Se il datore di lavoro non mi paga…

Se il datore di lavoro non paga lo stipendio al dipendente, lo sfogo di quest’ultimo che si concretizzi in un tartassante invio di messaggi sul cellulare, contenenti ingiurie e minacce, può ben essere ben perdonato perché si considera come il frutto di reazione a una provocazione. È quanto chiarito dalla Cassazione poche ore fa.
La sentenza è certamente interessante e spezza una lancia a favore del dipendente che, rimasto senza stipendio e avendo (giustamente, n.d.r.) poca fiducia sui tempi della giustizia, preferisce far ricorso alla tecnologia: e allora inizia a inviare una serie di sms e messaggi in chat all’ex capo per cercare di spingerlo a pagare. Facile cadere nella tentazione di usare toni forti, sprezzanti, offensivi e ingiuriosi, finanche minacciosi. 

Ma di fronte alla fame e alla famiglia è ammesso perdere le staffe. E così, secondo la Cassazione, l’eccesso del lavoratore è un comportamento che, tutto sommato, può essere perdonato.

Ma quanto tempo ci vuole per fare causa al datore di lavoro e ottenere il pagamento dello stipendio? 

Se il dipendente ha una busta paga o qualsiasi altra una prova scritta del proprio credito può ricorrere con un decreto ingiuntivo e, almeno in teoria, i tempi dovrebbero accorciarsi: in media sei mesi (la velocità dipende anche dal Tribunale e dal carico di lavoro del magistrato). Con la notifica, però, l’azienda potrebbe fare opposizione e lì iniziare un giudizio vero e proprio, con i suoi tempi biblici.

Se manca invece la prova scritta, la causa ordinaria è l’unica via: si pensi agli straordinari o alle differenze retributive, per la cui esistenza bisogna spesso ricorrere alle prove testimoniali. Qui risulterà fondamentale dimostrare il proprio credito.

In alternativa c’è sempre la possibilità di affidarsi alla Direzione Territoriale del lavoro e chiedere la cosiddetta conciliazione monocratica: si tratta dell’intervento di un ispettore che provvederà a contestare all’azienda il mancato versamento dei contributi e degli stipendi, sempre che questi non preferisca prima pagare. Un metodo veloce, gratuito e per il quale non c’è bisogno dell’avvocato.

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