punti), mentre il peso delle professioni low skill resterà quasi invariato. La più sostenuta crescita delle figure high skill dovrebbe comportare, dal punto di vista dei livelli di istruzione, un significativo incremento dei laureati (+32%) e dei diplomati (+24%), mentre le restanti figure con titolo di studio più basso dovrebbero presentare un incremento nettamente inferiore (+14%). Nel 2020 i laureati e i diplomati dovrebbero quindi rappresentare il 65% del fabbisogno totale, contro il 62% del 2016.

Dal punto di vista dei livelli di istruzione, il fabbisogno complessivo 2016-20 (pari nel complesso a 2.552.500 unità) si articola in 787.000 laureati (31% del totale), 837.000 diplomati (33%) e altre 928.000 unità per cui sarà richiesta la qualifica professionale o non sarà richiesto alcun titolo “formale”. I tassi medi di fabbisogno risultano però piuttosto diversi, passando dal 3,3% dei laureati all’1,9% dei diplomati e al 2,2% delle “qualifiche e titolo non indicato”.

Il confronto dell’evoluzione del fabbisogno di laureati con l’andamento previsto dell’offerta di titoli universitari indica una possibile carenza di offerta, che in parte potrebbe essere tuttavia colmata attingendo allo stock di disoccupati e con situazioni molto differenziate per i vari indirizzi di studio.

In termini assoluti nel 2020 i laureati più richiesti saranno quelli a indirizzo economico -statistico (oltre 35.000), seguiti dai medici e paramedici (31.000), dagli ingegneri (oltre 24.000) e dal gruppo insegnamento (quasi 19.000). Per i diplomati si dovrebbe invece mantenere anche nei prossimi anni uno scenario di eccesso di offerta, anche se in tendenziale attenuazione a anche in questo caso con situazioni molto differenziate per indirizzi. Lo studio ribadisce la situazione di eccesso di offerta prima delineata. Questo è poi “aggravato”, dalla presenza dei diplomati in cerca di lavoro già presenti sul mercato del lavoro.

I diplomati in ingresso tra il 2016 e il 2020 saranno costituiti, mediamente, da 55.200 giovani in uscita dagli istituti professionali, 108.000 che avranno conseguito la maturità tecnica, quasi 11.000 diplomati nei licei delle scienze umane, 65.500 con maturità liceale (classica, scientifica, linguistica) e quasi 21.000 con maturità artistica.Questo quadro, che già oggi vede il manifestarsi di elementi di mismatch tra domanda e offerta per taluni profili professionali – come sistematicamente evidenziato dalle indagini Excelsior – comporterà una ricomposizione dei profili professionali attesi, che andranno a favore di una maggiore quota di figure high skill.