LASCIARE IL TUO LAVORO? PERCHÉ BUTTARSI…

Tibor Fisher nel suo “La gang del pensiero” sostiene che tutti hanno pensato almeno una volta nella vita di fare una rapina in banca, scrivere un libro, aprire un ristorante. Per fortuna, continua, non tutti sono sufficientemente squilibrati dal buttarsi in una di queste iniziative. Alla lista vanno aggiunti fare il fotografo o la wedding planner.
Per me è stato un po’ così, volevo vedere se c’era qualcosa di diverso da quello che ero stato programmato per fare da anni di scuola, università, famiglia, catechismo, televisione, le ore mese, caballero, nando,  vicissitudini varie…

Per molti lasciare il proprio lavoro è un gesto di coraggio: non lo è stato per me. I veri eroi stanno in open space. A combattere ogni giorno per mantenere la famiglia.

A loro tutta la mia stima.

Detto questo, sia chiaro che con questo post non voglio incoraggiare nessuno a licenziarsi né tanto meno a mantenere un lavoro che si odia. Vorrei solo fornire il punto di vista di una che ha lasciato… e ha fatto bene…

Il primo giorno mi è successa una cosa strana…nonostante mi aspettassi notti insonni a meditare sul un incerto futuro, premonizzando notti all’adiaccio sotto un ponte, in uno scatolone cantando gospel e bruciando gasolio dentro un bidone, la prima notte fuori da lì  ho dormito come un bambino, come non accadeva da anni. Mi ha fatto capire molte cose su come fossi messo.

L’altra cosa più strana ed interessante è che tuttedentratto mi sono reso conto che come dicono i Jarabe de palo, dipende tutto dipende da che punto guardi il mondo tutto dipende (non è che vorrei cantarvela tutta ora…). Seguitemi.

Su uno dei mille libri inutili che mi sono passati sotto mano negli ultimi anni, ho letto che mappa e territorio sono due cose diverse. Ognuno mappa la realtà, in base alle proprie esperienze, alla propria educazione, alla società in cui vive. Per cui la stessa situazione può essere vista in modi diametralmente opposti.

Benjamin Zander, direttore della Boston Philharmonic Youth Orchestra (guardatevi il suo Ted Talk) racconta questo aneddoto: Ci sono due venditori di scarpe che si recano in una regione sperduta dell’africa. Tutti e due chiamano casa, il primo dice: “Disastro, non usano le scarpe”. Il secondo: “Spettacolo non c’è manco uno che abbia un paio di scarpe”. Dipende.

Stephen Covey in The Seven Habits of Highly Effective People racconta quest’altro: La gente è in metro che aspetta di rientrare a casa dopo una giornata di lavoro. Chi legge, chi ascolta musica, chi siede tranquillo. Arriva quest’uomo con due bambini che attaccano a far casino e strappare i giornali dalla mano delle persone e urlano e via dicendo. Il sentimento di rabbia cresce forte nell’autore che quando je girano a frullino sbotta e dice all’uomo non vede che i suoi bambini disturbano tutti e blabla? L’uomo lo guarda distratto e dice ah si mi scusi ha ragione è che veniamo ora dall’ospedale dove mezz’ora fa è mancata la loro madre. All’improvviso la rabbia si trasforma in solidarietà, bisogno di dare aiuto.

Si chiama shift di paradigma.

Un cambio radicale nella maniera di vedere la realtà, qualcosa che a volte è complicato da ottenere a causa soprattutto di anni di condizionamenti. Spesso solo eventi importanti sono in grado di farci aprire gli occhi su quella che viviamo realmente. Un figlio, un nuovo amore. La prospettiva di perdere qualcosa di importante come la vita. Sono molto spesso le persone che non hanno più niente da perdere che trovano la forza di affrontare e realizzare cose che non avrebbero mai pensato di riuscire ad ottenere. Malati terminali che fanno il giro del mondo, gente che perde l’uso delle gambe e vince le paraolimpiadi. Gente che ha visto le cose in maniera diversa. Lester Burnham che si licenzia dopo essere stato per 15 anni la puttana dell’editoria.

Dipende.

Venendo al dunque ecco quindi 5 motivi validi per cui secondo me devi licenziarti oggi.

1) Il futuro non esiste.

Un pensiero che fai quando sei giovane: pensi che una certa età non arriverà mai e pensi che poi ci sia il precipizio, l’abisso la tenebra.

Giovine giovinastra, ti devo deludere: il tempo scorre velocemente (e inesorabilmente). La cosa positiva che però non sai è che, per fortuna, non è mai troppo tardi per nulla.

Questa è una delle cose che ci tiene più attaccati a quello che abbiamo: l’incertezza sul futuro. Se ci pensi, però, nulla è più incerto del futuro.

Privarsi del presente per un futuro che NON PUOI AVERE LA BENCHEMMINIMA idea di come sarà è quanto meno (si scrive attaccato?) azzardato. Pensa a chi ha cominciato a lavorare 20 anni fa con la prospettiva di lavorare per 40 anni nello stesso posto, beccarsi una bella liquidazione e godersi la pensione.

Fantascienza pura oggi.

Ha fatto i suoi calcoli.

E li ha sbagliati.

La liquidazione di fatto non esiste più, va a integrare la pensione. Che non avrai mai.

Pensa a come era la vita 30 anni fa. Ce li hai almeno 30 anni tu che stai leggendo? Io si, 12 in più e ti posso dire che i miei genitori avevano aspettative molto diverse da quelle che ho io ora. Fare la cicala e vivere alla giornata è da stupidi (ma rischia di non essere malaccio).

Essere pragmatici al punto giusto ha già più senso.

2) La vita è un viaggio non una destinazione

Boom, qui non cito nessuno perchè è talmente banale come frase che mi vengono in mente a naso almeno tre canzoni che la riportano sta frase.

Beh insomma la pagina triste è per dire che non devi aspettare che sia tempo di bilanci per fare bilanci, ogni giorno è buono.

Hai passato tutto il tempo che volevi con i tuoi bambini? Hai regalato quel basso di quel liutaio canadese col top in acero fiammato a tuo marito (ma anche quel 35mm f/1.4 potrebbe farlo felice non credi?)

Hai fatto le foto che volevi, stai provando a seguire la via che ti senti di seguire e non quella che ti sei trovato a percorrere? I Jalisse mi fanno un baffo.

Quindi goditi il viaggio perchè per quanto tu sia brava a seguire la cartina, non sai dove stai andando.

3)Se non fai cose diverse non succedono cose diverse.

Stiamo andando al mare…Siamo sull’autostrada da ore, paesaggio fantastico, curve morbide, poco traffico, tutto tranquillo a parte il fatto che è finito il mio turno di Chick Corea Elektric Band e mi devo sorbire Pitbull feat. JLo. A un certo punto siccome col tempismo che mi contraddistingue mi accorgo che abbiamo tipo 2 km di autonomia, siamo costretti a prendere la prima uscita.

Ed ecco che come d’incanto ci troviamo in un posto meraviglioso. Tutto verde, sole, profumo di mare, birra gratis e nessuno ha mai sentito parlare di Mario Biondi.

Se resti sulla stessa strada vai sereno, nessun intoppo, niente buche. Se devii puoi finire nel paesello di Big Fish così come all’inferno. A te la scelta. La storia recente ci insegna però che ultimamente anche sull’autostrada più dritta e tranquilla può abbattersi uno Tsunami.

Il succo della vicenda è che se continui a fare le stesse cose, continuano a succedere le stesse cose. Belle o brutte che siano. Ed è quando agisci, quando cambi, quando fai delle scelte che le cose accadono. Belle o brutte.

4) Ti puoi adattare!

Sono millenni che il mio consulente globale (?) mi insegue propinandomi fantomatiche pensioni integrative. Mi è indispensabile sostiene, altrimenti quando smetterò di lavorare non sarò in grado di mantenere il mio tenore di vita.
Tenore di vita?

Avere spirito di adattamento è qualcosa che ti può garantire una serie di vantaggi, in una giungla tropicale così come in quella del welfare.

Il succo è che TI PUOI ADATTARE. Si lo so, qui sto per risultare antipatica ad alcuni. Qualcuno sta per postare un insulto. Ecco, non lo faccia da uno smartphone da 700$. C’è una interessante teoria. Hedonic Treadmill, adattamento edonistico, routine edonistica in italiano. Sostiene, lo dico in maniera molto semplicistica che non necessariamente è il livello assoluto delle cose a produrre soddisfazione.

Applicando il tutto al denaro ad esempio, non è il livello assoluto di ricchezza a fare la felicità. Boom, altra banalità del lunedì (o di quando state leggendo): I soldi non fanno la felicità.

Felicità ed infelicità paiono essere uniformemente distribuite tra ricchi e poveri. Anzi pare che i paesi in cui la gente si dice mediamente felice non siano affatto quelli in cui c’è meno disponibilità di denaro. Qui ci potete credere o no. Potete leggere o no. Potete leggere e non credere, dipende sempre da come percepite la vostra realtà ancora una volta. È dipende anche dal fatto che troppo spesso ma davvero troppo se ci pensate, usiamo come unico parametro per valutare la nostra felicità il denaro.

Personalmente ritengo ci siano delle cose che non possono essere monetizzate. Il tempo che passo con le mie cucciole non sarei disposto a scambiarlo con nessuna somma.

Dato un minimo garantito la percezione di questo minimo alla fine è quella che fa la differenza. Se non hai nessun panino stai messo male. Se ne hai uno ti sfami appena. Se ne hai dieci ce ne hai d’avanzo. Se ne hai cento sei davvero più felice di quando ne avevi dieci?

Qual è stato il prezzo per arrivare a cento?

Ecco, quanta fame hai fa la differenza. Ognuno ha un livello stabile di felicità a cui tende. La ricchezza di un uomo si misura in base al numero di cose a cui è in grado di rinunciare. Non so dove l’ho letta, ma mi pare funzioni bene in questo contesto.

Se puoi rinunciare ti accontenti di una Panda (facciamo una 500L…) sei appena diventato 28.000€ più ricco di uno con una BMW da 50.000€. (o forse no? boh)

5)La vita è fatta di scelte, non puoi sapere quale sia la migliore.

Porte che si aprono e porte che si chiudono. E tempi profondamente diversi

Dopo 17 anni in una grande azienda sono veramente alla frutta, ma i tempi sono difficili. Aziende che chiudono, cassintegrazione, la crisi greca, i bond argentini, i mutui subprime, lo spread, l’allineamento dei pianeti.

E io decido di cambiare strada… via da lì!

Bene, nel frattempo però mi chiama una startup inglese. Hanno bisogno di un profilo come il mio. Ma come, lasciano a casa tutti, io mi voglio licenziare e questi mi chiamano per offrirmi un posto di lavoro? Al destino non manca il senso dell’ironia.

Fatto sta che faccio un primo colloquio telefonico, scendono da Londra per altri due colloqui ed ho in mano un’offerta. Non voglio accettare ma nemmeno dirgli di no, così rilancio: gli faccio una proposta che non possono accettare.

Accettano.

Come il Rag. Ugo Fantozzi quando, a casa in malattia riceve dei biglietti omaggio per il circo. E’ la prima volta che gli regalano dei biglietti omaggio in vita sua. Passa la notte seduto a letto con i biglietti in mano. Ecco immaginate il braccio teso con in mano l’offerta e io che penso se accettare o no…

Duro 4 mesi. Quando chiudo il PC so cosa devo fare.

Vado in ufficio il giorno dopo e gli dico: “La mia esperienza qui è finita… non è il mio posto”.

“Ok, merry Christmas”

“And happy easter too…” aggiungo io.

Ed eccomi… in un periodo non facile per l’economia… Tutto questo accadeva quasi un anno fa. Nel frattempo è stato un ottovolante di emozioni, di esperienze, sentimenti, luoghi, cose che non avrei mai fatto se non avessi mollato l’azienda. Un periodo si, a volte difficile, ma fantastico ed indimenticabile. Esperienze che mi porterò dentro per tutta la vita. A gennaio di quest’anno stufo di lavorare nei weekend piuttosto che stare coi miei, ho deciso di accettare una cosa nuova… 

Sono stato fortunata?

ASSOLUTAMENTE!

Però, dice qualcuno (forse Seneca ma vi ricordo i miei studi da perito industriale): “La fortuna è quella cosa che accade quando l’opportunità incontra la preparazione”

Se non sei pronto, in tutti i modi possibili, tecnicamente, mentalmente, fisicamente, a cogliere le opportunità, o semplicemente ad accorgerti di averne, non le coglierai mai.

Detto questo, aggiungo che personalmente, quello che mi da benzina tutti i giorni, che mi gasa, è la stessa cosa che all’inizio mi terrorizzava: non sapere cosa accadrà domani.

Andrà sempre bene? CHIARAMENTE NO! E allora ci penseremo, con il succitato spirito di adattamento e tutto il resto.

E proprio perchè ormai so che fare programmi a lunghissima scadenza ha un senso del tutto relativo, è in maniera relativa che approccio la cosa.

Qualcuno di voi capirà moltissimo di quello che ho scritto, altri dissentiranno, qualcuno mi odierà. E’ proprio questo il bello. Io vorrei sentire la vostra, voglio sapere com’è per voi. Se vi va. E se vi va e se pensate che a qualcuno possa essere utile, condividete a manetta con gli appositi tastini.

Enjoy.