Quarantenni alla riscossa!!!

Quarantenni insoddisfatti della propria vita lavorativa e con un grande desiderio di cambiare, ma allo stesso tempo senza sapere da dove cominciare e perennemente in attesa di tempi migliori.

Equando la tua vita lavorativa occupa la maggior parte del tuo tempo e delle tue energie, quando non sei capace di pensare a quello che ti piace fare, allora non sei solo insoddisfatto della tua vita lavorativa, sei insoddisfatto della tua vita nella sua totalità. 

Allora sveglia, due ceffoni e sentite suonare la sveglia.

Mette  di buon umore svegliarsi  da quel topore e fa venire voglia di fare. 

Devi capire che tutto dipende da te e che puoi decidere della tua vita in qualunque momento, si tratta solo di conoscere gli strumenti giusti.

È ora di darsi una mossa… e cambiare vita!!

Contatta info@respiralavoro.eu

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Mosse per coltivare la vostra tenacia!!

Grintose di diventa, parola di Angela Duckworth.
Ecco alcuni consigli dal suo libro Grit, The power of passion & perseverance, che vi consiglio di leggere.
Segui la tua passione: c’è chi ha un forte interesse per qualcosa fin da piccola e chi lo trova nel corso della vita. Per tutte vale la stessa regola: ama quello che fai, mantieni una curiosità quasi infantile, dimentica la fatica, la noia, le delusioni;

Fai pratica con perseveranza: bisogna dedicarsi a ciò che si ama ogni giorno, cercando di migliorare senza mai mollare. Questo significa lavorare sodo per settimane, mesi, anni, restando concentrate e aperte alle sfide;

Resta focalizzata sul tuo obiettivo: e ricordati che la passione resta forte quando qualcosa che ha valore non solo per noi stesse, ma anche per gli altri;

Coltiva la speranza; senza ottimismo è difficile essere perseveranti. La speranza serve per superare i momenti di scoraggiamento, i dubbi, i fallimenti;

Essere grintose vuol dire cadere e rialzarsi: non avere paura di privare di nuovo…

Forza!!!!

La miglior strategia? Inizia da te…

Il miglior progetto del tuo futuro sei TU.
Sei stupito? Beh non esserlo!

Oggi più che mai è importantissimo investire su se stessi e la fine di un percorso non è solo la chiusura di una fase, ma insieme è l’inizio di un’altra strada. Prova a pensare al dopo laurea triennale, ti aspetta di sicuro una specializzazione che può essere sia una laurea magistrale o un master, un corso di alta formazione o altro ancora, uno o due tirocini nel settore scelto come preferito e in una o due mansioni differenti.
Può succedere che anche dopo tutte queste esperienze si ha proprio voglia di trovare un’opportunità di lavoro stimolante, ma oggi mi capita spesso di ascoltare racconti di ragazzi che nonostante l’impegno non trovino un’opportunità… perchè?
Se anche tu stai vivendo questa fase, chiediti ancora, se lo hai già fatto, qual’è l’opportunità che vuoi, dove, per fare che cosa.
Non si accettano come risposte come va bene tutto o qualsiasi cosa pur di lavorare.
Il lavoro è importante per tutti, è questione di dignità, talvolta di sopravvivenza, ma anche di serenità, passione e applicazione di quanto imparato e soprattutto scoperta ed espressione di noi stessi.
Ritengo sia molto importante cercare ogni giorno di capire quale sia il tuo talento personale che smuove ogni energia, che ti fa svegliare la mattina felice, che ti fa portare il cuore a lavoro. Ci vuole coraggio, lo so. Ci vuole coraggio anche a non farlo.
Puoi chiedere aiuto anche a noi consulenti, inviarci il tuo cv per una consulenza gratuita. 

scrivimi a info@respiralavoro.eu

Così una strategia «al contrario» è vincente per chi cerca lavoro

Un cambio di strategia per chi cerca lavoro. 
Spendere giornate intere a consultare le banche dati di annunci alla ricerca (spesso vana e quindi frustrante) di una posizione “perfetta per me” , come fanno in molti, è una perdita di tempo. 
Meglio muoversi al contrario. Come? 
«Comincerò provando a definire bene quali sono i miei desideri e le aspettative reali per il prossimo passo di carriera. Fatto questo, andrò a cercarmi io – proattivamente – chi mi può offrire una opportunità », consiglia il consulente di risorse umane Lorenzo Cavalieri . 
E proprio nelle strategie proattive per trovare lavoro che RespiraLavoro può fare la differenza!
Guidiamo il candidato passo dopo passo: dall’analisi delle competenze passando per la ricerca di mercato mirata fino al momento del contatto con l’azienda. Non un’azienda a caso , insiste Cavalieri , «ma quella che mi sta cercando» .
Info@respiralavoro.eu

Motivazione… questa sconosciuta???

La differenziazione e l’innovazione sono vitali per il successo aziendale a lungo termine. Nuove tipologie di processi e modelli di business, strategie intelligenti: le aziende fronteggiano sfide difficili nel difendere il proprio margine competitivo e nel trovare nuove strade per rinnovarlo. RespiraLavoro aiuta i suoi clienti a sviluppare e progettare processi alla base delle strategie aziendali rivolte alle risorse dell’azienda più importanti, le PERSONE, che permettano loro di restare un passo avanti rispetto ai concorrenti, anche in tempi di cambiamento costante motivazione.

RespiraLavoro si propone di accompagnare i professionisti nel percorso di crescita o cambiamento,  per ritrovare slancio e proporsi in un nuovo ambito lavorativo.

Contattaci e potremo supportarti nel tuo percorso, suggerendoti la miglior strategia!

#respiralavoro

Comportamenti di leader che compromettono il team…

Il team di lavoro è una squadra, proprio come nello sport: la squadra ha un capitano, ma il capitano da solo non vince la partita. Vincere è un lavoro di tutti, uno sforzo collettivo dove ogni membro del team fa la sua parte, e tralasciare la dimensione del gioco di squadra è una ricetta per il disastro. 

Il modo più semplice e sicuro per perdere, infatti, anche se le persone che abbiamo nel team sono valide e competenti, è sfruttare male le nostre risorse umane e demotivare noi stessi i nostri professionisti. Vediamo alcuni errori purtroppo comuni:
· Non riconoscere il merito. Chi lavora bene aspira al riconoscimento al di là della busta paga, a una dimostrazione di entusiasmo da parte della leadership che corrisponda all’impegno profuso e ai risultati ottenuti. Questo vale non soltanto per chi fa miracoli di performance, ma anche per chi semplicemente compie il suo dovere in maniera puntuale e diligente, facendo sì che il lavoro complessivo fili liscio. Certo, la critica costruttiva è fondamentale, e un buon capo non teme di evidenziare le cose che vanno male per migliorarle; costruttiva, però, è la parola chiave. Criticare tutto per principio e non riconoscere lati positivi in niente e nessuno avvelena l’umore e basta.

· Non comunicare. La mancanza di comunicazione tra leadership e membri del team, e tra un membro del team e l’altro, crea un clima di disagio che nei casi peggiori può diventare sfiducia e sospetto. Inoltre, è un impaccio per il funzionamento della squadra: nessuno sa che cosa i suoi colleghi stiano facendo, armonizzare i compiti e le fasi di un progetto diventa impossibile, e gli incidenti e i malintesi sono all’ordine del giorno. Così come la conseguente perdita di tempo ed energie.

· Comportarsi come una primadonna. Abbiamo già detto che la squadra ha bisogno di un capitano, ma il capitano non può prendersi tutta la gloria e sostenere da solo tutta la competizione. In un team di lavoro, un leader che privilegia il proprio ego rispetto al team work è inammissibile. Ciò vale specialmente se il team è composto da professionisti di alto livello, con una elevata coscienza delle loro capacità, che a buon diritto si sentiranno amareggiati e sminuiti proprio dove pensavano di essere più forti. E la loro perfomance futura non mancherà di risentirne.

· Indulgere nel micro-management. Va bene avere degli standard qualitativi rigorosi e assicurarsi di persona che tutto stia andando bene, ma il troppo stroppia. Insistere nel controllare ogni minimo particolare nell’operato del team, e persino nella vita quotidiana in ufficio, manda il segnale che il capo non si fida dei collaboratori e della loro abilità. Questa può non essere l’intenzione, ma il malanimo che crea è reale e nocivo.

Il team, insomma, è la nostra chiave per spalancare le porte del successo; dobbiamo saper confidare nelle persone che guidiamo e nelle loro capacità, e non distruggere quell’entusiasmo e quella voglia di lavorare ed essere i migliori che, si spera, siamo riusciti a infondere nella nostra squadra!

10 modi X rovinare la motivazione in un team 

Motivare i dipendenti è un compito importante per un manager, ma non è sempre facile. Ancora meno se i manager stessi fanno dei passi falsi che non riconoscono, o non vogliono riconoscere, e non correggono finché non è troppo tardi per rimediare al danno.
Spesso questi errori sono molto comuni e tendono a ripetersi; possiamo trarne un piccolo decalogo per il manager:
Non imporre scadenze impossibili.

Neanche gli impiegati più abili possono fare in due giorni un lavoro che richiederebbe due anni; i tempi di completamento di un lavoro possono essere stretti se necessario, ma non dovrebbero essere mai irrealistici.

Non ignorare le idee dei dipendenti

. Anche se non puoi o non vuoi realizzarle, è importante far capire ai tuoi sottoposti che sei comunque disposto ad ascoltare cos’hanno da dire.

Non fare favoritismi. 

Per un impiegato che godrà del trattamento privilegiato, tutti gli altri si sentiranno considerati come dipendenti di serie B, e questo guasterà il principio di “gioco di squadra” che dovrebbe guidare ogni buon lavoro di team.

Non tradire la fiducia dei sottoposti. 

Questo accade quando dici che farai qualcosa e poi deludi le aspettative che tu stesso hai costruito, senza offrire una valida spiegazione.

Non fare promesse che non puoi mantenere

Promozioni, aumenti di stipendio, benefici vari… Non mantenere la parola data, specialmente sulle ricompense per l’impegno e la competenza, può distruggere del tutto la fiducia che i tuoi dipendenti ripongono in te.

Non convocare una riunione se non è necessaria.

È inutile e interrompe il normale svolgersi della giornata lavorativa, dando ai partecipanti l’impressione di perdere tempo per niente.

Usa metri di giudizio sensati

È ovvio che, in qualche modo, dovrai valutare il successo dei tuoi dipendenti; assicurati che i tuoi criteri per la valutazione e il tuo concetto di “successo” siano corretti, e pienamente capiti dalle persone che giudichi. Lavorare avendo l’impressione che i risultati saranno valutati in base a criteri scorretti o incomprensibili può essere devastante.

Non fissarti sugli errori e su ciò che è andato male

Niente uccide la motivazione più rapidamente della negatività; sminuire i successi e concentrarsi sui fallimenti non è la stessa cosa che offrire una critica costruttiva, perché manca del tutto la parte di costruzione. Cerca piuttosto di trovare sempre aspetti positivi, anche se piccoli, e metterli in risalto in modo da non buttare giù l’umore dei dipendenti.

Non pretendere di dirigere tutto e tutti, in qualsiasi momento, per ogni minima cosa

È fastidioso, pedante, e un segno evidente di sfiducia verso i tuoi dipendenti: il messaggio che mandi è che non li ritieni capaci di gestirsi da sé nel loro lavoro, e questo risulta doppiamente offensivo e demoralizzante nei confronti di professionisti competenti che conoscono il proprio valore e le proprie capacità.

Rendersi simpatici va bene, ma attento alle battute

Un pizzico di senso dell’umorismo ci permette di presentarci ai sottoposti come persone affabili e non prive di calore umano; il troppo però stroppia, e non bisogna mai dimenticare che siamo sul posto di lavoro. Sfondoni e battute pesanti possono andare bene al bar a chiacchierare, non in ufficio, e sicuramente non se c’è una gerarchia da rispettare.

NON TEMERE LA CRESCITA DEI TUOI COLLABORATORI… AGEVOLA IL PROCESSO DI CRESCITA!

Ricordo che diversi anni fa, un collega mi disse “Non ci penso neanche a formare i miei dipendenti. Loro devono fare quello che gli dico io, altrimenti poi si montano la testa e se ne vanno”.
Una frase che mi colpì molto e che, in poche righe, racchiudeva un’infinità di messaggi.
Parlava di “dipendenti” e non di collaboratori perché, chiaramente, lui si sentiva in un rapporto “alto-basso”:
Io sono il professionista, conosco la materia e quindi valgo;

Tu, dipendente, che come dice la parola “dipendi da me”, sei in una condizione di inferiorità e quindi devi subire la situazione.

Con una visione del rapporto in questi termini, il collega se ne sarebbe guardato bene di far crescere le persone intorno a lui: questo, infatti, avrebbe voluto dire mettere a repentaglio il rapporto “alto-basso” in cui lui credeva.
Un ultimo messaggio, contenuto in quella frase, era quello della leva “via da”.
Lui, infatti, riteneva che un collaboratore formato si sarebbe montato la testa e quindi avrebbe creduto nelle proprie capacità alimentando la possibilità di crearsi altre occasioni di lavoro.
A distanza di 7 o 8 anni, ho incontrato quel collega ad un convegno.
Era invecchiato, lo sguardo era triste e preoccupato. La rassegnazione emergeva in ogni frase che usciva dalla sua bocca.
Cosa era successo?
È brutto dirlo, ma aveva raccolto esattamente quello che aveva seminato.
Il suo studio non aveva elevato il suo livello di conoscenza. I clienti, per avere delle risposte, dovevano parlare direttamente con lui. I dipendenti erano dei semplici esecutori. Il livello di demotivazione all’interno dello studio era arrivato a delle soglie allucinanti. Nessuno si prendeva delle responsabilità.
Il mondo, intanto, andava avanti.
Le aziende si sono stancate di non avere degli interlocutori preparati. Cercavano disperatamente dei referenti orientati al problem solving e non dei semplici esecutori che rispondevano, come un mantra, “non le so rispondere, per questa cosa deve parlare direttamente con il dottore”.
La migrazione dei clienti verso altri studi professionali, non tardò ad arrivare.
 
Ma, quanti professionisti e quanti imprenditori, ancora oggi hanno la stessa mentalità di questo collega?
La crescita dei propri collaboratori, non può essere ritenuta come un limite, ma un’opportunità.
Persone preparate, competenti e responsabili non possono che elevare il livello professionale dei diversi contesti lavorativi.
Se sei un capo e hai dei collaboratori, pensaci prima che sia troppo tardi.

RespiraLavoro… trova le differenze!

In questi mesi ci è successo un po’ di tutto.

Amiamo il nostro lavoro perché ci mette in contatto con tante sfumature delle qualità umane… nel bene e… a volte, anche nel male.

Fortunatamente gli aspetti positivi sono di gran lunga maggiori. Perché?

Abbiamo cercato di farci una auto analisi, rispetto a quanto abbiamo raccolto durante questo percorso:

  1. Il nostro servizio e cucito come un vestito, su misura, da un sarto: ogni persona ha le sue peculiarità, approccio, sensibilità, esigenze; per questo RespiraLavoro si muove come    fosse quel sarto;
  2. Il processo di valutazione CV segue un processo molto articolato; viene analizzato da due specialisti in due momenti differenti, per raggiungere un risultato completo ed esaustivo: non solo contenuti, ma anche estetica, aspetto grafico;
  3. La nostra rete copre sia Italia che estero, vantando collaborazioni di alto profilo con professionisti e società, esempi di eccellenze;
  4. Non svolgiamo attività ” a catalogo”, ma, nel rispetto di chi si rivolge a noi, suggeriamo la soluzione più efficace;
  5. Ci collochiamo tra una società di head hunting ed una apl, differenziandoci per customizzazione e metodologie di attivazione ricerche, avendo tra di noi professionalità molto specifiche e strutturate;
  6. La passione guida ogni nostra attività; la voglia di crescere e di rendere i nostri servizi una eccellenza italiana i nostri obiettivi!

RespiraLavoro: info@respiralavoro.eu

Così una strategia «al contrario» è vincente per chi cerca lavoro

Un cambio di strategia per chi cerca lavoro. 

Spendere giornate intere a consultare le banche dati di annunci alla ricerca (spesso vana e quindi frustrante) di una posizione “perfetta per me” , come fanno in molti, è una perdita di tempo. 

Meglio muoversi al contrario. Come? 

«Comincerò provando a definire bene quali sono i miei desideri e le aspettative reali per il prossimo passo di carriera. Fatto questo, andrò a cercarmi io – proattivamente – chi mi può offrire una opportunità », consiglia il consulente di risorse umane Lorenzo Cavalieri . 

E proprio nelle strategie proattive per trovare lavoro che RespiraLavoro può fare la differenza!

Guidiamo il candidato passo dopo passo: dall’analisi delle competenze passando per la ricerca di mercato mirata fino al momento del contatto con l’azienda. Non un’azienda a caso , insiste Cavalieri , «ma quella che mi sta cercando» .

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Le quattro domande che il manager si deve fare per non perdere la bussola

Chiunque – a maggior ragione se ha la responsabilità di guidare, gestire e motivare un team di lavoro – deve avere ben chiaro dove vuole andare e nel rispetto di quali valori, conoscere o cercare di prevedere gli ostacoli che potrebbero frapporsi nel viaggio verso la meta e quindi dotarsi dei mezzi adatti per raggiungerla.
Ogni scollamento da questi presupposti rischia di farci perdere l’orientamento, e con esso il controllo, in questo viaggio nel mare delle decisioni, tutt’altro che calmo. Decidere è sempre difficile. Oggigiorno abbiamo molte opportunità, che se da una parte sono una ricchezza, dall’altra anziché semplificare le cose, le complicano.

Per rendere questo viaggio il più sereno possibile ci serve uno strumento di orientamento: un navigatore oggi, una bussola un tempo. Teorico di un approccio strutturato alla nostra modalità di navigazione nel mare delle scelte è l’israeliano Aviad Goz, che individua 4 direzioni, i 4 punti cardinali.

Per rendere questo viaggio il più sereno possibile ci serve uno strumento di orientamento: un navigatore oggi, una bussola un tempo. Teorico di un approccio strutturato alla nostra modalità di navigazione nel mare delle scelte è l’israeliano Aviad Goz, che individua 4 direzioni, i 4 punti cardinali.

Veniamo al primo punto, il Nord: tutti dobbiamo sapere dove vogliamo andare, a maggior ragione un manager. Con ciò non si intende solo il disporre di una ampia visione d’insieme, ma anche di una più precisa possibile declinazione della meta. Pena un senso di frustrazione inesauribile. Il viaggio del Divin Poeta, Dante Alighieri, che si ritrova in “una selva oscura che la dritta via era smarrita”, provoca in lui un dolore immenso e un senso di smarrimento intensissimo. Sapere dove si vuole andare pare facile, ma spesso è una delle domande più difficili a cui rispondere.

Provate a chiedervi o a chiedere a un amico “Come ti vedi tra 5 anni? Che cosa sostanzia nello specifico questa tua visione?”. State certi che non infrequentemente si creerà un certo imbarazzo. Spesso siamo più bravi a dire che cosa non vogliamo oggi, piuttosto che cosa vorremmo domani , tra 1 anno, 3 o 5. Non siamo abituati a declinare il nostro linguaggio al futuro e spesso, come teorizzato dagli esperti di anticipazione, consideriamo il futuro un semplice prolungamento del presente. Io posso volere il mio benessere fisico in vista dell’arrivo della vecchiaia, e questo concretizza una visione. In termini più puntuali, questa visione mi imporrà per esempio una serie di obiettivi come perdere dei chilogrammi (attenzione non fare genericamente una dieta, ma perdere un numero di chilogrammi in un preciso periodo di tempo).

Ed ora il secondo punto, l’Est. Secondo la teoria di Goz le nostre scelte devono essere allineate ai nostri credo. Se così non fosse vivremmo una dimensione di doppiezza, sensazione che in realtà molti di noi provano o hanno provato almeno una volta nella vita.

Torniamo all’esempio della dieta. Che succede se l’unico modo per perdere peso fosse una dieta proteica animale e noi fossimo contrari a consumare carne? Si porrebbe un dilemma: rinunciare agli obiettivi sacrificando i nostri valori o il contrario? In ogni caso perdiamo qualcosa. Che succede se l’unico lavoro papabile per noi fosse in un’azienda chimica e noi fossimo orientati al biologico, tanto da averne fatto uno stile di vita? Una delle cause di maggiori frustrazioni e di demotivazione ha le sue radici in un insanabile conflitto tra valori e obiettivi.

Poi arriva il Sud, non a caso opposto al punto cardinale del Nord: gli ostacoli tra noi e la meta. Nessun viaggio può essere intrapreso e nessuna scelta compiuta senza consapevolezza dei limiti che potrebbero frapporsi tra noi e la nostra destinazione. Limiti, ostacoli, muri spesso creati da noi stessi. Esserne consapevoli prima e rimuoverli poi è doveroso. Diversamente vivremmo la profezia che si autoavvera, ingenerando il fallimento atteso. “Eh si, fare una dieta… come farò se mangio sempre fuori?”. Spesso questi limiti assumono il subdolo volto dell’alibi, che si insinua nelle nostre vite come uno dei nemici più pericolosi.

In ultimo, nessun viaggio può essere intrapreso senza le risorse necessarie, collocate a Ovest: tempo, persone, denaro o quant’altro utile. La mia dieta richiederà tempo per una spesa accorta, budget per la consulenza di un nutrizionista e la collaborazione di mio marito a cui chiederò di non mangiare davanti a me un piatto di pasta alla Norma!

Ogni manager deve essere in grado di rispondere a queste 4 domande:

  • verso quale meta navigare?
  • ispirato da quali valori?
  • rimossi quali ostacoli ?
  • dotato di quali risorse?

Ogni tanto andrebbe fatto un controllo. L’assenza o la difficoltà di risposta a una di esse imporrebbe quantomeno una seria riflessione.

La vita è una questione di scelte ispirate da valori?

«Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi.»

(Eraclito, filosofo greco pre-socratico)

Lo smart work!!

In Italia il lavoro sta diventando sempre più smart tanto che, riguardo solo il lavoro subordinato, gli Smart Workers italiani – ossia quei lavoratori che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati – sono già 250 mila, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti, cresciuti del 40% rispetto al 2013. 

A delineare il quadro è la ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentato questa mattina al convegno “Smart Work in progress”.
Il lavoratore ‘smart’ tipo è un uomo (nel 69% dei casi) con un’età media di 41 anni, che risiede al Nord (nel 52% dei casi, solo nel 38% nel Centro e nel 10% al Sud) e rileva benefici nello sviluppo professionale, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance rispetto ai lavoratori che operano secondo modalità tradizionali.

E anche le imprese vanno nella stessa direzione. Ben il 30% delle grandi imprese nel 2016 ha infatti realizzato progetti strutturati di Smart Working, con una crescita significativa rispetto al 17% dello scorso anno, a cui si aggiunge l’11% che dichiara di lavorare secondo modalità ‘agili’, pur senza aver introdotto un progetto sistematico. Una situazione ben diversa si riscontra invece per le Pmi, tra le quali la diffusione di progetti strutturati è ferma al 5% dello scorso anno, con un altro 13% che opera in modalità Smart in assenza di progetti strutturati.

La ricerca ha coinvolto 339 manager delle funzioni It, Hr e Facility, oltre a un panel rappresentativo di 1.004 lavoratori (in collaborazione con Doxa) per rilevare le attuali modalità di lavoro delle persone. “Il 2016 è stato un anno di svolta per lo Smart Working in Italia” commenta Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working del PoliMi.

“Alla crescente diffusione e maturazione dei progetti delle imprese -spiega Corso- si è accompagnata una sempre maggiore consapevolezza a livello istituzionale, con il Disegno di Legge del Governo approdato in Parlamento”. “La ricerca rivela come il lavoro agile in Italia non sia più un’utopia né una nicchia, ma una realtà rilevante e in crescita in grado di offrire una boccata di innovazione e flessibilità a un mercato del lavoro per troppi anni bloccato da rigidità e contrapposizioni” aggiunge.

Per Corso, “restano, tuttavia, sfide importanti da affrontare, come l’applicazione alla Pubblica Amministrazione, la diffusione tra le Pmi e la declinazione del lavoro Smart nelle attività manifatturiere anche grazie all’innovazione introdotta dall’Industria 4.0″.

Lo sviluppo dello Smart Working in Italia è un fenomeno ormai irreversibile, ma perché abbia effetti di grande portata sull’organizzazione del lavoro del Paese rimangono alcuni ‘cantieri’ aperti su cui aziende, istituzioni, sindacati e mondo della ricerca devono lavorare assieme” rileva Fiorella Crespi, Direttore dell’Osservatorio Smart Working.

Il primo, spiega Crespi, “è quello delle Pmi per cui persiste una barriera culturale, anche se l’aumento di consapevolezza fa ben sperare per il futuro. Il secondo la Pa, per cui l’obiettivo di diffusione di modelli flessibili introdotto nella riforma Madia è una nota positiva, ma non ancora sufficiente”.

Il terzo cantiere, continua Crespi, è relativo alla “necessità di rendere i progetti più pervasivi nel superamento degli orari di lavoro, nel ripensamento degli spazi e nella creazione di sistemi di valutazione per obiettivi”. Il quarto cantiere, indica ancora, “riguarda la Digital Transformation che lo Smart Working può abilitare introducendo nuove tecnologie in azienda. Infine, l’estensione ai nuovi profili dell’Industria 4.0, mestieri oggi ancora distanti come operai e manutentori”.

VEDI DI DARCI UN TAGLIO

Le cattive abitudini sono come un elastico attaccato alla schiena. Più ti avvicini ad una nuova buona abitudine, più l’elastico tira e prova a riportarti indietro.
Le possibilità che hai sono:

– ti lasci andare e torni a fare le cose che hai sempre fatto, tipo guardare la TV, lamentarti dei politici, dare la colpa all’oroscopo di Paolo Fox (già dal “cognome” dovresti farti qualche domanda)

– Resisti per un po’, soffri per provare a cambiare, ma poi ti arrendi e l’elastico vince ottenendo solo “l’effetto dieta” ovvero, passato il primo periodo a mangiare gallette di aria senza glutine, ti sfondi riprendendo i chili persi più gli interessi (da usura in questi casi)

– TAGLI l’elastico una volta per tutte. Come? 

    1- smetti di riempirti il cervello con le solite informazioni che ti hanno portato/a dove sei ora.

    2- Fai attenzione alle persone che frequenti e a come parlano, ma soprattutto abbi cura delle parole che usi.

    3- Chiedi a qualcuno che lo abbia già fatto e fai come lui/lei. 

Al mondo interessa che quell’elastico diventi sempre più forte e, mentre ti fai distrarre, i decenni passeranno e l’unica cosa che ti rimarrà da dire sarà :” se solo avessi 40 anni in meno”.

DACCI UN TAGLIO!!!

RespiraLavoro per un giovane avvocato con buona esperienza cerca Studio Legale o Azienda in provincia di Varese

Il nostro motto è dare respiro alla professionalità!!

Un nostro caro amico, che sta lavorando presso uno studio legale nella provincia di Varese è alla ricerca di un nuovo studio o azienda per accrescere la sua professionalità ed esperienza. 

L’esperienza maturata gli permette di essere competente in ambito contenzioso civile, recupero crediti ed esecuzioni civili per privati ed imprese.

Ampia conoscenza del processo esecutivo oltre ad esperienza in diritto del lavoro.

Disponibile, flessibile, puntuale e corretto nei rapporti con i colleghi.

Per  avere maggiori informazioni e fissare un colloquio scrivete a info@respiralavoro.eu

Diamo respiro alla tua professionalità! 

Diamo respiro alle sue potenzialità!!

Come Trovare Lavoro: guida completa per chi è in cerca di un impiego!

Ogni giorno decine di migliaia di persone si svegliano e, dopo aver sorseggiato un caffè, cominciano la loro quotidiana ricerca di un impiego. 

Come trovare lavoro oggi? 

Può sembrare banale ma, molto spesso, la mancanza di un metodo determina una clamorosa perdita di tempo per chi, invece, avrebbe veramente bisogno di un reddito per guadagnare ed avere una stabilità. 

La disoccupazione degli ultimi anni è figlia di tanti fenomeni che, probabilmente, vanno anche al di là della mera crisi economica, innegabile, che sta attanagliando il nostro Paese. 

Molti stanno scappando all’estero, sovente anche con titoli di studio che hanno permesso alla generazione precedente di vivere più che dignitosamente. Chi resta, di contro, si trova a concorrere su un mercato sempre più competitivo e che fa comodo solo alle aziende: una miriade di profili vengono inseriti nei database online ed i selezionatori non hanno nemmeno il tempo materiale di sfogliarli adeguatamente.
Questo senza contare l’alta percentuale di raccomandati di ogni tipo che emerge mediante corsie preferenziali. Per queste ragioni, e probabilmente per tante altre che sono sfuggite, sapere in che modo cercare un’occupazione è un primo passo indispensabile verso il raggiungimento del proprio obiettivo.
Questo articolo nasce con uno scopo ambizioso: essere una guida per capire come trovare un lavoro oggi in Italia. 

Puntare al top, a nostro avviso, è il primo e fondamentale passaggio per riuscire a realizzare qualcosa di importante: se si parte accontentandosi, molto difficilmente si potrà raggiungere la felicità auspicata.

Conoscere se stessi prima di proporsi agli altri

La società attuale è profondamente cambiata rispetto a qualche decennio fa. Il capitalismo si è affermato come religione unica, vincendo ogni forma di resistenza e, soprattutto, annichilendo qualsiasi modello di sviluppo alternativo. Alternativo non vuol dire per forza migliore ma, converrete sicuramente, quando si opera in regime di monopolio e senza concorrenza, viene meno quella competitività necessaria e che spinge a migliorare. Siamo schiavi moderni, costretti a lavorare spesso per multinazionali o comunque per aziende che hanno in mano tutta la conoscenza.

A parte rarissime eccezioni, nessuna scuola o nessun corso di laurea fornisce le adeguate cognizioni per svolgere immediatamente un lavoro: ciò determina un grandioso potere di ricatto di cui godono i datori che, con la scusa che possono insegnare cose a chi “non sa fare niente”, propongono salari sempre più bassi, appoggiati dalle ultime scelte del governo tese alla riduzione progressiva dei diritti dei neo assunti che, seguendo invece questa logica, meriterebbero ancor più tutela dei lavoratori con esperienza.

Come difendersi da tutto ciò? 

Prima di entrare nel pollaio e fare a sportellate con tutti i giovani e meno giovani che cercano un’occupazione, molto spesso poco retribuita, e che sono pronti a lavorare anche gratuitamente, è bene che sappiate esattamente cosa cercare. 

Per una buona ricerca bisogna porre i giusti filtri, filtri che sono dati essenzialmente da un’analisi delle vostre competenze. Cosa siete in grado di fare? Non rispondetevi con le solite repliche del tipo: “Ma io sono laureato in…”, “Ho studiato 10 anni” e roba del genere. E’ duro dirlo ma, con ogni probabilità, se ragionate così non fate altro che aumentare la vostra frustrazione.

Siate realisti, non prendetevi in giro: una laurea oggi non serve a nulla se non accompagnata da un bagaglio di conoscenze che l’università italiana non dà, perché ancorata ancora ad antiquati modelli di sviluppo. Chi scrive è laureata: nel corso degli studi si trovò ad affrontare una logorroica disquisizione sulla natura giuridica di atti quali il telefax o il telegramma. Ciò è accaduto nel settembre 2014, non 50 anni fa. E’un esempio che testimonia quanto inutile sia oggi l’impostazione del nostro sistema scolastico. Una riforma seria non arriverà per ora perché sta bene a tutti: al governo, che ha una popolazione più docile da controllare; alle imprese, che hanno manodopera a basso costo da arruolare; agli addetti ai lavori, in primis ai baroni che governano corti di schiavi frustrati e fanno il bello ed il cattivo tempo con la vita degli altri.

Questo preambolo è a nostro avviso essenziale per spingervi al realismo. Dopo aver cestinato, per un attimo, i titoli che avete a disposizione, guardatevi bene allo specchio e rispondete alla domanda di prima: cosa siete in grado di fare? Probabilmente nulla di ciò che le aziende vorrebbero, se siete alla ricerca del primo impiego, oppure una serie di cose, se avete già avuto esperienze lavorative.

E’ su questo che dovete puntare e non sull’esibizione dei pezzi di carta. Se, inoltre, siete già entrati nel mercato lavorativo, non è da escludersi che abbiate capito quali sono le skills necessarie affinchè si possa ambire alle occupazioni che desiderate andare a ricoprire: ciò è estremamente importante perché vi serve per lavorare su voi stessi.

Ricorriamo ancora ad un esempio per spiegarlo meglio. Se ambite a lavorare nel settore turistico e conoscete solo una lingua straniera, studiarne un’altra che sia richiesta rispetto ai vacanzieri che frequentano la zona in cui intendete operare può essere una marcia in più.

E comunque, per un aiuto concreto, contattate info@respiralavoro.eu

Come trovare lavoro: i 5 passi fondamentali da non trascurare…

Una donna in carriera lo sa: il primo passo per diventare una donna in carriera è… trovare lavoro!

Ma come, in tempi in cui non si fa che parlare di aziende in crisi e tassi di disoccupazione giovanile ai massimi storici? 

Metodo, perseveranza e un po’ di pazienza sono tutto ciò che ti serve per riuscire nell’impresa. 

Insieme ai consigli dell’articolo, ovvio 😉
#1 Se vuoi trovare lavoro muoviti in anticipo!

Aspettare il termine dell’università, dello stage o del tuo attuale contratto per iniziare a cercare lavoro è il primo errore da evitare. Se stai continuando a rimandare pensando che poi avrai più tempo e meno impegni a cui pensare, metti pure in conto l’ansia di dover trovare un impiego quando non avrai più un’occupazione; il rischio di dover accettare una soluzione che non ti convince appieno; le spese da pagare che si accumulano; e via di questo passo. Ricorda poi che il processo di selezione di alcune aziende (specie quelle di grandi dimensioni) richiede intere settimane, spesso persino mesi.

Approfitta di questo periodo di tempo per fare chiarezza su “cosa vuoi fare da grande”, per crearti le competenze richieste per la professione che ti interessa e per fare ricerche sulle aziende a cui vuoi inviare il tuo Curriculum Vitae. Di questo torneremo a parlare nel punto 3.
#2 Fai ricerche, ricerche e poi altre ricerche

Che tu voglia trovare lavoro in Italia o trovare lavoro all’estero, scopri tutto quello che puoi sul ruolo a cui ambisci, sulle aziende che ti interessano e sulle persone che ci lavorano o ci hanno già lavorato. Raccogli quante più informazioni possibili; ti saranno utili per approcciarti a una determinata azienda in maniera più strategica e mirata sia in fase di invio della candidatura che, in seguito, quando arriverai al colloquio.

O potresti invece scoprire che non è tutto ora quel che luccica. Magari quella posizione che tanto ti interessa in realtà è molto più noiosa e routinaria di quanto immaginassi, o l’azienda per cui vorresti candidarti ultimamente non versa proprio in ottime acque. Sono tutte cose che è bene sapere prima e che ti risparmieranno tempo ed energie preziose.

“Non conosco nessuna commodity che valga quanto l’informazione” – Gordon Gekko, Wall Street

#3 Lascia che il tuo CV parli per te

Negli anni ho spesso avuto occasione di incontrare professionisti dell’HR di grandi aziende e multinazionali, persone che giornalmente ricevono centinaia di candidature dai profili più disparati. Sai qual è, secondo loro, l’errore più commesso non solo da giovani laureati, ma anche da persone con svariati anni di carriera alle spalle per trovare lavoro?

Presto detto: un curriculum sciatto, standardizzato, impersonale, poco chiaro o poco leggibile.

Scopo ultimo del curriculum è, o dovrebbe essere, quello di far emergere il tuo profilo fra quello di centinaia di altri candidati. Non è solamente il tuo biglietto da visita, ma anche il pass di accesso per lo step successivo nella corsa all’assunzione: il colloquio.

Scrivilo, leggilo, modificalo, sii “dolcemente rompiscatole”, come canta la Mannoia (o non era così?) e invialo ad amici e colleghi che possano darti dei feedback obiettivi. Se poi qualcuno di questi seleziona CV per lavoro… Bingo!

Insomma, per arrivare al colloquio, come direbbero gli inglesi “one foot in the door is all you need” (un piede dentro, è tutto quello che ti serve). Questo pass di ingresso si chiama Curriculum. Giocatelo bene… e noi possiamo aiutarti! 

Contattaci a info@respiralavoro.eu!!!!

Ricorda che:

“Non hai mai una seconda occasione per dare la prima impressione” – Anonimo

#4 Sfrutta il potere di network e social network

C’erano una volta… annunci sui giornali e sulle bacheche di quartiere. Oggigiorno, per aumentare le tue chance di trovare lavoro (il giusto lavoro per te), è essenziale sfruttare al massimo il potere dei social e la tua rete di conoscenze (no, non parlo di raccomandazioni).

Tradotto? Spargi la voce che stai cercando un nuovo impiego, chiedi ad amici e conoscenti che lavorano nell’azienda dei tuoi sogni com’è davvero il lavoro dal di dentro (e poi non sai mai da cosa nasce cosa), iscriviti alle mailing list di siti che propongono offerte di lavoro, contatta l’ufficio tirocini dell’Università, segui le aziende che ti interessano su Facebook, Twitter e LinkedIN; cura i tuoi profili social e tutto quello che i selezionatori potrebbero trovare in rete sul tuo conto.

Anche in questo RespiraLavoro è leader… una rete di contatti incredibilmente vasta, in Italia e all’estero!

L’album con le foto delle notti a Ibiza va bene se condiviso con gli amici; far sapere al selezionatore che hai vinto la gara di limbo dopo 5 shottini, invece, diciamo che non contribuirà esattamente ad aggiungere una nuova competenza al tuo profilo.

#5 Non scoraggiarti!

“Trovare un lavoro è un lavoro“, quante volte l’hai sentito dire?! I suggerimenti dell’articolo richiedono tempo, pazienza, impegno, ma la loro applicazione è fondamentale nelle varie fasi della ricerca. Magari ti chiameranno subito o magari no, magari ci metterai 1 mese o magari 3. Magari all’ennesima e-mail inviata senza ricevere replica ci saranno momenti in cui ti chiederai chi te l’ha fatto fare di studiare tutti quegli anni per una laurea, o di lasciare un lavoro sicuro ma insoddisfacente per cercare qualcosa di meglio.

Perseveranza e atteggiamento giusto possono davvero fare la differenza in questi casi. Hai lavorato sodo per quel pezzo di carta, per crearti quelle competenze di valore in un posto di lavoro che non sentivi tuo da spendere poi altrove; non demordere, l’impegno prima o poi viene premiato.

E poi siamo donne. Fra tagli troppo corti e colorazioni sbagliate, passiamo anni alla ricerca del parrucchiere giusto; figuriamoci se non riusciremo a trovare, o magari a crearci, il giusto lavoro 😉 

Keep on searching!!!!

Per tutto il resto ci siamo noi: scrivici a info@respiralavoro.eu….

Siamo molto impegnati, ma il nostro mantra è dare qualità sempre!

Prima ci contatti, prima potremo supportarti in questo percorso…a presto!👍

DONNE!!!

C’è qualcosa che distingue le Donne Eccellenti dalle Donne Perdenti
Non è la fortuna (quella si crea)

Non sono le loro condizioni fisiche (quelle si allenano)

Non sono i soldi (quelli si può imparare a crearli)

Non è il tempo (quello è uguale per tutti)

Non è il titolo di studio (ha pochissima importanza per diventare INDIPENDENTE come avrai la possibilità di fare al termine di questa lettera)

Non sono nemmeno le loro capacità di partenza (imparerai più cose nei prossimi mesi che in tutta la tua carriera scolastica)

E allora cosa rende una donna Eccellente? 

Semplicemente 4 cose:

1. Come pensa

2. Come parla

3. Come agisce

4. Come studia i suoi errori per trasformarli in successi giorno dopo giorno 

E allora forza donne, ma anche uomini, lavoriamo insieme per ottenere ciò che vogliamo: info@respiralavoro.eu

10 caratteristiche delle persone dotate di intelligenza sopra la media

La misura dell’intelligenza è la capacità di cambiare.

   (Albert Einstein)
La misura dell’intelligenza è una delle attività più complesse che esistano. 

Anche i test che “misurano” il quoziente d’intelligenza non hanno una grossa attendibilità, dato che non emerge il potenziale creativo dell’individuo. Tuttavia, appaiono sempre nuove ricerche in base alle quale è possibile misurare le capacità cognitive. 

L’intelligenza non è una capacità monolitica ma varia nel corso degli anni

Quando siamo giovani abbiamo un’intelligenza più fluida e con il passare degli anni, nell’età adulta e nella terza età, sviluppiamo un’intelligenza cristallizzata, che si basa fondamentalmente sull’esperienza che abbiamo accumulato e la formazione che abbiamo acquisito.

Questo significa che l’intelligenza può essere sviluppata. Nonostante comprenda una componente genetica il suo sviluppo è influenzato anche dall’ambiente, un ambiente ricco di stimoli, che ci sottopone continuamente nuove sfide, contribuirà a migliorare l’intelligenza. Naturalmente, anche il nostro atteggiamento è molto importante: per risolvere un problema non è sufficiente perseverare ma è essenziale mantenersi aperti a diverse prospettive.

La scienza dimostra come è possibile essere più intelligenti

Se ti stai chiedendo come essere più intelligente devi sapere che il primo passo è quello di espandere il concetto d’intelligenza. L’intelligenza è fondamentalmente la capacità di risolvere problemi. Questo significa che si può apprezzare in diversi ambiti della vita e non si limita alla scienza, come comunemente si pensa. Una persona intelligente è quella che trova una buona soluzione in un conflitto interpersonale, è in grado di capire il motivo per cui si sente male emotivamente o può esprimere un potente messaggio attraverso la parola scritta o le immagini.

10 caratteristiche delle persone molto intelligenti

Che cosa hanno in comune le persone intelligenti? Gli scienziati hanno provato a scoprirlo e hanno trovato molti esempi… Ecco alcune spie di un’intelligenza fuori dalla media

1. Le persone intelligenti si aprono a nuove idee

L’intelligenza va spesso mano nella mano con la creatività. Pertanto, per svilupparla è essenziale rimanere aperti a nuove idee, e quanto più queste si allontanano dal pensiero convenzionale, meglio è. Ciò è confermato da uno studio realizzato dalla London School of Economics and Political Science, secondo il quale le persone conservatrici mostravano un QI medio di 95 punti, mentre coloro che si dichiaravano molto liberali mostravano un QI di 106 punti. Naturalmente l’orientamento politico non centra nulla, la chiave è l’apertura alle esperienze. Una mente aperta alle novità è una mente più attiva.

“Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole” (Pablo Picasso)

2. Le persone intelligenti hanno imparato un’altra lingua

L’apprendimento è uno stimolo per il cervello e una sorta di fertilizzante per l’intelligenza. Infatti, uno studio condotto presso il Georgetown University Medical Center ha rivelato che le persone bilingue hanno un maggior volume di materia grigia nei lobi frontali e parietali, le aree del cervello coinvolte nel controllo esecutivo. La materia grigia è composta da cellule la cui funzione è quella di elaborare le informazioni e facilitare il ragionamento, ragion per cui è stata relazionata con l’intelligenza e la capacità di risolvere i problemi. 

3. Le persone molto intelligenti leggono di più

Esistono infiniti tipi di letture, ma non tutte sono efficaci per stimolare l’intelligenza. Infatti, i contenuti “light” non apportano nulla. Al contrario, le letture che promuovono la riflessione o un buon romanzo che ci permette di immedesimarci nei personaggi, garantiscono molti benefici. Uno studio condotto presso la Emory University ha rivelato che un buon romanzo agisce come una sorta di “massaggio” per i neuroni e l’effetto continua anche quando si chiude il libro. Infatti, la lettura profonda attiva diverse aree cerebrali, non solo quelle relative al processamento delle parole, ma anche la rete neurale di default, che è esattamente quella che è stata correlata alle soluzioni geniali e all’intuizione.

4. Le persone molto intelligenti meditano

La meditazione è estremamente benefica per il cervello. Questa pratica non favorisce solo il rilassamento, ma migliora anche l’attenzione, la memoria e potenzia l’intelligenza. Uno studio condotto presso l’Università della California ha scoperto che le persone che praticavano meditazione un’ora alla settimana per 3 mesi mostravano un miglioramento significativo nei test cognitivi, molto più di chi si era sottoposto a un programma di allenamento cerebrale. I neuroscienziati riscontrarono anche che le persone che meditavano mostravano un miglior livello di comunicazione tra le diverse aree del cervello, in particolare quelle legate alla memoria, l’attenzione e la comunicazione.

5. Le perone molto intelligenti sono versatili nel gestire le proprie abitudini

Le abitudini permettono di risparmiare tempo, ma giocano a nostro sfavore se l’obiettivo è quello di migliorare l’intelligenza. Le abitudini fanno in modo che il cervello funzioni in modo automatico e rafforzano le connessioni neurali già esistenti. Ma per risolvere i problemi è necessaria un po’ di flessibilità mentale, e questa si ottiene creando nuove connessioni.

Infatti, una ricerca effettuata presso l’Università di Sydney ha scoperto che esiste una relazione tra la plasticità neurale e l’intelligenza. Per migliorare la plasticità neurale è necessario cercare nuovi stimoli. Ad esempio, è possibile cambiare strada per andare al lavoro, lavarsi i denti con la mano opposta o semplicemente provare nuovi sapori. L’idea è sfidare noi stessi per trovare nuovi modi di fare le cose, e quindi espandere la nostra mente.

6. Le persone molto intelligenti si pongono molte domande

Se vuoi essere più intelligente non ti precludere nessuna idea, per quanto assurda possa sembrare. Infatti, le soluzioni più geniali sono emerse precisamente unendo idee apparentemente non correlate fra loro. Pertanto, è essenziale non trincerarsi nel ruolo di esperto. A questo proposito, uno studio condotto presso la Cornell University ha rivelato che quando le persone si considerano esperte in un determinato campo, hanno maggiori probabilità di avere una mentalità chiusa in quel settore. Questo perché pensano che non possono imparare niente di nuovo in proposito. Ma in questo modo non fanno altro che chiudersi alle nuove scoperte e alle prospettive più aggiornate, che sono proprio quelle che rappresentano una sfida per l’intelligenza.

“Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente “(Rita Levi-Montalcini)
7. Le persone molto intelligenti dormono a sufficienza

Il sonno è essenziale per il tuo cervello. Infatti, recentemente le neuroscienze hanno scoperto che durante il sonno il cervello si libera dei prodotti di scarto del metabolismo. Pertanto, la mancanza di sonno influenza la memoria, l’attenzione e il pensiero. Infatti, si è riscontrato che quando una persona passa una notte insonne è come se il suo cervello “pompasse” disperatamente energia verso la corteccia prefrontale, per riuscire a pensare.

Inoltre, uno studio condotto presso l’Institute of Neuroscience and Medicine-4 in Germania ha scoperto che il cervello delle persone che dormono poco cambia, e questi cambiamenti producono instabilità cognitiva. Come se non bastasse, il sonno adeguato sottrae impatto emotivo ai problemi, così che il giorno dopo la mente sarà più fresca e la soluzione si troverà con più facilità.

8. Le persone molto intelligenti parlano ad alta voce

Se devi risolvere un problema una buona strategia è quella di parlare da solo. Gli psicologi della University of Illinois hanno chiesto a un gruppo di persone di cercare di motivarsi mentre risolvevano alcuni anagrammi, alcune dovevano farlo mentalmente e altre parlando a voce alta. Le persone che parlarono da sole ad alta voce non solo risolsero più anagrammi, ma furono anche più soddisfatte della loro prestazione. Questo è dovuto al fatto che quando un compito è difficile è più facile trovare una soluzione se il pensiero viene tradotto in parole. E’ questo il motivo per cui i bambini parlano spesso ad alta voce quando fanno i compiti a casa o cercano di risolvere un problema.

9. Le persone molto intelligenti escono a correre

Come essere più intelligenti? Uscendo a correre! I neuroscienziati della Harvard University fecero correre alcune persone per 30 minuti circa mentre altre realizzarono degli esercizi di stretching. In questo modo scoprirono che correre aumenta il flusso sanguigno ai lobi frontali, che sono coinvolti non solo nella risoluzione dei problemi e nel processo decisionale, ma aiutano anche a controllare meglio le emozioni, è questo il motivo per cui la corsa libera la mente.

10. Le persone molto intelligenti riposano al momento opportuno

Sia lo stress mentale che la fatica fisica influenzano la capacità di risolvere problemi e trovare buone soluzioni. Infatti, una ricerca effettuata dall’Università del Texas ha rivelato che quando una persona è esaurita la corteccia prefrontale funziona a metà della sua normale capacità perché diminuisce in modo significativo il flusso di sangue verso queste aree del cervello. Ciò significa che si avranno le idee confuse e sarà più difficile prestare attenzione alle cose e prendere buone decisioni. 

Pertanto, una buona strategia per sviluppare l’intelligenza è quella di riposare a sufficienza, prima di esaurire le energie.
⭐️⭐️⭐️

Perché voglio cambiare lavoro?

Cosa porta a voler cambiare lavoro?

–  Perché non credo più in quello che fa l’azienda, 

– perché quello che faccio non  è quello che volevo fare, 

– perché non riesco più a capire dove sto andando,

– perché le sfide si sono esaurite e non cresco più,

– perché i successi non mi gratificano, il mio impegno non è riconosciuto. 

Risultato??

Parli malvolentieri del tuo lavoro, non stimi e a volte non rispetti più il tuo capo. 

In due parole, vuoi fare altro. 

Come hanno spiegato Molly Brennan della Koya Leadership Partners e Shawince Meador della University of North Carolina i segnali di una vita professionale che non funziona più parlano chiaro e vanno ascoltati.   

Cambiare lavoro: le migliori opportunità 

Non trovo lavoro è l’approccio sbagliato, perché se da un lato le occasioni professionali non riguardano solo i lavori che gli italiani non vogliono fare più, dall’altro le strategie 3.0 suggeriscono strade alternative per trovarlo (anche all’estero) e a pescare da un rapporto di CareerBuilder e dall’elenco dell’Istat, si scopre che nel 2016 le opportunità per cambiare vita suggeriscono la vita in campagna (le aziende agricole sono in crescita), pubblicizzano il settore della ristorazione (evergreen degli ultimi tempi e ancora per parecchi anni), gli agenti di commercio e promuovono logopedisti e fisioterapisti. Chi poi, ha competenze informatiche e attitudini flessibili (in due parole non ha difficoltà a lavorare da casa), è a cavallo, stando a una classifica di Forbes che piazza al primo e più ambito posto il software architect, seguito dal project manager, quindi dal business development, dall’IT Architect, il management consultant, l’account manager, il sales engineer, l’Operations Director, il Marketing and Sales Director e il network engineer. 

E allora: info@respiralavoro.eu per entrare in contatto con il tuo consulente di carriera🍃

I migliori inizi arrivano dopo le peggiori conclusioni

“Il momento che mi fa sempre più paura è giusto prima di iniziare”

Stephen King


Crediamo che tutto sia perduto nei momenti in cui la nostra vita arriva a un bivio che ci rende difficile sapere dove andare, che cosa fare o come risolvere il caos. È a quel punto che finiamo per credere che non c’è una meta né una soluzione, mascherando le nostre forze con la disperazione.
È in questi momenti che voci,ricordi o parole ci diranno “devi ricominciare da zero”, ma è veramente possibile ricominciare da zero? La vita può portarci in un labirinto da cui è impossibile uscire?
Razionalmente è quasi impossibile iniziare da zero, come potremmo lasciarci alle spalle noi stessi? Persino se riuscissimo a cambiare totalmente il nostro modo di essere, questo si verificherebbe per via di un cambiamento nella storia precedente che ha segnato il nostro “stare al mondo”.
Secondo la logica razionale è quasi impossibile “iniziare da zero”, ma è possibile dare una svolta, trovare una nuova destinazione, portare la propria barca a un altro porto che prima non prendevamo in considerazione.

Vivere implica trovare soluzioni, prendere decisioni. 

Il prezzo per poter respirare ogni giorno è dover scegliere quando ce lo impone la vita. 

Adesso, però, arriva la domanda da un milione di euro: quando dobbiamo farlo?
Semplicemente quando il nostro bilancio è negativo, ossia quando non percepiamo che la nostra stabilità positiva e le conseguenze negative non si adattano ai nostri occhi e tutto quello che circonda le nostre condizioni di vita.
È possibile raggiungere quella che chiamiamo “felicità” con questo cambiamento di direzione? La risposta è scontata, sì, sebbene i cambiamenti comportino sforzi e sacrifici, almeno all’inizio.

Scegliere implica lottare contro le avversità, persino contro quello che ci fa male e che ha fatto parte di noi, contro la frustrazione di ricordare cose che ci confortavano o che ci davano stabilità.

Passata questa marea, questo tsunami emotivo che implica il dover prendere decisioni e il dover scegliere le nostre condizioni di vita, è possibile tornare a recuperare quel concetto tanto personale di “felicità” e arrivare a provarla.

Iniziare da zero richiede anche che si prendano decisioni con le informazioni che abbiamo, decisioni che implicano dei rischi.

Prendere queste decisioni che ci cambiano la vita richiede che siamo coscienziosi al momento di valutarle poiché, molto probabilmente, ci saranno delle conseguenze importanti nel nostro ambiente, conseguenze anche queste che dovremo affrontare.

Iniziare da zero non implica dimenticare bensì imparare: imparare dal nostro passato e dal nostro presente ed essere disposti a creare un nuovo futuro, visto che con ogni apprendimento ampliamo le nostre opportunità di scelta, aumentiamo il nostro bagaglio e creiamo occasioni per la vita.

Chi non ha mai vissuto un cambiamento di partner, di lavoro, di casa o di valori? Questo tipo di avvenimenti di solito va mano nella mano con un “mi tocca ricominciare da zero”.

Bisogna anche capire che iniziare da zero non significa sempre rompere ogni collegamento con il passato, bensì può essere anche solo un cambiamento di prospettiva e di strumenti per affrontare quello che prima non potevamo affrontare.

Probabilmente in molte occasioni abbiamo potuto ascoltare le esperienze di persone che sono sopravvissute a una malattia o a un incidente atroce; di conseguenza, qualcosa si è risvegliato in loro, dando loro la forza necessaria per cambiare la direzione delle loro vite.

Queste persone hanno iniziato a vivere in un modo più intelligente in seguito a degli eventi traumatici, che disgraziatamente sono quelli che di solito ci fanno risvegliare. 

Che cosa cambiano? 

Innanzitutto cominciano a fare le cose che hanno sempre sognato, condividono il loro tempo con le persone che amano o fanno dei viaggi che altrimenti non avrebbero mai intrapreso.

Queste persone hanno iniziato da zero o forse hanno valorizzato da un’altra prospettiva l’incredibile viaggio della loro esistenza, l’assaporare ogni secondo che passa e il respirare così a fondo fino a sentire in ogni momento che la vita è un regalo.

Perché ogni giorno della nostra vita è un nuovo inizio, una nuova occasione di essere chi vogliamo essere, di sentire l’aria, il sole e le stelle, ma soprattutto è una nuova opportunità per sentire la direzione indicataci dal nostro cuore.

⭐️

Carenza di motivazione? 10 azioni per combatterla 

“Non aspettare fin quando sarà tutto perfetto. Non sarà mai tutto perfetto. Ci saranno sempre sfide da affrontare, ostacoli da superare, e condizioni imperfette. Inizia e basta. Ogni passo che farai ti permetterà di crescere più forte, più competente, più confidente e di avere sempre maggior successo.”Mark Victor Hansen.
Essere sempre motivati per raggiungere un obiettivo non è facile. A volte ci capitano giorni in cui semplicemente vorremmo stare distesi sul divano e disintegrarci davanti alla TV. Ti sono mai capitati questi giorni? Giorni in cui sei senza motivazione?

In questo articolo voglio parlarti di 10 azioni pratiche ed immediate per trasformare queste giornate, combattere la tua carenza di motivazione e raggiungere i tuoi obiettivi.

Semplicemente inizia. 

La motivazione è un po’ come l’appetito: vien mangiando… ehm, volevo dire lavorando. Se non hai voglia di studiare, apri quel maledetto libro ed inizia a leggere il primo paragrafo. Se non te la senti di andare in palestra, indossa le scarpe da ginnastica, prendi la borsa ed esci. Non pensare: quando sei demotivato, il tuo cervello non farà altro che darti ottime ragioni per non fare quello che devi fare: inizia semplicemente, tutto il resto verrà naturale.

Trasforma i tuoi obiettivi in azioni da 1h. Obiettivi importanti possono impegnarci per mesi o addirittura anni ed è facile perdere la motivazione. In questi casi prova a scomporre il tuo progetto in azioni sempre più piccole, finché non trovi un’azione che puoi iniziare subito e completare entro 1h.

Imponiti una scadenza sfidante. Ti ho già parlato di come la scarsità di tempo aumenta la motivazione. Se non riesci a completare un’attività e le cose vanno per le lunghe, imponiti una scadenza sfidante e fai partire un bel timer. Il conto alla rovescia ben in vista creerà in te senso di urgenza e di sfida: questi due elementi sono dei motivatori molto efficaci.

Non bruciare le tappe. All’inizio di un progetto o quando fissiamo un nuovo obiettivo, la nostra motivazione è alle stelle, ma ben presto svanisce. Se vuoi mantenere alto il tuo livello di motivazione, impara a non bruciare le tappe in queste fasi iniziali: hai deciso di iniziare a correre? non partire facendo subito 10 Km. Inizia con piccoli passi, ed aumenta gradualmente. In questo modo distribuirai la tua motivazione iniziale.

Registra i tuoi progressi. Non c’è cosa più motivante di vedere un calendario con tante “x” sopra, una per ogni giorno in cui hai fatto un passo avanti verso il tuo obiettivo. Registrare i tuoi progressi crea un circolo virtuoso: ogni volta che segni un progresso la tua motivazione cresce e il fastidio di lasciare un giorno senza la “x” ti spinge ad essere costante. Per registrare i miei progressi io utilizzo Joe’s Goal; ma internet è piena di siti di personal analytics.

Premiati. Quando fissi il tuo obiettivo, prova a scrivere da subito che cosa ti regalerai una volta centrato. Inoltre, ogni volta che raggiungi anche solo un piccolo traguardo, impara a premiarti, togliti qualche soddisfazione.

Scrivi i 10 “perchè” del tuo obiettivo. Un obiettivo senza uno scopo è un obiettivo che non raggiungerai. Se sei demotivato, prendi un foglio di carta o apri un file di testo ed inizia a scrivere i 10 motivi per cui vuoi raggiungere il tuo obiettivo: come ti sentirai quando lo avrai raggiunto? Che cosa avrai ottenuto? Come ti vedranno gli altri? Hai voglia di tornare a lavorare vero?! 😉

Metti un’immagine che ricordi il tuo obiettivo in posti ben visibili. Spesso ci capita di non essere motivati solo perchè ci siamo dimenticati dei nostri obiettivi. Prova a mettere immagini che ricordino il tuo obiettivo in posti ben visibili: sul frigo, sulla parete di fronte al tuo letto, sul volante dell’auto… mettici un po’ di fantasia. Io trovo molto efficaci gli sfondi del desktop personalizzati.

Focalizzati per 5 minuti al giorno sul tuo obiettivo. Ritengo che focus ed azione siano i due ingredienti essenziali del successo. Per iniziare una nuova giornata con motivazione spesso indosso le cuffie del mio iPhone, metto una playlist di pura energia ed in quei 5 minuti immagino nei minimi dettagli come sarà raggiungere il mio obbiettivo. Motivazione allo stato puro.

Parla del tuo obiettivo alle persone importanti della tua vita. Hai provato tutte e 9 le strategie di cui ti ho parlato e sei ancora lì davanti allo schermo come un vegetale?! beh allora è arrivato il momento di responsabilizzarti un po’: racconta il tuo obiettivo ad una persona importante della tua vita, una persona di fronte alla quale non puoi permetterti di fallire, una persona che saprà supportarti nei momenti difficili e rimproverarti quando batti la fiacca.

Tu come combatti la carenza di motivazione? se ti va, raccontalo a info@respiralavoro.eu

Trovare la motivazione per cambiare (tutto o qualcosa) 

Motivazione,  a tutti gli effetti, vuol dire impegnarsi in un cambiamento.

 Ci sarebbe molto da dire sui dubbi, le paure e le resistenze che incontriamo quando ci troviamo di fronte alla necessità di un cambiamento, ma la verità è che “la paura del cambiamento” è una bufala perchè noi esseri umani siamo assolutamente in grado di cambiare. 

Riprenderemo la questione. Per il momento, pensa solo a quanti cambiamenti ci sono già stati nella tua vita. E al fatto che, nonostante quei cambiamenti, sei ancora qui.Ciò di cui ti parlo oggi, è che per cambiare qualcosa della tua vita, e farlo bene, ti occorre una giusta motivazione. 

In altre parole devi rispondere alla domanda “perché?”.

La risposta non la devi chiedere ai cosiddetti “motivatori”, a quelli che sbraitano microfonati sul palco e che magari, a un certo punto, ti invitano a un ballo di gruppo “energetico”. Quei “motivatori” applicano tecniche che, spesso, sono slegate a un metodo e che altro non sono che meccanismi suggestivi per migliorare la prestazione sul momento. 

Quelle tecniche spesso finiscono per generare dipendenza e c’è chi dice che, nelle persone ansiose, o che tendono a sottovalutarsi, possono addirittura creare pensieri confusi e distorti con conseguenti comportamenti irrazionali o illogici. 

La motivazione la devi trovare dentro di te, solo tu puoi sapere “perché” vuoi o devi fare una certa cosa, perché vuoi o devi iniziare a cambiare qualche elemento o tutti della tua vita.

Ci  sono molte tecniche per trovare dentro di te “la motivazione”. Oggi ti propongo la prima che, in sintesi, consiste nell’entrare già oggi nella vita, nello stile di vita, in cui ti troverai a seguito del cambiamento che stai per affrontare e che, ovviamente, desideri.

Non si tratta di una cosa del tipo “pensa che sei ricco, e magicamente i rubinetti della tua casa vomiteranno banconote”. Non si tratta nemmeno di sognare a occhi aperti. E non si tratta di un’illusione. Al contrario, utilizzerai un’applicazione di quella che in psicologia si chiama “dissonanza cognitiva” . 

La dissonanza cognitiva è un concetto introdotto da Leon Festinger nel 1957 in psicologia sociale e ripreso successivamente in ambito clinico da Milton Erickson, lo psichiatra statunitense, riconosciuto come uno dei più importanti psicoterapeuti e ipnoterapeuti del Novecento.

In sintesi, il cervello non riesce a gestire due concetti in contraddizione fra loro.

“I venditori abusivi sulla spiaggia danneggiano i commercianti onesti. Devo avere una borsa di Vuitton, ma siccome non me la posso permettere, la compro tarocca.”

“Quando esco la sera con gli amici voglio rimanere lucido, Adoro scolarmi sei birre medie.”

Questi sono esempi di dissonanza cognitiva.

Siccome il cervello non riesce a gestire due convinzioni contraddittorie (la dissonanza), allora mette in atto delle strategie per colmare il divario fra le due contraddizioni, tendendo a realizzare quella “più forte”.

Pertanto, se girare con una borsa di Vuitton o scolarsi sei birre sono le cose che ti fanno stare meglio, troverai tutte le scuse per mandare al diavolo la battaglia per la difesa dei commercianti onesti e il buon proposito di non farti arrestare per ubriachezza molesta. 

Al contrario, se la LV proprio non te la puoi permettere, sei un convinto sostenitore dell’etica commerciale e vuoi rimanere sobrio a tutti i costi, allora entrerai in un negozio di pelletteria low cost e ordinerai solo birre analcoliche (che tristezza).

Insomma, una credenza “forte” comporta che metterai in atto tutta una serie di comportamenti coerenti con tale convinzione e che tendono a realizzarla. Inoltre, inizierai ad atteggiarti come se avessi già realizzato quella credenza, cosa che avviene il più delle volte in maniera inconscia.

Siccome, cosi facendo, inizi a modificare la tua realtà, appena ti rendi conto che le cose iniziano a muoversi verso la direzione desiderata, trovi conferma della tua convinzione e, proprio in virtù di tale conferma, continui a metterla in atto.

Ti consiglio caldamente questo esercizio perché, una volta che avrai “visualizzato” il tuo nuovo stato delle cose in tutte le sfumature e, soprattutto, le emozioni che ti farà provare, non solo quella visione e quelle emozioni saranno la tua bussola, ma saranno anche potenti ansiolitici per i momenti in cui sarai preso da qualche scoraggiamento (perché ci saranno). Se, in quei momenti, ti calerai di nuovo nella visione della tua vita nuova, ritroverai velocemente la lucidità e la serenità necessarie per portare avanti il tuo programma con fiducia!

Non aver paura a fissarti obiettivi alti, ricorda che se VUOI, TU PUOI!

COGLI L’OPPORTUNITÀ 

Oggi scrivo a te… Si, proprio tu che sei indeciso e non sai cosa fare.

Vorresti cambiare lavoro, ma non trovi il coraggio, la giusta motivazione.

Ecco, a te che hai questi dubbi domando: se non ora quando?

Se aspetti il momento perfetto, non vi sarà mai!

Devi invece trovate la giysta motivazione, il coraggio di capire che il mondo del lavoro è profondamente cambiato.

Le opportunità ci sono… Certo, bisogna trovarle!

Ma che rischio corri se già stai lavorando e vuoi migliorare la tua posizione, migliorare ambiente di lavoro, magari avvicinarti a casa… Pensaci… NESSUNO!!

E allora non perdere altro tempo e contattaci.

Professionisti seri saranno a tua disposizione: info@respiralavoro.eu

Forza! Ti stiamo aspettando!

OGGI LO SCRIVO… E SONO ARRABBIATA

Sono arrabbiata… Ebbene sì. 

Sono arrabbiata con tutte quelle aziende che lasciano inconsciamente e crudelmente a casa professionisti a cui mancano pochi anni alla pensione. 

Ma perché??

Mettete in crisi famiglie intere, professionisti preparati che si ritrovano, probabilmente quando cominciano anche ad essere stanchi, ad aver voglia di tirare un po i remi in barca, magari a dover assistere genitori anziani e sostenere figli che studiano o non trovano lavoro!

Ma come si fa??

Ma una coscienza c’è??

Non posso credere che nella maggior parte dei casi non ci possano essere soluzioni…. Io NON CI CREDO!!!

E allora cari professionisti abbandonati da aziende per le quali avete sacrificato tempo, famiglia… Contattateci!

Vi aiutiamo noi, perché crediamo che l’esperienza non abbia prezzo!!

Info@respiralavoro.eu

Siamo qui per voi!!

Strategie per trovare un nuovo lavoro.

Come si fa a ottenere il lavoro dei propri sogni?Ci vuole tenacia, impegno, intelligenza, capacità. Anche fortuna, senza dubbio. 

Ma di sicuro serve anche un piano strategico: mille piccoli accorgimenti che aiutano a trasformare quello che è un’utopia in una realtà. 

Insomma, per cambiare le cose bisogna cambiare le cose.
Suggeriamo una sorta di breviario di regole e idee, un percorso per tener duro di fronte alle difficoltà e, alla fine, vincere. 

Perché la volontà è tutto, ma gli accorgimenti sono di più.

Prima di tutto, serve fare chiarezza. Sognare qualcosa spesso significa mantenerla nella vaghezza, nutrire un’aspettativa irreale, lontana dalla realtà solo per poterla utilizzare come compensazione delle frustrazioni quotidiane. In sostanza, si sogna di fare un lavoro (o di lavorare in un posto particolare) ma in realtà non lo si vuole davvero.

Poi, scrivere su un foglietto (questa è la parte più facile) cosa si vuole fare. Pilotare un aereo? Scalare il K2? Diventare Ceo di Facebook? Scrivetelo, rileggetelo e pensateci bene: vi sembra ancora un obiettivo realizzabile? È davvero in sintonia con i vostri desideri?

Se sì, appendetelo al muro, al frigo, in un posto visibile dove lo potete incontrare sempre, ogni giorno. Come un monito implicito, la necessità di cambiare le cose passa dalla necessità di costringersi a farlo, anche al costo di assillarsi.

Poi, cominciate a elaborare un piano: cosa si deve fare per ottenere il lavoro che volete? Cosa serve sapere? Quali competenze occorre avere? Guardate ai limiti che avete: se volete diventare pompieri tenete conto che serve un fisico abbastanza agile. Se volete occuparvi di fisica quantistica è bene ricordarsi che sapere bene la matematica aiuta. Se volete diventare top manager dell’azienda, imparate a capire come funzionano i bilanci, capire le psicologie delle persone, pensare ai piani.

Datevi un tempo massimo. Meglio, una scaletta: una serie di scadenze da rispettare, contatti da sentire. Cambiare le cose richiede tempo e un minimo di fatica. 

Infine, dovete documentarvi: preparatevi, scoprite i trucchi del mestiere, frequentate i siti, i manuali, le storie. Entrate nell’ambiente, imparatene i tic, le storture, le storie. Poi, cominciate a capire dove volete andare. Quale struttura può accogliervi? Quale azienda? Quale casa editrice? Scegliete e inviate il curriculum, o presentate il vostro progetto.  

OK: NON SAPETE DA CHE PARTE INIZIARE??

RespiraLavoro ti può aiutare: psicologi, professionisti del mondo HR, professionisti del mondo dei collocamenti può affiancarti in questo difficile percorso, evitandoti perdite di tempo, di cadere in trappole inutili, di focalizzare i tuoi obiettivi.

Scrivici a info@respiralavoro.eu

Nella pausa… Si vede il buon manager!

C’è un brano musicale che dovrebbe avere all’incirca 60 anni, scritto da John Cage, musicista eclettico e per certi versi poco disposto a farsi costringere nei canoni della musica tradizionale, che si chiama 4’33”. Il brano, scritto per qualsiasi strumento, costringe il musicista a non suonare e dunque a prestare attenzione a tutti i suoni circostanti.
Io lo interpreto come una forma di allontanamento da sé e di richiamo all’attenzione verso l’esterno: rumori, fruscii, risatine, bacchette, calpestii. Un foglio che cade, un colpo di tosse. C’erano anche prima, ma adesso li ascolti.

John Cage usa la pausa per fermare il momento. Per concedere meno attenzione a se stesso e a ciò che si sta facendo (che nel caso di un direttore d’orchestra si tratta di interrompere l’attività più importante: l’esecuzione di una sinfonia), per prestarla altrove.

Ecco, faccio questo esempio per dire che stiamo vivendo una tradizione di manager super-impegnati sostenuti da scuse da scolaretto che vanno dal “dottore è in riunione” a “risentiamoci fra 3 mesi, adesso siamo sotto budget” (che una volta di queste vorrei chiederlo: ma se lei che è il direttore del personale ci mette 3 mesi a chiudere un budget, che vita farà mai il direttore amministrativo-finanziario?) sono lo specchio di un management molto concentrato su di se’, su obbiettivi sempre più personali e sempre meno aziendali più o meno chiari, attenti a dimostrare e sempre meno a ragionare, confrontare, relazionare. Sono quelli che continuano a guardare il computer quando sei di fronte a loro a spiegargli qualcosa di profondamente importante per te, mentre loro fanno “sì sì” con la testa.

E questo fa male all’azienda, come dimostra l’intervento di Stefan Sagmeister, designer e titolare di uno degli studi più creativi di NewYork a un TedX del 2009 dove si afferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che non è stando asserragliati in ufficio che si diventa più produttivi, ma bensì conoscendo persone e temi nuovi e respirando aria diversa.

Ogni 7 anni Sagmeister chiude lo studio e si dedica ad un anno sabbatico dove viaggia alla ricerca di nuove ispirazioni, di nuove conoscenze, di nuove relazioni da far confluire nel suo lavoro, importando così nuove tendenze, attitudini, esperienze.

Elementare, considerando le tendenze di tante aziende che negli ultimi anni teorizzano l’home office, l’auto-certificazione delle presenze o l’orario flessibile, l’equilibrio fra vita familiare e benessere aziendale.

Complesso, considerando certi imprenditori che devono avere “sotto controllo” i propri dipendenti anche nei casi di figure professionali che potrebbero tranquillamente collaborare da casa una parte del loro tempo aumentando efficacia ed efficienza (è statistico che da casa si tenda a lavorare quasi il doppio rispetto all’ufficio) e diminuendo costi e spazi.

Sebbene tirando un po’ di acqua al proprio (business) mulino, Expedia.it, realizzò due anni fa uno spot pubblicitario molto azzeccato, dove Alex, bruttino, dall’aspetto generoso e con il nodo di cravatta fatto male, ride e socializza con il suo capo raccontando che i Bulgari scuotono la testa per dire sì e la chinano per dire no (“perché lui è appena stato in Bulgaria“), mentre il diligente “povero Christian”, vestito tutto in tiro, con in mano il suo caffè americano (particolare che lo certifica quasi sicuramente quale MilaneseImbruttito), rosica nel vedere la scena. (“Lui che probabilmente ha passato le ferie in ufficio”).

Il manager che risponde alle mail a mezzanotte o che è perennemente connesso per dimostrare attaccamento all’azienda e efficienza 24/24 non serve più a nessuno, nè mai sono serviti. Alimentano una catena di (im)produttività che esalta attività inutili generate di proposito in orari presidiati da nessuno (mail e ordini che verranno comunque lette ed eseguiti almeno 9 ore dopo) dove invece è più utile dedicarsi ad attività che ossigenino il cervello, alimentino la curiosità, stabilizzino la vita affettiva e familiare permettendo maggiore serenità sul posto di lavoro.

Non c’è niente di più palloso, inutile e dannoso di un capo o un collega che a pranzo non abbia altri argomenti che i clienti, il budget, il business e le battute sulle colleghe. Niente è più imbarazzante di un interlocutore senza interessi, senza un libro da scambiare, un film di cui discutere, un Paese da suggerire per il prossimo viaggio.

Si dice che il business spesso si fa a tavola, ma devi aver qualcosa di cui parlare. Forse è per questo che certi business-men si sono spostati sui campi da golf o nelle palestre.

Stressati dagli impegni mal gestiti e frustrati dalla totale mancanza di creatività, si finisce per confondere i valori aziendali con i propri interessi. E spesso le due cose non coincidono.

Dopo la mia esperienza di 17 anni in una grande azienda… Ho imparato qualche buona regola: prendermi tempo per leggere libri, per stare in famiglia, con gli amici di una vita, la scrittura, le passioni.

Stacco perché voglio avere qualche argomento in più da condividere durante i miei pranzi (e odio il golf e la palestra), che sia un viaggio, un aneddoto, o anche solo qualche titolo di libro fra le decine che d’inverno compro e che affollano il mio comodino impolverati in attesa dell’estate.

Anche se probabilmente non riuscirò a leggerli tutti, perché come diceva Troisi “loro sono un milione a scrivere e io uno solo a leggere“.

Buon rientro … E godetevi la vita… Ne abbiamo una sola!!!