Neolaureati e lavoro

Neolaureati – ecco come vi vogliono e che cosa sono disposti a darvi le grandi aziende

tratto da http://www.republicadeglistagisti.it

Parlare le lingue ed essere proattivi. Sono queste le caratteristiche che le aziende cercano di più quando selezionano giovani da inserire: è ciò che emerge dalla 15esima indagine conoscitiva “Neolaureati & stage” condotta da Gipd, Gruppo intersettoriale direttori del personale, presentata pochi giorni fa a Milano dal suo presidente Paolo Citterio.

stage lavoro
L’ottima conoscenza di una o più lingue straniere si piazza infatti al primo posto, con il 21% delle preferenze, nella classifica degli elementi positivi che giocano in favore del candidato in un processo di selezione
; quasi a parimerito con la motivazione, che si attesta al 20%. In particolare, la conoscenza dell’inglese è assolutamente necessaria per la grande maggioranza – l’83% – delle aziende; in alcuni casi è poi necessaria, o quantomeno gradita, la conoscenza di un’altra lingua. E qui accanto alle classiche francese, tedesco e spagnolo, apprezzate rispettivamente dal 37, 32 e 15% delle imprese, si fanno strada anche il russo (5%) e il cinese (4%). Conoscere queste lingue particolari fornisce dunque una carta in più da giocare in fase di selezione.

Per quanto riguarda la preparazione accademica, gli hr manager dichiarano con grande sincerità che nella maggior parte dei casi (43%) non hanno nessuna difficoltà di reperimento di candidati laureati in facoltà specifiche; poco meno di un quarto degli intervistati però rileva una certa difficoltà per profili di Ingegneria.

Questa facoltà  infatti si conferma in cima alla lista delle preferenze per i selezionatori del personale, anche se per il primo anno Economia riesce ad affiancarsi con lo stesso punteggio. Sono queste due dunque le facoltà più richieste. In particolare gli ingegneri più ambiti in assoluto sono quelli gestionali, seguiti dai meccanici. Nella classifica di gradimento si piazzano poi i laureati delle facoltà di Giurisprudenza (6%), e di Scienze dell’economia e gestione aziendale (5,%). Fanalini di coda, come di consueto, le facoltà umanistiche, con Filosofia e Lettere entrambe sotto l’1%.

A parte il titolo di studio, le lingue e la motivazione, ci sono altri dati che piacciono agli addetti Hr in fase di selezione: per esempio un 10% viene colpito positivamente quando rileva nel candidato una disponibilità alla mobilità territoriale, e a un altro 10% piace trovare nel cv qualche esperienza di lavoro durante il periodo di studi. Questi due aspetti sono ancora più importanti, secondo la rilevazione di Gidp, rispetto alla puntualità della laurea (un 8% considera comunque molto importante laurearsi nei tempi previsti), al conseguimento di un master (7%) o a un’esperienza all’estero con l’Erasmus (6%). Bisogna scendere ancora nella classifica per trovare una valorizzazione di un voto di laurea elevato (importa solo al 5% dei selezionatori) o per un’esperienza di stage curriculare (solo 3,5%!).

E al di là di quel che dice il curriculum, poi sono le qualità personali e relazionali a emergere in fase di colloquio. Qui la caratteristica più apprezzata, secondo l’indagine del gruppo presieduto da Paolo Citterio, è la capacità di analisi e di risoluzione dei problemi, nettamente in cima alle preferenze, seguita dalla capacità di mettersi in azione e in gioco, dalla proattività e dalla flessibilità.

Ma quando gli uffici Hr hanno qualche posizione aperta e fanno partire le selezioni, non sempre le cose vanno nel verso giusto. I giovani che si affrettano a rispondere agli annunci di lavoro e di stage inviando il proprio cv sono tanti, certo, ma spesso i recruiter rilevano forti lacune. In particolare secondo un settimo degli intervistati i candidati neolaureati dimostrano una troppo scarsa conoscenza del mondo del lavoro; il 12% torna sul tema lingue, lamentandone un livello di conoscenza troppo basso. Più di uno su dieci rileva nei giovani una mancanza di motivazioni e una scarsa capacità di adattamento e flessibilità. Indecisione nelle scelte e nei progetti, scarsa intraprendenza e scarsa abilità nella gestione comportamentale sono altre delle caratteristiche negative rilevate dalle aziende che hanno partecipato all’indagine. Con una curiosità, la cui lettura dovrebbe forse generare un po’ di mestizia: le richieste economiche eccessive sono all’ultimo posto nella lista delle lamentele delle aziende. Segno che ormai, coi tempi che corrono, quasi nessuno si azzarda avanzare pretese o rivendicazioni dal punto di vista retributivo – quantomeno all’inizio.

C’è poi tutta una sezione della ricerca dedicata alle modalità attraverso cui le grandi aziende inseriscono i neolaureati. Il dato principale è che, nonostante la crisi, le aziende continuano a usare lo stage e anzi lo usano sempre di più: il 43% delle imprese interpellate conferma di utilizzare questo strumento e anzi che il numero di stagisti ospitati è aumentato rispetto al passato; il 40% invece registra un numero sostanzialmente invariato. A fronte di questa grande maggioranza c’è una piccola minoranza, pari circa al 6%, che dichiara una diminuzione delle posizioni di stage rispetto al passato; poi un 8% di imprese che ha abbandonato lo stage, dopo averlo utilizzato in passato, e un piccolissimo 3% che dichiara di non attivare né aver mai attivato stage.

Per quanto riguarda le finalità del tirocinio, il campione preso in esame da Gidp sembra molto orientato verso una concezione del periodo di stage come “periodo di prova allungato” per testare le capacità del candidato: quasi la metà degli Hr manager intervistati dichiara infatti che la finalità principale è la conoscenza reciproca tra l’azienda e il neolaureato prima di procedere con l’assunzione, e un ulteriore 5% esprime il medesimo concetto in maniera un po’ più sfumata, indicando una conoscenza reciproca, formazione e possibile assunzione. Solo il 14,5% dichiara di farlo in maniera completamente “altruistica”, per rispondere cioè alle esigenze formative curriculari dei laureandi attraverso accordi con università e iniziative collaterali. Un 32% considera invece gli stage come strumento strettamente e puramente formativo, rispondendo di attivarne solo per consentire al neolaureato di fare un’esperienza formativa, ma escludendo la possibilità di un’eventuale assunzione al termine.

Una buona notizia è che, probabilmente anche grazie alle nuove normative regionali che – quantomeno per gli stage extracurriculari – hanno introdotto nei mesi scorsi l’obbligo di erogare una indennità minima, solo meno del 3% delle aziende intervistate dichiara di non prevedere alcun tipo di rimborso spese a favore dei tirocinanti. Anzi, sotto questo punto di vista l’indagine di Gidp traccia un quadro davvero roseo rispetto alla media nazionale: i tre quarti delle aziende prevedono per i propri stagisti un rimborso spese superiore a 500 euro al mese, con un 9% che dichiara addirittura indennità “standard” superiori ai 900 euro. Il 37,5% degli intervistati specifica anche che la cifra è aumentata rispetto al passato: qui probabilmente si collocano quelle imprese che fino al 2013 prevedevano emolumenti più bassi rispetto ai minimi adesso fissati delle nuove normative regionali. Al rimborso spese monetario, poi, la maggior parte delle imprese aggiunge anche la possibilità di usufruire della mensa aziendale (32% dei casi) o ancor più spesso i buoni pasto (41%).
Insomma le imprese intervistate in questa rilevazione sono molto generose: ciò forse si spiega con il fatto che si tratta, per la metà del campione, di aziende multinazionali, in massima parte ubicate nelle regioni del nord ovest (il 65% ha infatti sede in  Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) e di grandi dimensioni (quasi tre su quattro hanno oltre 250 dipendenti).

Ma quante possibilità hanno i neolaureati di entrare in queste grandi e generose aziende? Secondo Gidp non poche: l’indagine rivela che molte hanno assunto, negli ultimi 12 mesi, una parte degli stagisti ospitati, addirittura “tutti” nel 9% dei casi; e che c’è anche una piccola pattuglia di aziende, circa il 14% del totale, che racconta di aver assunto direttamente, senza il passaggio intermedio del tirocinio, magari valorizzando precedenti esperienze di stage che il neoassunto aveva svolto altrove. Le funzioni aziendali dove sono più spesso inseriti i neolaureati sono commerciale, marketing e progettazione, ma anche produzione e ricerca&sviluppo.

Attenzione però a non farsi troppe illusioni: c’è comunque quasi un quarto delle aziende prese in esame da Gidp che dichiara di non aver assunto nemmeno uno stagista, né di avere intenzione di farlo nei prossimi sei mesi.

Eleonora Voltolina