Se vuoi crescere professionalmente e come uomo la cosa peggiore che ti può capitare è trovare un posto di lavoro.

Verrò forse massacrata per questa pubblicazione, ma, come sempre… scrivo quel che penso…

Dopo lunga esperienza in una grande azienda, penso che:

– Un posto di lavoro fisso limita sotto l’aspetto ECONOMICO

– Un posto di lavoro fisso limita sotto l’aspetto PROFESSIONALE

– Un posto di lavoro fisso limita sotto l’aspetto UMANO.

Lasciatemi spiegare prima di insultarmi…

Un posto di lavoro limita sotto l’aspetto ECONOMICO

La caratteristica di maggiore appeal di un posto di lavoro è la sicurezza. Su questa falsa certezza si sono immolate milioni di persone ed oggi ne pagano le conseguenze.

Sfatato ormai da tempo questo concetto, abbiamo verificato che la certezza rincorsa dai nostri padri è svanita. La velocità con la quale si evolve e cambia il mondo del lavoro a causa anche dell’instabilità economica generale,  non mette nessun settore al riparo dal subire tagli occupazionali

Parafrasando una pubblicità di pneumatici che recita:

“La sicurezza senza controllo è nulla”

è facile capire che tu non hai nessun controllo sul tuo reddito, quindi è difficile parlare di sicurezza o posto di lavoro sicuro quando a disattivare il tuo reddito è un altro con la semplice frase “sei licenziato”..

Quelle posizioni lavorative definite da sempre “sicure e certe” (vedi Istituti Bancari o multinazionali) hanno dimostrato essere fra le più colpite da tagli e licenziamenti.

La realtà è che, se guardiamo la cosa dal punto di vista economico, avere un posto di lavoro non è certamente conveniente.

L’impostazione di come viene retribuito il lavoro dipendente non è logica…

Tu lavori un tot in cambio ricevi un tot. Quasi sempre a prescindere dalla qualità di quanto produci ma soprattutto con il limite che più di tanto non puoi lavorare e quindi la tua illusione di ricchezza svanirà quando capirai che anche se ti ammazzi di lavoro il tuo guadagno è limitato.

In buona sostanza se sei alla ricerca di un posto di lavoro per una mera questione economica, sia che si tratti di sostentare la tua famiglia sia che tu voglia andartene di casa, esistono sistemi migliori e meno limitanti di guadagnare un reddito.

Ovvio,ma non troppo, ricordarti che le persone ricche rifuggono il sistema lavoro-un-tot-mi-paghi-un-tot, ma si fanno retribuire per il “valore” di ciò che producono, siano essi professionisti, dipendenti o imprenditori.

Un posto di lavoro  limita sotto l’aspetto PROFESSIONALE

Quando conducevo colloqui a giovani laureati una delle risposte più frequenti alla classica domanda “Perché si è candidato per questa posizione?” era “Perché entrare in vattelappesca  Spa mi consentirebbe di accrescere le mie competenze e crescere professionalmente…”.

Ambire ad un posto di lavoro presso un’azienda che ti consenta un percorso formativo e una crescita continua è certamente logico e ragionevole. Purtroppo anche questo concetto comincia a fare acqua.

Svolgendo una mansione in particolare si acquisisce esperienza verticale in quella specifica operatività, non in altro.

Diventare bravo a svolgere una mansione, diciamo anche “il più bravo in assoluto”, non ti consente di crescere professionalmente. Ti rende solo più bravo in “quella mansione”.

Di contro ci sono professionalità che si possono benissimo integrare in diverse tipologie di aziende senza grossi adattamenti, ad esempio le figure amministrative, ma comunque necessiteranno di aggiustamenti e rifiniture a livello di competenze e saper fare.

Competenze laterali o complementari generalmente non si acquisiscono durante la normale formazione aziendale e ciò rischia di intrappolarti all’interno di un ruolo che ha valore solamente sin che esiste.

Un posto di lavoro limita sotto l’aspetto UMANO

Per me questo è l’aspetto che il posto di lavoro limita maggiormente.

Per definizione il posto di lavoro implica lo status di “dipendenza”;  i lavoratori con contratto sono infatti denominati “lavoratori dipendenti”.

Questo basta a definire quanta limitazione di libertà ci sia in una posizione del genere.

Oltre che per l’aspetto economico si è “dipendenti” da terzi per una miriade di altri aspetti e la cosa non è mi pare tutto positiva.

Dipendere dalle ore lavorate per ottenere un reddito è già di per se una enorme limitazione, se poi ci aggiungiamo che tale reddito dipende a sua volta da una terza parte (l’azienda) che in qualunque momento potrebbe decidere di interromperlo, viene da domandarsi se tale limitazione di libertà possa essere sostenuta a lungo.

In realtà la stragrande maggioranza delle persone sembra trovare questa cosa non solo normale, ma assolutamente accettabile o addirittura la miglior soluzione alla quale ambire per guadagnarsi da vivere.

Norme Iso, procedure e diagrammi di flusso, obbligano le persone ad operare senza poter interpretare il loro ruolo.

L’azienda vuole la “tranquillità” di sapere che le cose che i loro “dipendenti” faranno saranno come avevano stabilito e quindi non ci saranno sorprese.

Questo uccide ogni possibilità di spirali evolutive. Aziende particolarmente ispirate (leggi Google e soci) lasciano liberi i loro di pendenti di lavorare su progetti che si sentono più vicini e spesso li incentivano a cambiare ruolo e mansione….a giudicare dalla crescita non solo dei loro titoli in borsa ci sarà da imparare qualcosa o no??!.

Tutto ciò determina frustrazione e malcontento, i dipendenti sono spesso astiosi e ipercritici nei confronti della propria azienda, si scatenano guerre per la tutela dello status quo che a volte consiste nel poter continuare a parcheggiare l’auto in una determinata zone del cortile interno ….

Ma davvero hai ancora voglia di cercare un posto di lavoro?

Credo che la mia vita cominciò ad andare nel verso giusto proprio quando decisi di abbandonare i mio posto di lavoro, e grazie a ciò mi costrinsi ad acquisire conoscenze e competenze che altrimenti mai avrei sognato di ricevere.

Imparare a “dipendere da se stessi” per quanto riguarda il sostentamento economico è una capacità che chiunque dovrebbe acquisire.

Uno dei motivi della drammaticità di questa crisi consiste proprio nel fatto che milioni di persone si sono ritrovare sul marciapiede dopo aver perso il posto di lavoro senza possedere la conoscenza e competenza per potersi sostentare autonomamente poiché state allevate dal sistema con la modalità “dipendente”.

Esattamente come avviene quando si libera un animale domestico che per anni è stato abituato a ricevere cibo e cure e a dipendere da altri; dopo una breve agonia muore.

Seguo con passione lo sviluppo di carriera di quanti mi contattano scrivendomi che hanno perso il lavoro e riscontro troppo spesso come le loro storie coincidano.

Allo shock iniziale segue solitamente un periodo di iperattività nel quale l’ex “dipendente” invia Curriculum Vitae e contatta chiunque lo possa riciclare in questa fase è possibile cadere in braccio a qualche outplacer o career coach che prendono in carico la sua disperazione… 3-6 mesi dopo ed ovviamente nulla di risolutivo scatta il pensiero “punto su me stesso” e si cade nella rete di qualche società di franchising o peggio multilevel marketing che dilapidano la liquidazione o peggio lo fanno indebitare.

Non fraintendermi, sia il franchising che il network marketing sono attività di tutto rispetto che possono dare enormi soddisfazioni economiche ma richiedono preparazioni e talenti che solitamente un “dipendente”, proprio per quanto ti ho detto prima, non possiede.

In buona sostanza la forza di chi è abituato a procacciarsi il cibo quotidianamente a prescindere dalle condizioni del mercato o da quelle meteorologiche risiede nella capacità di sopravvivere a qualunque evenienza utilizzando lo strumento del “dipendere da se stesso”.

Ora… attenzione… non voglio demonizzare il posto fisso, molte persone stanno meglio in una realtà aziendale, ci mancherebbe… ma per tutti gli altri… buttatevi!!!