Tre metodi per essere felici sul lavoro

Avere coscienza della fortuna di avere un lavoro, qualunque esso sia, non è cosa così scontata.
Raggiungere questa consapevolezza per giunta, non è per nulla semplice.
Per questo esistono alcuni metodi che aiutano ad essere felici sul lavoro, almeno tre. In effetti, inutile negarlo, lavorare è duro, è faticoso, non sempre stimolante (per non dire noioso), a volte poco divertente e spesso stressante. Lo sapevate già? Eppure c’è chi sembra sorprendersene, lamentandosi senza tregua del proprio posto o criticando il capo ed i colleghi di continuo.
È importante capire fin da giovani cosa vuol dire lavorare ed ecco alcuni consigli per ricominciare ad apprezzare ciò che si ha.

È ovvio che non parliamo di lavori sottopagati e condizioni lavorative inaccettabili; è giusto pretendere il dovuto rispetto sul lavoro, reclamare i giusti riconoscimenti e ambire a promozioni, se meritate. Ma se alzi gli occhi al cielo ad ogni e-mail del capo, guardi in continuazione l’orologio aspettando di tornare a casa e ti lamenti di tutto, allora è il momento di cambiare questo atteggiamento superficiale e improduttivo, tra l’altro a scapito della tua stessa immagine aziendale. Se invece tieni al tuo lavoro e stai solo attraversando un periodo di scarsa motivazione, ecco allora tre metodi per essere felici sul lavoro che sicuramente ti aiuteranno a gestire al meglio difficoltà e debolezze.

1. Aumentare la soddisfazione sul lavoro

Certo pensare a tutti coloro che non hanno lavoro e farebbero carte false per prendere il nostro posto, può aiutarci a mantenere il self control nel corso di una litigata con il collega o a proteggerci da scelte avventate come quella di mollare tutto di fronte all’ennesima lavata di testa del capo. Ma per sentirsi appagati sul lavoro e affrontare le inevitabili difficoltà quotidiane serve qualcosa in più: aumentare la soddisfazione personale. È una sensazione che gioca un ruolo molto importante ed è uno stimolo più potente della retribuzione stessa. Molte persone infatti preferiscono essere soddisfatte e appagate anche se pagate meno.
Come fare per aumentare il proprio “tocco personale” in azienda? Innanzitutto porsi alcune domande: cosa so fare? cosa mi piace fare? cosa ritengo giusto fare? E dalle risposte individuare le nostre capacità, trovare le giuste motivazioni per metterle a frutto e individuare i nostri valori, indispensabili per farci apprezzare anche per la persona che siamo e non solo per ciò che facciamo.

2. Puntare alla crescita personale

Ecco un’altra causa di insoddisfazione, nonché fonte di lamentele sul lavoro: la sensazione di non crescere dal punto di vista personale e di non avere prospettive. Anche qui molto dipende da sé. Si può migliorare il proprio ruolo continuando a formarsi e specializzarsi, facendo networking con altri professionisti e fissando dei micro-obiettivi nel tempo: ad esempio riuscendo a chiudere due progetti invece di uno o scegliendo di gestire (con successo) un incarico differente, nuovo e più stimolante.

3. Cambiare prospettiva

Il lavoro dei sogni non è quello che hai in questo momento ed  anzi ti senti frustrato perché dopo anni di studi universitari ed impegno alle stelle ora svolgi un lavoro che non c’entra nulla con la tua formazione. E l’insoddisfazione aumenta. Ma a volte dare un nome ai nostri punti interrogativi aiuta a cambiare prospettiva e a trovare le risposte. In questo caso si chiamano competenze trasversali. Sono quelle che aldilà del mero aspetto nozionistico si acquisiscono con lo studio: visione d’insieme, capacità di analisi e di sintesi, di problem solving, di cultura generale. Esattamente quelle che si trovano nelle offerte di lavoro. Guarda al tuo lavoro come a un’opportunità per apprendere qualcosa di nuovo, che ti permetterà di essere più pronto e preparato nel caso arrivi il lavoro dei sogni.
Infine, tenersi stretto il proprio lavoro e farlo con il sorriso non può prescindere da un atteggiamento cordiale e positivo nei confronti dei colleghi: empatia, disponibilità e un pizzico di ironia pagano sempre.

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