Quei pochi istanti per un cv: così decidono i selezionatori

I responsabili delle risorse umane impiegano sempre meno per analizzare i profili dei candidati. Loro dichiarano che gli servono tra 5 e 10 minuti, ma una ricerca che li ha seguiti con la rivoluzionaria tecnica dell’eye tracking svela che in realtà analizzano in molto meno tempo il curriculum di chi cerca lavoro. 

Tutto in un battere di ciglia. Pochissimi istanti. Crudeli e rapidissimi. Neppure il tempo per pensare. I selezionatori dedicano alla lettura di un curriculum davvero poco tempo. Un tempo di gran lunga inferiore a quello che loro stessi dichiarano di impiegare. 

A dirlo è il loro sguardo. Che non può mentire, perché quando è stato misurato, ironia della sorte, non sapeva neppure di essere scrutato e valutato.

Tutte le ricerche, fino a oggi, hanno sempre mostrato che per valutare un curriculum chi si occupa di selezione, impiega almeno cinque minuti. Ultima indagine a confermare questo dato è quella di Robert Half International, la multinazionale di recruitment specializzato, pubblicata in questi giorni. Seconda la ricerca il 37 per cento dei direttori del personale ha dichiarato di avere bisogno di un tempo compreso tra cinque e dieci minuti, un altro 11 per cento di utilizzare tra dieci e 20 minuti e un altro 10 per cento anche più di 20 minuti. Solo meno di un terzo di loro ha confessato di trovare sufficiente un tempo inferiore ai cinque minuti.

Ma questi dati sembrano essere smentiti dalla più recente delle ricerche (“Keeping an eye on recruiter behavior”) che ha utilizzato per prima volta la rivoluzionaria tecnica dell’eye tracking per l’ambito delle ricerca del personale e li ha seguiti per dieci settimane nella loro attività di selezionatori mentre valutavano i curriculum. La metodologia dell’eye tracking registra e analizza dove e, soprattutto, quanto a lungo una persona fissa il proprio sguardo mentre raccoglie un’informazione o svolge un’attività.

Ebbene, i selezionatori impiegano solo 6 secondi per analizzare un curriculum e nella lettura seguono un percorso visuale ben preciso. E tanto più linearmente e professionalmente il cv è scritto, e tanto più facilmente, e rapidamente, ritrovano le informazioni che cercano.

Che impieghino così poco tempo, in certi casi, è meglio anche per il candidato. Visto che quanto più lo sguardo è costretto a vagare in quello spazio di due paginette, dicono gli autori dell’indagine, tanto più i selezionatori si sentono costretti a fare fatica a prendere una decisione. I decisori, insomma, preferiscono ritrovare un percorso che li agevoli a decidere in un brevissimo lasso di tempo.

Le foto quindi, come ogni altra variazione grafica, finiscono per risultare come una distrazione, una perdita di tempo. Almeno rispetto a quelle informazioni che i selezionatori ritengono necessarie. L’ottanta per cento del breve tempo, trascorso a “valutare” il cv, viene impiegato sempre su sei precise informazioni che stanno davvero a cuore ai selezionatori: il nome del candidato, l’attuale posizione, l’azienda in cui si lavora, la precedente azienda in cui si è lavorato, la durata dell’impiego e il titolo di studio. 

Va bene o non va bene, dipende da queste informazioni.

Quanto ai social network, i profili su queste piattaforme non sembrano essere così efficaci e leggibili, almeno rispetto a un cv ben scritto. Tra un curriculum in formato professionale e un profilo su LinkedIn, gli occhi dei selezionatori sembrano muoversi con maggiore agio fuori dal social network. I primi vengono considerati più facili da leggere del 55 per cento. Questo perché i profili, ad esempio su LinkedIn, presentano un più elevato grado di complessità visiva. Anche per la presenza di altri elementi, anche pubblicitari, che riducono la capacità del selezionatore di individuare rapidamente tutte le informazioni essenziali. Inoltre l’immagine pubblicata cattura lo sguardo per il 20 per cento del tempo portando, in qualche modo, fuori strada li selezionatore.

Gli esperti, al termine della ricerca, danno anche i loro consigli essenziali: insistere su un layout ben organizzato e una gerarchia visuale molto chiara. Allo stesso tempo, spiegano ancora gli autori, ci si deve preoccupare che il profilo online sia il più semplice possibile da leggere e non preveda elementi che visivamente catturano l’attenzione distogliendola dalle informazioni chiave.

Insomma,  il curriculum e ancora il vostro miglior biglietto da visita!!