Perché voglio cambiare lavoro?

Cosa porta a voler cambiare lavoro?

–  Perché non credo più in quello che fa l’azienda, 

– perché quello che faccio non  è quello che volevo fare, 

– perché non riesco più a capire dove sto andando,

– perché le sfide si sono esaurite e non cresco più,

– perché i successi non mi gratificano, il mio impegno non è riconosciuto. 

Risultato??

Parli malvolentieri del tuo lavoro, non stimi e a volte non rispetti più il tuo capo. 

In due parole, vuoi fare altro. 

Come hanno spiegato Molly Brennan della Koya Leadership Partners e Shawince Meador della University of North Carolina i segnali di una vita professionale che non funziona più parlano chiaro e vanno ascoltati.   

Cambiare lavoro: le migliori opportunità 

Non trovo lavoro è l’approccio sbagliato, perché se da un lato le occasioni professionali non riguardano solo i lavori che gli italiani non vogliono fare più, dall’altro le strategie 3.0 suggeriscono strade alternative per trovarlo (anche all’estero) e a pescare da un rapporto di CareerBuilder e dall’elenco dell’Istat, si scopre che nel 2016 le opportunità per cambiare vita suggeriscono la vita in campagna (le aziende agricole sono in crescita), pubblicizzano il settore della ristorazione (evergreen degli ultimi tempi e ancora per parecchi anni), gli agenti di commercio e promuovono logopedisti e fisioterapisti. Chi poi, ha competenze informatiche e attitudini flessibili (in due parole non ha difficoltà a lavorare da casa), è a cavallo, stando a una classifica di Forbes che piazza al primo e più ambito posto il software architect, seguito dal project manager, quindi dal business development, dall’IT Architect, il management consultant, l’account manager, il sales engineer, l’Operations Director, il Marketing and Sales Director e il network engineer. 

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